Da Corriere della Sera del 29/07/2005

L’intesa, resa nota ieri nel Laos, punta su carbone pulito e auto a idrogeno, ma non è vincolante. Allarme di Greenpeace

Patto segreto anti Kyoto, l’Europa protesta

Anche il Giappone aderisce all’accordo tra Usa, Cina e India. Negoziato nascosto da un anno

di Ennio Caretto

WASHINGTON - A sole tre settimane dal G8 in Scozia, dove ne annunciarono il progetto, gli Usa hanno realizzato il «dopo Kyoto», o «oltre Kyoto», un accordo separato sulla difesa dell’ambiente con alte tecnologie che mina quello firmato da 140 Paesi e caldeggiato dall’Ue. A Vientiane nel Laos, alla Conferenza sulla sicurezza asiatica, hanno formato una «Nuova partnership dell’Asia e del Pacifico per lo sviluppo pulito e per il clima» con l’Australia, la loro fedele spalla, con i due Stati più popolosi del mondo, la Cina e l’India, e con il Giappone (che ha aderito formalmente ieri) e la Corea del Sud. Bruxelles ha protestato: il portavoce del commissario all’ Ecologia Stavros Dimas li ha ammoniti che «la partnership non può rappresentare un’alternativa» e ha messo in dubbio che abbia «un impatto significativo sull’effetto serra». Greenpeace, la pugnace associazione dei verdi, ha definito il patto «un tentativo di deragliare Kyoto».

L’annuncio, presentato dalla Casa Bianca, ha colto l’Ue e la stessa Conferenza sulla sicurezza nel Laos di sorpresa, ma secondo i media gli Usa negoziavano segretamente con i partner da un anno. A differenza del trattato di Kyoto, il patto non è però vincolante e non fissa i parametri della riduzione delle emissioni di gas. Si limita a indicare le tecnologie su cui puntare per rafforzare contemporaneamente l’economia, come sostenuto dal presidente Bush: quella del carbone pulito; dell’energia nucleare, solare, dei venti; delle auto a idrogeno, e così via. Gli Usa, all’avanguardia nella ricerca, si sono impegnati a mettere le tecnologie a disposizione di tutti, naturalmente a pagamento, e in Laos il sottosegretario agli Esteri americano Robert Zoellick e il ministro degli Esteri australiano Alex Downer si sono sforzati di presentare la partnership come «complementare» e non in conflitto con Kyoto.

Già al G8 in Scozia, il presidente di turno, il premier inglese Tony Blair, rassegnato al colpo di mano di Bush, aveva invitato il mondo a guardare al «dopo Kyoto» - il trattato scadrà nel 2012 - cioè a non isolare gli Usa e a cercare un compromesso per gli anni successivi. Ma la reazione alla «Nuova partnership» di alcuni Paesi asiatici, l’Indonesia in testa, è stata ancora più negativa di quella dell’Europa. Molti inoltre si sono chiesti se a questo punto la Cina e l’India, tra i massimi responsabili del surriscaldamento del globo dopo l’America, non ignoreranno Kyoto pur avendolo sottoscritto. In Australia il premier John Howard e il presidente Bush sono stati criticati dai media come «grandi inquinatori».

La diplomazia potrebbe comunque evitare uno scontro. A Vientiane, il Commissario alla sicurezza dell’Ue Javier Solana, che partecipava ai lavori della Conferenza, si è attenuto per il momento alla linea di Blair, osservando che «è troppo presto per pronunciarsi sull’iniziativa». E in un tentativo di mediazione il ministro degli Esteri canadese Pierre Pettigrew, sostenitore di Kyoto, ha invitato tutti i Paesi del mondo a un conclave a Montreal a dicembre dicendo che «le posizioni non sono antitetiche». I sei della partnership s’incontreranno il mese prima a Canberra per preparare un fronte comune.

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