Da Punto Informatico del 21/02/2006
Originale su http://www.punto-informatico.it/p.asp?i=57979

Rifiuti hi-tech, il Belpaese inizia a riciclare?

Risultati incoraggianti per l'iniziativa ecologica di CDC, gigante nostrano dell'informatica di consumo: in poco più di un anno, ben 60 tonnellate di rifiuti tecnologici sono stati recuperati e smaltiti

di Tommaso Lombardi

Pisa - Per ridurre l'impatto ambientale dei rifiuti ad alta tecnologia, grande problema spesso sottovalutato, l'appoggio dell'industria informatica è fondamentale. Le direttive europee sullo smaltimento dei rifiuti elettronici, senza un partner nel mondo aziendale, sono infatti destinate a rimanere lettera morta.

In Italia, il gruppo CDC, proprietario del marchio Computer Discount e membro del consorzio Ecoqual'IT, sta velocemente affermandosi come il punto di riferimento cercato dall'Unione Europea nel recupero della ferraglia tecnologica.

Aiutato da una capillare presenza sul territorio nazionale, il leader nel settore della vendita al dettaglio di prodotti hi-tech è riuscito a recuperare oltre sessanta tonnellate di rifiuti altrimenti destinati alla raccolta non differenziata. Ferraglia, ma non solo: l'insieme di prodotti informatici ormai esauriti e gestiti dall'iniziativa "Ecodigitale" di CDC, quantificato in circa 22.300 unità differenti, è costituito da cartucce, toner e circuiti integrati d'ogni tipo.

"Da quando abbiamo lanciato la nostra iniziativa nel luglio del 2004", fa sapere il responsabile Flavio Catelani, "contribuiamo a diffondere il valore della responsabilità sociale nella raccolta di prodotti informatici a fine vita". Un'attività che fa bene all'ambiente, ma anche alle tasche dei consumatori e dei rivenditori: il 54% dei toner e delle cartucce recuperate, ad esempio, vengono rigenerati e rivenduti.

"Aumentiamo la soddisfazione dei nostri clienti grazie ad un servizio a valore aggiunto, unico nel suo genere", specifica Catelani. La raccolta dei rifiuti avviene direttamente nei negozi della catena Computer Discount, dove i tecnici valutano, caso per caso, la possibilità di "ringiovanire" o smaltire in maniera sostenibile i materiali recuperati.

Ma CDC non è la sola azienda impegnata nella riduzione dei danni provocati dei rifiuti tecnologici, un dovere che richiede il coinvolgimento in prima persona d'istituzioni, produttori e consumatori. In Italia, per il momento, ben 17 pesi massimi del settore ITC stanno collaborando per realizzare un sistema collettivo di gestione rifiuti: marchi come Canon, Toshiba, Epson e Lexmark.

Questo perché, come ricordano i membri di Legambiente, la direttiva europea per il recupero dei rottami hi-tech prevede che i produttori si accollino i costi dell'intero processo di raccolta, smaltimento ed eventuale riciclaggio dei prodotti esauriti.

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