Da Panorama del 16/05/2001
Originale su http://www.panorama.it/italia/archivio/articolo/ix1-A020001012365;jses...

Banche d'assalto

Elicotteri al Sud Africa, telecomunicazioni alla Romania, tecnologie alla Siria: i nostri istituti di credito sostengono l'export di armi. Un giro d'affari da 1.600 miliardi al quale ora si oppongono i missionari. Con i primi risultati.

di Elisabetta Burba

Al primo posto si piazza il Banco di Sicilia, che si occupa dei pagamenti dei 30 elicotteri Agusta A 109 Power venduti al ministero della Difesa sudafricano per oltre 498 miliardi di lire. Poi viene la Banca commerciale. A ruota, la Banca di Roma e il Credito italiano. E poi, via via, fino a Cariverona e alla Popolare di Brescia.

L'elenco che Panorama pubblica in esclusiva, tratto dalla relazione della presidenza del Consiglio sull'export di armi, comprende le banche che nel 2000 hanno sostenuto le vendite all'estero dell'industria bellica italiana. Nonostante la decisione dell'Unicredito di uscire dal settore delle armi, gli istituti di credito che continuano ad appoggiarlo sono 23.

La «Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento» è appena stata presentata al Parlamento dalla presidenza del Consiglio. Si tratta di un malloppo alto tre dita, contenente un'accurata radiografia dell'export bellico italiano. Al primo posto nella classifica delle aziende esportatrici la Agusta, con oltre il 35 per cento del totale, seguita da Marconi Mobile (13,02 per cento), Finmeccanica (11,18 per cento), Simmel Difesa (7,89 per cento).

In cima alla classifica dei paesi importatori c'è il Sud Africa, con l'acquisto degli elicotteri Agusta. «Segue la Romania, cui sarebbero andati apparati di telecomunicazioni della Marconi Communication» spiega Chiara Bonaiuti, ricercatrice dell'Osservatorio sul commercio delle armi (Oscar) di Firenze, che ha elaborato i dati della relazione governativa, ricollegando imprese produttrici, tipo di armi esportate, banche coinvolte e paesi di destinazione.

Ecco i migliori clienti dell'industria bellica italiana. Come si vede, la fetta più consistente è andata al Sud Africa che ha acquistato 30 elicotteri Agusta per circa 500 miliardi di lire.

«Al quarto posto si colloca l'India, che avrebbe importato munizionamenti calibro 40-70 della società Simmel Difesa. Da segnalare anche la Nigeria, che con l'acquisto di obici semoventi 55-41 Palmaria della Oto Breda (Finmeccanica) si pone al sesto posto». Precisano all'Agusta: «Tutte queste esportazioni avvengono nel pieno rispetto delle leggi italiane, che sono estremamente restrittive, e sempre verso governi riconosciuti». Il valore complessivo delle armi che hanno varcato i nostri confini? Oltre 1.600 miliardi di lire, transitati attraverso le banche indicate nella tabella in alto a destra.

La compravendita delle armi si sta rivelando sempre più spesso prerogativa degli istituti di credito. «In un mondo globalizzato, le banche stanno assumendo un ruolo cruciale per il commercio degli armamenti, perché rappresentano sempre più spesso i canali attraverso cui si costruiscono le operazioni di vendita» spiega Francesco Terreri, esperto di economia militare e collaboratore dell'Oscar. «In altre parole, da semplici canali di pagamento le banche si stanno di frequente trasformando in mediatori bellici. Una mutazione genetica venuta alla luce negli anni Ottanta, in vicende come lo scandalo Bnl-Atlanta, che sosteneva la fornitura di armi all'Iraq. Oggi però la figura del banchiere-mediatore si ritrova in tutte le zone calde del pianeta: dal Congo Brazzaville, dove la Barclays Bank di Londra è stata accusata di essere coinvolta in un traffico d'armamenti, al Ruanda, dove un rapporto Onu ha portato alla luce una rete di banche europee e Usa che favorivano l'afflusso di armi alle milizie hutu».

Per impedire l'abbraccio letale fra banchieri e produttori d'armi, la rivista dei missionari comboniani Nigrizia ha lanciato la campagna «Banche armate». «Assieme a Mosaico di pace, mensile di Pax Christi, e a Missione oggi, rivista dei missionari saveriani, nel dicembre '99 abbiamo rivolto un appello alla società civile affinché si mobilitasse in maniera razionale contro le guerre che insanguinano il mondo» spiega Raffaello Zordan, organizzatore della campagna. «Facendo riferimento alla relazione sull'export di armi, abbiamo invitato fedeli e non fedeli a scrivere alla direzione della propria banca, chiedendo chiarimenti su eventuali coinvolgimenti in operazioni di export bellico». Una mobilitazione coronata da successo: l'addio alle armi dell'Unicredito è stato in gran parte determinato dalla campagna di Nigrizia.

Un «beau geste» che per ora non sembra destinato a essere imitato dalle altre banche. Che si difendono sottolineando il loro ruolo di semplice appoggio a transazioni commerciali fra aziende: «Siamo soggetti passivi» (Banco ambrosiano veneto); «La natura degli interventi è tecnica, riguardando prevalentemente la negoziazione di flussi di intermediazione» (Monte dei Paschi di Siena); «Ci limitiamo a fornire servizi accessori» (Banca nazionale del lavoro); «Dalla nostra banca sono transitati solo i flussi di pagamento» (Banco di Sicilia).

«Gli istituti di credito dicono che si tratta di operazioni di routine» commenta Terreri. «È vero. Ma riguardano armi». Allora bisogna chiudere tutte le aziende militari, che con un calo dell'export del 37 per cento nel 2000 sono già in uno stato di semicrisi? «No. Quello che chiediamo è che l'industria bellica compia una severa valutazione etica del suo operato. Perché un conto è produrre pistole per i poliziotti italiani, un altro è mandare pistole al governo algerino, impegnato in una sanguinosa guerra civile. Un conto è contribuire al sistema di difesa europeo, un altro è alimentare la tensione in Medio Oriente, inviando sistemi di controllo per carri armati in Siria. E comunque non è vero che il ruolo delle banche è solo passivo: spesso le banche forniscono anche finanziamenti».

Può accadere che dietro normali operazioni bancarie si nascondano complessi meccanismi di finanziamento. Un esempio? I 30 elicotteri venduti dall'Agusta al Sud Africa, appoggiandosi al Banco di Sicilia. Secondo quanto risulta a Panorama, sono stati finanziati dal Mediocredito centrale, un istituto di finanziamento posseduto dalla Banca di Roma. Che controlla anche il Banco di Sicilia.


AUTORIZZAZIONI CONCESSE AGLI ISTITUTI DI CREDITO PER L'EXPORT BELLICO NEL 2000

BANCA - LIRE

Banco di Sicilia - 479.680.381.158
Banca commerciale italiana - 307.127.825.648
Banca di Roma - 213.343.306.859
Credito Italiano - 206.269.023.530
Banca nazionale del lavoro - 119.874.272.091
Credit agricole - 77.761.602.822
Banco ambrosiano veneto - 35.976.512.345
San Paolo - Imi - 30.534.492.912
Credito bergamasco - 19.680.870.802
Cariplo - 11.512.716.941
Banco di Napoli - 11.182.148.235
Cassa di risparmio di La Spezia - 3.263.027.157
Monte dei Paschi di Siena - 3.170.762.021
Banca di Toscana - 2.863.905.999
Cassa di risparmio di Firenze - 1.167.836.983
Arab Bank - 454.394.386
Banco di Brescia - 332.743.200
banca popolare di - 198.613.592
Banca Carige - 145.000.000
Cariverona banca spa - 66.408.327
bank - 44.369.148.
Banca San Paolo di Brescia - 22.577.950
Banca popolare di Brescia - 22.279.400

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