Da Corriere della Sera del 06/11/2005

Si è concluso a Mar del Plata il vertice fra 33 capi di Stato. Contrasti tra le delegazioni. Il leader statunitense si sposta in Brasile

Il libero scambio divide le Americhe

Non passa la linea Bush per rilanciare l’area economica comune

di Ennio Caretto

MAR DEL PLATA - Battuto sul piano dell’immagine dall’ex «pibe de oro» del calcio Diego Armando Maradona, George W. Bush è stato anche battuto sul piano della politica dal presidente venezuelano Chávez, che vorrebbe essere il nuovo Bolivar, il liberatore dell’America Latina dallo strapotere economico degli Stati Uniti, ma che per Bush è il nuovo Castro. Il quarto Summit delle Americhe, che ha riunito 33 presidenti e premier escluso Castro, si è concluso tra contrasti tali da ritardare di alcune ore un comunicato di facciata che riporta la presenza di due schieramenti opposti tra i partecipanti. Uno a favore del progetto di creazione di un’Area di libero commercio delle Americhe ( Alca ), il secondo che invece ritiene di posticipare il dibattito dopo il prossimo vertice di dicembre della Wto, in programma a Hong Kong. Senza attenderlo, Bush è ripartito per Brasilia, blindata come Mar del Plata, per salvare il salvabile del suo viaggio con «l’amico» Lula da Silva, il presidente brasiliano, che ieri peraltro non lo ha aiutato. Per Bush il fiasco è grave: anziché rilanciare immediatamente il negoziato sul suo progetto di un’area di libero scambio panamericana il summit ha rafforzato il Mercosur , il Mercato comune tra Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, in cui entreranno a dicembre il Venezuela e l’anno venturo il Messico, un’alternativa che rischia di assumere un connotato anti-Usa.

Le dimostrazioni di protesta e la battaglia dei guerriglieri mascherati del gruppo «Quebracho» contro la polizia, a pochi isolati dall’Hermitage dove si trovava Bush, avevano reso drammatica la giornata di venerdì: nella notte, oltre 30 negozi e uffici erano andati incendiati o distrutti, e gli agenti avevano compiuto 64 arresti. Ieri, la tensione è scaturita dalle logoranti trattative delle 33 delegazioni, protratte fino a sera dopo la rinuncia al pranzo ufficiale. Finita la discussione principale sul rapporto tra l’occupazione, la povertà e la governabilità democratica - il tema stabilito dall’ospite, il presidente argentino Néstor Kirchner - è incominciata quella sul libero mercato e i commerci, il tema sottoposto da Bush. Come ha dichiarato il presidente messicano Vicente Fox, uno dei suoi pochi sostenitori, il summit si è spaccato in tre: 29 Paesi per il rilancio dell ’Alca ; quelli aderenti al Mercosur che tifavano per un rinvio della discussione a dopo il « Doha round », i negoziati della Wto in corso sulla liberalizzazione globale degli scambi; e Chávez, che ha invocato «una vanga», per la sua sepoltura.

Di fatto, alla rivolta delle strade contro il modello Usa del capitalismo e le organizzazioni internazionali, che ha rievocato i turbolenti anni Settanta, si è così aggiunta la rivolta dei governi dei colossi latino-americani emergenti. Agli Stati Uniti, al Fondo monetario e alla Banca Mondiale essi hanno rimproverato di non avere contribuito al decollo economico del subcontinente bensì alle sue crisi. La «Dichiarazione di Mar del Plata» sull ’Alca sollecitata da Bush ha destato scetticismo: «Nei preparativi non se ne era parlato - ha protestato Lula da Silva -. I temi erano tre: impiego, impiego, impiego!». Il presidente brasiliano ha ammonito che un dibattito sul progetto di Bush «sarebbe oggi d’intralcio» all’incontro sul «Doha round» a Hong Kong a dicembre. È stato Kirchner, che nell’incontro bilaterale si era scontrato con lui, a mediare per evitare la completa disfatta di Bush.

Al summit, Bush e Chávez hanno evitato accuratamente di incrociarsi e Kirchner li ha fatti sedere il più possibile lontani l’un dall’altro. Ma i lavori hanno segnato l’inizio di un confronto tra le loro opposte dottrine, quella dell’esportazione del liberismo di Bush e quella del «socialismo del XXI secolo» di Chávez. Il leader venezuelano ha dichiarato che «gli Stati Uniti e l’America Latina possono aprire una nuova era di convivenza in uno spirito di autentico rispetto». Ma c’è il rischio che il subcontinente si spacchi in due, i governi conservatori con Bush, gli altri con Chávez.

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