Da La Repubblica del 07/11/2005

Oggi a Reggio l'inviato di Pisanu. Si intensificano le voci su centinaia di arresti

Calabria, arriva il superprefetto "La legge sul Ponte favorisce i boss"

De Sena: subito allo Stato i beni delle cosche

di Attilio Bolzoni, Claudia Fusani

ROMA - Con lo sbarco del super prefetto Luigi De Sena comincia ufficialmente oggi in Calabria un'altra di quelle guerre che lo Stato italiano combatte contro le mafie. E questa contro la ‘ndrangheta sarà una guerra senza eserciti e senza leggi speciali, sul campo saranno schierate intelligence e squadre di segugi a caccia di soldi sporchi, di appalti pilotati, di banche e finanziarie che ripuliscono i miliardi della coca. «Non c'è bisogno di modificare le norme del codice, bisogna sperimentare un nuovo metodo per affrontare boss che sono diventati potentissimi», dice il super prefetto poco prima di imbarcarsi sull'aereo che lo sta portando sull'ultima frontiera criminale.

La Calabria nelle prossime settimane sarà messa a ferro e a fuoco. Si annunciano centinaia e centinaia di arresti, c'è chi dice che saranno anche più di mille. Ma il super prefetto che non vuole misure straordinarie né truppe scelte, qualcosa la chiederà - e anche in fretta - per questa sua missione a Reggio e nelle altre terre dominate dai Mammoliti, dai Cordì, dagli Iamonte, dai Bellocco, dai Morabito. Sugli appalti innanzitutto. «L'attuale legge Obiettivo va cambiata», dice De Sena. E aggiunge: «E' criminogena, così com'è favorisce di fatto le infltrazioni mafiose». Il super prefetto sta già pensando a quei piloni del Ponte che dovranno sorgere sulle due sponde. Soltanto un paio di giorni fa la Dia aveva lanciato l'ennesimo allarme sulla compravendita dei terreni e sul business che nascerà intorno alla grandiosa opera da quasi 4 miliardi di euro, la Cosa Nostra siciliana e la ‘ndrangheta sono in agguato da anni tra Scilla e Cariddi. C'è un'inchiesta giudiziaria aperta a Monza, l'Unione ha già chiesto la sospensione del maxi appalto vinto da Impregilo con una mozione firmata dalla senatrice verde Anna Donati.

Scende giù in Calabria Luigi De Sena e intanto a Roma stanno provando a «rivedere» la Rognoni-La Torre, la legge che prevede il sequestro e la confisca dei beni mafiosi. Un altro obiettivo del super prefetto è proprio la modifica di quella legge, in ben altra direzione però rispetto al testo in discussione alla Camera. Suggerisce De Sena: «Subito dopo il sequestro, e a maggior ragione dopo la confisca, lo Stato deve essere in grado di gestire e utilizzare immediatamente quei patrimoni e quelle strutture sottratte ai boss». Ma intanto di una cosa è certo il prefetto: «Non ci saranno tagli al programma Calabria, le difficoltà nel bilancio dello Stato non riguarderanno questa priorità, in alcun modo peseranno sulle risorse destinate a questa emergenza».

La missione del nuovo super prefetto inizia esattamente tre settimane dopo il delitto a urne aperte, l'omicidio del vicepresidente del parlamento della Calabria Francesco Fortugno. Un assassinio politico di ‘ndrangheta, che ha segnato il salto di qualità dei boss delle ‘ndrine e che ha dato una svolta all'attenzione dello Stato sull'«emergenza Calabria». Dopo 323 attentati a sindaci e amministratori e appartenenti alle forze dell'ordine negli ultimi trenta mesi. Dopo una catena di omicidi rimasti a carico di ignoti tra la Locride e la Piana di Gioia Tauro. Dopo una quantità enorme di soldi reinvestiti in attività lecite. Così la ‘ndrangheta è diventata la prima organizzazione criminale d'Europa, fino a controllare i «cartelli» colombiani, fino a ramificarsi dall'Australia al Canada. Ma a tre settimane dal «caso Fortugno» pochi sembrano i passi avanti nelle investigazioni. Si sa qualcosa di più sull'arma usata dai sicari. Ha sparato almeno altre due volte, a Reggio Calabria. Due tentati omicidi. Non si trova ancora l'auto dei killer, quella famigerata A 112 notata da alcuni testimoni subito dopo il delitto. Gli investigatori stanno cercando adesso una moto. E anche il «basista» che ha avvisato il sicario dall'interno del seggio, che l'ha tenuto al corrente dei movimenti di Francesco Fortugno. Ma è solo un'indagine tra una marea di indagini quella sul vicepresidente del consiglio regionale. Ci sono inchieste a valanga in Calabria. E su tutti i fronti. Il primo è quello degli appalti sulla Salerno-Reggio Calabria, l'autostrada infinita dove lotto dopo lotto per 432 chilometri comandano per ogni fornitura sempre e solo i boss della zona. E poi c'è quella della droga, dei traffici con la Colombia, dei «pacchi» che partono dallo Stretto per arrivare a Milano e a Torino. E infine c'è il fronte del riciclaggio, i soldi sporchi della ‘ndrangheta che dalla costa jonica calabrese stanno intossicando tutta l'Italia. La Procura di Reggio è ingolfata da rapporti di squadra mobile, da accertamenti della finanza, da informative dei carabinieri. Il ministro Pisanu ha affidato a De Sena la regia di un «piano speciale». Uno dei compiti del nuovo super prefetto sarà proprio quello di coordinare le forze di polizia con gli uffici giudiziari, cercare di far girare al meglio il «motore» dell'antimafia anche in Calabria.

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