Da La Stampa del 29/11/2005
Originale su http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=43&ID_art...

Tra condanna e martirio gli esperti di Waghington alla ricerca di una via di uscita legale e politica

Un processo a orologeria

C chi vorrebbe passare dai singoli casi a una resa dei conti con il regime

di Maurizio Molinari

NEW YORK - Con il processo a Saddam Hussein ancora una volta aperto e rinviato gli sherpa del Dipartimento di Stato a Washington hanno ricevuto l'incarico di disegnare ogni possibile scenario e colpo di scena: dall'eliminazione violenta dei giudici da parte della guerriglia alla scomparsa dei testi chiamati a deporre fino ad una frattura politica fra sciiti e sunniti sulla legittimità del processo ed addirittura all'assoluzione dell'ex Raiss per insufficienza di prove. Al momento il deposto Raiss deve rispondere delle responsabilità per il massacro avvenuto nel 1982 in un piccolo villaggio sciita del Sud e la principale prova a suo carico nelle mani del procuratore è un video che lo mostra mentre impartisce gli ordini per mettere in atto la strage.

Sulla carta la condanna dovrebbe essere scontata ma il video non è stato ancora reso pubblico mentre le incertezze della politica interna irachena incombono: a cominciare dalla necessità che i leader sciiti e curdi hanno di far partecipare alle elezioni del 15 dicembre la minoranza sunnita, che non ha mai visto troppo di buon occhio l'idea di processare pubblicamente Saddam Hussein tantomeno per un crimine che venne commesso contro un gruppo di sciiti nel 1982, quando era già in corso la guerra con l'Iran degli ayatollah.

Da qui l'ipotesi estrema, di cui si discute negli ambienti dell'amministrazione, che se il video non riuscisse a togliere ogni dubbio sulla responsabilità di Saddam Hussein a questo processo ne potrebbe seguire un altro, dove le accuse a suo carico potrebbero essere molteplici, forse sommando crimini commessi nei confronti non più solamente degli sciiti ma anche di sunniti e curdi. Il dossier di accuse per crimini contro l'umanità nelle mani dei giudici iracheni è d'altra parte molto voluminoso: si va da esecuzioni di massa all'uso dei gas venefici contro i curdi, dall'eliminazione degli oppositori politici alla scomparsa di interi gruppi famigliari di tribù considerate ostili, fino ad una serie di singoli omicidi ordinati personalmente. Se dovesse prevalere la tesi di portare Saddam Hussein a rispondere di tutti i crimini commessi il procedimento cambierebbe fisionomia, trasformandosi in un processo da parte di tutte le etnie irachene vittime degli anni della repressione. E sotto questo aspetto potrebbe anche diventare un terreno di riconciliazione fra sciiti, curdi e sunniti.

Ma si tratta di una prospettiva corredata anche da molte incertezze perché il processo sarebbe assai più lungo e complesso di quello in corso, alla sbarra dovrebbero comparire tutti i gerarchi del disciolto Baath arrestati dalle forze della coalizione e dunque Saddam Hussein avrebbe a disponizione un palcoscenico di maggiore rilievo dal quale poter continuare a contestare la legittimità del nuovo governo iracheno. Un'altra possibilità è invece quella di affiancare al processo in atto altri singoli procedimenti - da aprirsi in rapida successione - sulle accuse che pendono sul suo capo. In questa maniera Saddam si troverebbe assediato da differenti procedimenti, ognuno dei quali metterebbe in atto un diverso crimine da lui commesso, consentendo ad ogni etnie di avere un proprio processo. Alla luce del rinvio al 5 dicembre - appena dieci giorni prima del voto - appare oramai chiaro che la decisione sarà presa dalla magistratura irachena dopo l'elezione del nuovo governo, il primo ad essere legittimato dalla Costituzione del dopo-Saddam.

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