Da SwissInfo del 26/11/2005
Originale su http://www.swissinfo.org/sit/swissinfo.html?siteSect=107&sid=61563...

Microcredito: la Svizzera dà una mano all'India

Per la Direzione dello sviluppo e della cooperazione estendere il microcredito ai poveri dell'India non è facile, nonostante l'impegno delle autorità indiane.
La DSC è presente in India da più di 40 anni e sostiene tre organizzazioni locali che elargiscono aiuti finanziari ai più poveri tra i poveri.

di Faryal Mirza

Nuova Delhi - Il microcredito altro non è se non un piccolo prestito accordato, per lo più nei paesi in via di sviluppo, a chi desidera avviare un'attività economica.

Le cifre sono eloquenti: nel mondo circa 500 milioni di persone sono potute uscire dalla maglie della povertà diventando, attraverso questo particolare servizio finanziario, dei micro-imprenditori.

Spesso accordato senza garanzie supplementari, il microcredito è considerato dall'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) uno strumento importante per permettere ai poveri di aiutare se stessi. Rappresenta inoltre un punto rilevante nel raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio.

Un programma ambizioso che mira non solo a dimezzare la povertà estrema e la mortalità infantile, bensì anche a contrastare la diffusione del virus dell'Aids/HIV entro il 2015.

L'attuale governo indiano ha del resto affermato che intende aumentare i propri sforzi per combattere la povertà; in questo contesto il microcredito gioca indubbiamente un ruolo di primo piano.

In un paese che conta 1,1 miliardi di persone, più del 60% degli abitanti vive nelle aree rurali, circa il 70% dipende dall'agricoltura ma solo il 25% del Prodotto interno lordo proviene dall'agricoltura.

"Circa 350 milioni di indiani - dichiara a swissinfo Aniket Alam della DSC – sono considerati poveri. Inoltre in India lo sviluppo non ha raggiunto tutti i livelli della società".


DA UN LATO GLI AIUTI, DALL'ALTRO GLI USURAI

Secondo Adrian Marti, responsabile dell'ufficio della DSC in India, il governo di Nuova Delhi ha a sua disposizione un sacco di risorse pronte per l'uso.

"Il vero problema – sottolinea Marti – è riuscire a fare sedere le persone attorno ad un medesimo tavolo. Spesso non si fa e riunire tutti gli interessati è davvero un'impresa difficile. Il ruolo della DSC in India è dunque quello di mediatore, di facilitare i contatti tra i partner."

Attualmente si stima che circa 40 milioni di indiani hanno accesso alla microfinanza, un sistema di aiuto collegato al microcredito che offre diversi servizi finanziari (risparmio, assicurazioni, transazioni) a persone con scarse entrate.

Istituti di microfinanza, Organizzazioni non governative e banche assicurano questo tipo di prestazioni a diversi livelli. Sono tuttavia confrontate con un grande rivale: l'usuraio, che per secoli ha prestato denaro in diversi villaggi indiani.

E i suoi affari continuano a gonfie vele: un terzo della popolazione continua infatti a far capo all'usuraio, perché ci sono meno pratiche burocratiche e perché il denaro preso in prestito arriva senza tardare.

Ma il rovescio della medaglia pesa immensamente: gli interessi astronomici – che vanno dal 78% al 600% all'anno - causano forme di indebitamento che durano anni.


LE RISORSE DISPONIBILI

La DSC collabora attualmente con tre partner locali impegnati attivamente ad aiutare finanziariamente i poveri e a liberarli dalle catene degli aguzzini.

I tre partner sono: "Sa-Dhan", un'organizzazione mantello di microfinanza; "Nabard", la Banca nazionale per l'agricoltura e lo sviluppo rurale; l'Istituto MFI Basix, il cui quartier generale si trova nella città di Hyderabad.

Questo istituto sta cercando di trasmettere l'idea che prestare ai poveri può essere redditizio. La DSC ha contribuito alla creazione di questa organizzazione con una sovvenzione di 2 milioni di franchi, concessa negli anni Novanta.

Nel rapporto di cooperazione con la banca "Nabard", la DSC ha sborsato, dal 1978, 220 milioni di franchi. Più recentemente si sono collegati circa 1,6 milioni di Gruppi di auto-aiuto, a cui viene permesso di aprire dei conti e di attingere delle somme di denaro in prestito.

I gruppi di auto-aiuto, gestiti prevalentemente da donne, sono composti da 15-20 persone che si riuniscono in una sorta di circolo del risparmio. Raggiunta una somma sufficiente, possono contattare una banca o un istituto di microcredito.

"S-Dhan" rappresenta circa 800 associazioni attive nel settore della microfinanza. Il ruolo di questo istituto, spiega la responsabile Achla Savyasaachi, è fare da interfaccia, da mediatore tra i membri e il governo.


MOLTE SFIDE SUL TAPPETO

Achla Savyasaachi è consapevole delle sfide che attendono gli istituti di microfinanza in India, ma è anche persuasa che il privato ha un chiaro ruolo nell'aiutare queste organizzazioni a raggiungere il loro obiettivo.

Aiutare i poveri significa innanzitutto controllare i costi legati alla concessione dei prestiti. E con l'irrompere della banche private nel settore della microfinanza, le organizzazioni di aiuto sono confrontate con un'agguerrita concorrenza.

"Molti istituti di microfinanza – spiega Achla Savyasaachi – chiedono un'interesse del 25% per microcredito. Mentre le banche commerciali concedono presiti con un'interesse del 6-8%".

Sebbene l'attuale tendenza delle banche sia quella di elargire alle donne prestiti senza interessi supplementari, in molte zone rurali questo servizio passa ancora attraverso gli uomini. Eppure l'esperienza delle organizzazioni di aiuto ha dimostrato che il tasso di rimborso è molto più alto tra le donne: raggiunge il 95-98%.
Annotazioni − Traduzione e adattamento dall'inglese Françoise Gehring.

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