Da La Repubblica del 15/01/2005

Roberto Bertollini, direttore dell´Oms-Italia: "Per ogni italiano diminuisce la speranza di vita"

"Per colpa dell´inquinamento viviamo nove mesi in meno"

La minaccia principale Sono le polveri sottili e in particolare la più piccola, la cosiddetta pm 2,5: vengono per il 60-80 per cento dal traffico
"Il danno alla salute potrebbero dimezzarsi in 15 anni se saranno attuate misure rigorose per ridurre i fumi"
"Fermare il traffico non sempre ha effetto, proprio per le caratteristiche di queste polveri"

di Antonio Cianciullo

ROMA - «La speranza di vita di un italiano diminuisce di nove mesi per colpa dell´inquinamento atmosferico. Questo danno potrebbe dimezzarsi entro il 2020 se venissero poste in atto misure rigorose di abbattimento dello smog». Roberto Bertollini, direttore tecnico ambiente e salute dell´Oms Europa e direttore dell´Oms Italia, non si stupisce dell´allarme di questi giorni: gli esperti segnalano da anni la dimensione del rischio.

Da dove viene la minaccia principale?
«Dalle polveri sottili. Nel 2000 abbiamo reso pubblico uno studio dal quale si evidenziava che l´inquinamento urbano, in cui le polveri sottili giocano un ruolo determinante, produce 3.500 vittime nelle otto principali città. Dal 2000 ad oggi la ricerca è andata avanti e ora possiamo essere più precisi: i danni maggiori vengono dalla frazione più piccola delle polveri sottili, le cosiddette pm 2,5, quelle che hanno un diametro inferiore a 2,5 millesimi di millimetro».

Perché sono così pericolose?
«Perché penetrano, attraverso gli alveoli polmonari, nel sangue modificandone, tra gli altri effetti, la viscosità».

Quali danni producono?
«Mentre la frazione relativamente più grande delle polveri sottili provoca bronchiti, mal di gola e crisi asmatiche, le pm 2,5 causano un incremento della mortalità da malattie respiratorie e cardiovascolari e da tumori».

Da dove vengono queste polveri killer?
«Per il 60-80 per cento dal traffico. Poi c´è una quota, in diminuzione, imputabile al riscaldamento. Un´altra percentuale viene dalle industrie e dalle centrali elettriche. Infine esiste una componente naturale: ad esempio un forte vento dal Sahara fa crescere la percentuale di silicio presente nel cocktail delle polveri».

Dunque bloccando il traffico ci dovrebbe essere un immediato effetto positivo. Invece non sempre accade. Ad esempio a Roma, alla vigilia di Ferragosto, con la città semideserta, si sono registrati valori oltre i limiti.
«Per comprendere il problema conviene immaginare queste polveri microscopiche come un gas. E quando si ha di fronte un gas non ci si aspetta che produca effetti solo nelle immediate vicinanze. Mentre le polveri comprese tra 2,6 e 10 micron si spostano di 7-10 chilometri, le pm 2,5 possono percorrere, in condizioni meteorologiche particolari, anche centinaia di chilometri. Perciò nel caso di Roma la situazione di Ferragosto può essere stata determinata dalla centrale elettrica di Civitavecchia o da un´altra fonte inquinante molto lontana».

Allora i blocchi del traffico non servono?
«Servono perché i numeri dimostrano che comunque un certo effetto positivo si registra. Ma è chiaro che non rappresentano la cura. In un contesto del genere misure di carattere locale e saltuario non bastano: bisogna pensare a piani di carattere regionale o, ancor meglio, nazionale».

E questi piani vengono realizzati?
«Le posso rispondere con alcuni dati. Le concentrazioni annuali medie di polveri sottili nelle otto città studiate nel 2000 erano spesso fuori norma ancora nel 2003. E anche il tetto quotidiano di 50 microgrammi per metro cubo è stato superato nel 2003 per ben più delle 30 volte ammesse dalla legge: a Torino per circa 200 volte, a Roma per circa 150, a Milano, Firenze e Palermo per 120, a Bologna per 100. Se a questi elementi aggiungiamo il fatto che, a partire dal 2010, la concentrazione massima di polveri sottili da non superare come media annua passerà da 40 a 20 microgrammi, abbiamo il quadro di una situazione che richiede interventi rapidi».

Quali sono le misure più efficaci?
«Non esiste una soluzione di breve periodo. Funzionano quelle strutturali: eliminazione dei mezzi più inquinanti come i vecchi motorini e i diesel della passata generazione; drastica riduzione del trasporto privato; rilancio della mobilità pubblica con mezzi non inquinanti».

Il solito libro dei sogni.
«Resta un libro dei sogni perché i problemi sanitari si affrontano a segmenti senza capire che il corpo guarisce o si ammala per l´assieme delle sue attività. Se il salto a un sistema di trasporti più pulito continua ad essere presentato come una rinuncia, non otterrà mai consenso. Io ritengo che sia l´occasione per migliorare altri aspetti della nostra vita. Offre l´opportunità di muoversi di più, e in questo modo si combatte l´obesità crescente; di passeggiare in strade in cui sia possibile parlare senza urlare e senza rischiare di essere investiti da un´auto, e in questo modo si riduce lo stress; di far giocare i bambini in strada invece di farli correre solo in palestra, e in questo modo si creano rapporti più equilibrati».

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