Da Corriere della Sera del 11/05/2005

Giallo a Tbilisi. «Granata lanciata vicino a Bush»

I servizi americani indagano su segnalazione delle autorità georgiane. Illeso il presidente Usa, rientrato ieri a Washington

di Ennio Caretto

TBILISI - E’ stata una visita riuscita, quella del presidente Bush in Georgia, quasi perfetta. Se non fosse che in serata il servizio segreto americano ha fatto sapere di aver aperto delle indagini, su segnalazione dei colleghi georgiani, sul lancio di «un ordigno, probabilmente una granata a mano, tirato a meno di 30 metri dal presidente Usa durante il discorso a Tbilisi». Di più non si è saputo e il presidente era già tornato illeso a Washington.

L’incidente, su cui stanno indagando anche Fbi, Dipartimento di Stato e autorità georgiane, sarebbe avvenuto mentre Bush, davanti a una folla di 100-150 mila persone, ammoniva «tutti i Paesi» - sottinteso: la Russia - a «rispettare l’integrità territoriale e la sovranità della Georgia». E alla conferenza stampa col presidente georgiano Mikhail Saakashvili aveva adombrato la possibile sostituzione delle basi russe con basi Nato, la sottrazione definitiva dell'ex Repubblica sovietica all'influenza del Cremlino. «Rispettiamo il desiderio della Georgia d'integrarsi in Europa» ha affermato. Ma Bush ha anche esortato l'ospite a risolvere la vertenza con Mosca con negoziati, affermando che Putin intende mantenere l'impegno del trattato del '99 di ritirare le sue truppe. E lo ha sollecitato ad accogliere le istanze delle minoranze in Abkhazia e in Ossezia, regioni di frontiera contese dalla Russia. Un tono più morbido di quello usato in Lettonia, all'inizio della visita in Europa, quando si scagliò contro le colpe storiche dello stalinismo. Ma intransigente sulla «lotta globale per la libertà». «E' nell'interesse della Russia essere circondata da Paesi democratici» ha sostenuto Bush.

La sosta di Tbilisi è stata forse il momento più magico del viaggio di Bush. Incominciata lunedì sera, quando il presidente americano, affascinato dai cori e dai balli folcloristici georgiani, s'è unito loro sorprendendo le tv, è divenuta una grande festa della libertà. La piazza di Tbilisi era colma di famiglie coi bambini, di musiche e bandiere, un evento, come ha osservato Saakashvili, senza precedenti, il massimo tributo al «liberatore americano» mai visto in un ex Paese comunista. Bush, a disagio alle celebrazioni della vittoria sul nazismo a Mosca, è parso rivitalizzato. Ha confidato ridendo che le sue movenze da ballo hanno ricordato ad alcuni Elvis Presley. E nella patria di Stalin ha evitato di nominare il dittatore, ancora popolare, criticando invece Lenin. Ma il suo messaggio è stato martellante: la Georgia, faro di libertà, è l'esempio che «i milioni di persone che ne sono ancora prive devono seguire».

Bush ha confermato di avere discusso con Putin delle basi russe in Georgia. «Mi ha assicurato di volere lavorare con voi per il loro graduale ritiro» ha detto. Il presidente Usa, che ha ringraziato Saakashvili per aver mandato truppe in Iraq e Afghanistan, si è offerto di mediare anche su Abkhazia e Ossezia. Bush si è quindi schierato per l'ingresso della Georgia nella Nato ma ha messo in rilievo anche la necessità che il Paese si dia istituzioni democratiche solide. E poi si è concentrato sul tema che più gli sta a cuore: «il vento del 1989», che dopo avere abbattuto il Muro di Berlino scuote adesso «le regioni dal Mar Caspio al Mar Nero, al Golfo Persico». L'esaltazione della rivoluzione delle rose, che precedette quella arancione in Ucraina, è servita a Bush per auspicare che possa attuarsi «da Beirut a Bagdad».

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