Da Corriere della Sera del 01/12/2003

Giovani e valori

E i figli dei liberal americani partono volontari per Bagdad

di Ennio Caretto

WASHINGTON - Doris Kearns Goodwin e suo marito Richard Goodwin sono due pilastri del liberalismo americano. Doris è una grande esperta di storia, premio Pulitzer con un libro su Franklin ed Eleanor Roosevelt, consulente dei presidenti democratici Lyndon Johnson, Jimmy Carter e Bill Clinton. Richard è un noto avvocato che negli Anni Sessanta lavorò alla Casa Bianca per John Kennedy e al ministero della Giustizia per Robert Kennedy. Entrambi si opposero, e si oppongono tuttora, alla guerra dell'Iraq. Ma allo scoppio del conflitto, il figlio Joseph è partito volontario al fronte con la Prima divisione motocorazzata dell'esercito, quella di cui George W. Bush ha indossato il giubbotto nel suo «blitz» a Bagdad i giorni scorsi. Joseph non è un «liberal», è un repubblicano, politicamente agli antipodi dei genitori, che negli Anni Sessanta lottarono per lo Stato assistenziale e contestarono la guerra del Vietnam. Joseph crede che liberare il mondo dal terrorismo e portarvi la democrazia e il libero mercato sia la nuova missione dell’America. «Sono un bushiano - dice - non un kennediano».

Quello della famiglia Goodwin non è un caso raro. Molti figli di «liberal» oggi sono schierati a destra. Lo indica un sondaggio della Università di Harvard. Nei campus, per la prima volta in quarant'anni, i repubblicani battono i democratici, sia pure di un soffio. Il 31% contro il 27% (il resto è apolitico o indipendente). E l’indice di gradimento del presidente Bush tra gli studenti è superiore del 10% a quello tra gli adulti, anche se circa la metà vorrebbe il disimpegno dall’Iraq. Nota Don Glickman, il direttore della Kennedy School of Government: «Da un ventennio la sinistra perde terreno. I campus non sono più nidi di protesta, roccaforti del radicalismo. Al contrario, rispecchiano il Paese, che si è diviso in forze quasi eguali». Glickman riferisce che dal 1999 gli iscritti al College Republican National Committee, una specie di Federazione giovanile del partito, si sono triplicati: «Hanno sedi in 1.150 campus».

Karl Rove è lo stratega elettorale di Bush. E' persuaso che la maggioranza dei nove milioni di studenti americani tra i 18 e i 24 anni siano nazionalisti e non pacifisti. Che ambiscano a diventare «yuppies» e non «hippies», figli della Borsa e non dei fiori. Vede nella loro generazione il frutto dell'età d'oro repubblicana, la presidenza Reagan, dall'81 all'89.

In quell'epoca, un'ondata di restaurazione scosse l'America: «I valori dei giovani - afferma Rove - cambiarono. E le stragi delle Torri gemelle di Manhattan del 2001 li hanno rafforzati: sono la libertà, il patriottismo, la fede religiosa, la sicurezza nazionale, i tagli delle tasse, il nostro manifesto elettorale insomma».

L'appello di Rove non resta inascoltato. David Horowitz fu uno dei leader della contestazione studentesca, diresse la rivista Ramparts, il vessillo della sinistra americana. Oggi è uno dei maestri del pensiero neoconservatore, una metamorfosi che gli ha inimicato i democratici. Lo scorso settembre, Horowitz formò l'associazione «Studenti per la libertà accademica» allo scopo di sottrarre ai professori liberal quello che chiama «il monopolio dell'istruzione universitaria». La sua iniziativa ha trovato eco non solo al Congresso, dove il deputato repubblicano Jack Kingston ha proposto una «Legge dei diritti degli studenti» che obblighi i docenti a esporre opposti punti di vista, ma anche nei campus, dove il College Republican Committee sottopone ora a processo i trasgressori. L'esempio più eclatante è quello del gruppo «Young Conservative» della Università del Texas, lo Stato di George Bush. Il gruppo pubblica una watch list (lista di sorveglianza), un libro nero dei professori liberal: sinora ne ha elencati dieci, chiedendone «il ravvedimento o il licenziamento».

Di fronte a questo assalto, i nove candidati democratici alla presidenza rievocano lo spettro del maccartismo, la caccia alle streghe a cavallo del '50, le liste di proscrizione dei comunisti a Hollywood. Il loro capofila, Howard Dean, che tra i nove ha il massimo seguito nei campus, osserva che i docenti delle università statali sono ricattabili: in base alle leggi contro il terrorismo, l'amministrazione può monitorarne i programmi e sospendere i finanziamenti. Ma il suo monito fa scarsa presa. «Gli studenti sono molto più allineati di un tempo», commenta il politologo Larry Sabato, che insegna all'università della Virginia. «Lo si vede anche dal loro crescente rifiuto del multiculturalismo. E i candidati democratici giocano carte come la disoccupazione, che tra i neolaureati è del 9%, proprio mentre Bush rilancia l'economia». Secondo Sabato, l'unica cosa che potrebbe mobilitare i giovani sarebbe un disastro a Bagdad, «che per ora è improbabile».

Il democratico più sensibile alla controrivoluzione in corso nei campus americani è l'ex presidente Clinton, che in una visita a Washington ha radunato in una discoteca 4 mila giovani, e si propone di ripercorrere le orme di Rove da una università all'altra per cancellarle almeno in parte. Clinton insiste che la «generazione del millennio» o «Gen Y», quella appunto dai 18 ai 24 anni, è più esposta delle precedenti al materialismo, al consumismo e alla offensiva religiosa integralista che ha portato due milioni e mezzo di studenti nei Christian Colleges, che conoscono la crescita più rapida negli Stati Uniti. Ma l'ex presidente si rende conto che spostarne la maggioranza verso posizioni moderate o «neoliberal» non sarà facile come gli fu invece nel '92, quando sconfisse George Bush padre con l'aiuto di un terzo candidato, Ross Perot. Conclude Sabato: «La generazione del millennio tende a rispettare le autorità in carica. E ad ammirare i leader forti».

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