Da La Repubblica del 15/11/2004

Nel campo dei curdi vicino a Liempde, dove la polizia ha sequestrato armi ed attrezzature

"Così il Pkk addestrava terroristi nel cuore della tollerante Olanda"

"Volevano formare kamikaze". La difesa: "Siamo rifugiati, volete toglierci anche questo?"

di Marco Ansaldo

LIEMPDE - C´è un campo di addestramento terroristico nel cuore d´Europa. Nel sud della tollerante Olanda, d´improvviso sconvolta da attacchi a chiese e moschee dopo l´omicidio del regista Theo van Gogh da parte di un marocchino con passaporto dei Paesi Bassi, la polizia ha chiuso un centro di reclutamento per guerriglieri del Pkk.

In mezzo a un bosco profumato delimitato da un campeggio di caravan e tende chiamato Mus´Donck, vicino a Liempde, l´altro giorno gli agenti hanno fatto irruzione e portato via 29 persone, di cui cinque donne. Altre nove le hanno arrestate in nuovi raid. Ma l´operazione principale è avvenuta qui, a una ventina di chilometri da Eindhoven. «Non c´entriamo niente con le accuse - risponde un curdo infreddolito che si aggira sconsolato fra case di legno con il tetto a punta e le tendine fiorite alle finestre - noi viviamo in pace. L´unica cosa che facciamo qui è attività ideologica. Siamo rifugiati, vogliono toglierci pure questo?».

Le autorità olandesi sono però di tutt´altro avviso. Fra le abitazioni odorose di resina e la panche pronte a ospitare i picnic, i poliziotti hanno sequestrato armi da fuoco, passaporti, documenti contenenti istruzioni militari e strumenti ottici per la visione notturna. La procura di Stato olandese sospetta che nel campo profughi di Liempde venisse impartito un addestramento «per prepararsi alla lotta armata del Pkk in Turchia» e per compiere attentati dinamitardi suicidi. Dopo il soggiorno nei Paesi Bassi, i guerriglieri sarebbero stati destinati «a trasferirsi in Armenia per tenersi pronti a entrare in azione».

L´Olanda, già sotto choc per episodi di terrorismo interno, si trova ora proiettata all´attenzione internazionale come custode di centri di addestramento guerrigliero. Una delle donne fermate è stata bloccata all´aeroporto di Amsterdam. Proprio le continue partenze dallo scalo verso varie destinazioni del Medio Oriente di almeno tre uomini e una donna sotto osservazione per la loro presenza nei campi, hanno convinto la polizia olandese a muoversi, nella convinzione di trovarsi di fronte a nuovi centri di terrorismo. «Questa operazione - dice un inquirente - è il risultato di un anno di indagini. Le reclute venivano addestrate a combattere una guerra speciale, e l´addestramento era riservato a quelli che venivano definiti come "i martiri del Pkk"».

Singolare però che i fermi siano scattati proprio adesso, dopo l´ondata di tensione religiosa scaturita dall´omicidio Van Gogh. I curdi vivono in Olanda da anni in relativa tranquillità. Sono una comunità corposa, fra le 70 e le 100 mila unità. E grossi problemi non ne hanno mai dati. Le stesse indagini non segnalano legami fra la loro attività politica e la rete di fondamentalisti islamici che sta invece emergendo con preoccupazione in molte località. Gli abitanti di Liempde sostengono che «lo scorso ottobre un nutrito gruppo di curdi» avrebbe incontrato nella zona «alcuni arabi». Un po´ poco per avvalorare semplici sospetti. Ma non è un mistero che oggi il Pkk, con il nuovo nome di Kongra-gel (Congresso del partito del popolo), sia diviso e spaccato sulla propria identità. In Turchia non pochi analisti sostengono anzi che alcuni rami del vecchio Partito dei lavoratori del Kurdistan avrebbero appaltato i loro servizi ad Al Qaeda. Una versione tuttavia contrastata dai più vicini all´ideologia marxista elaborata da Abdullah Ocalan, il fondatore del movimento che da cinque anni langue nella prigione-isola di Imrali, sul Mare di Marmara.

Ma è altrettanto innegabile che, in Olanda, i curdi siano politicamente attivissimi. Per più di un anno ha soggiornato rifugiandosi qui, dopo la cattura di "Apo" Ocalan, l´uomo che oggi guida la guerriglia del Pkk nel sud est della Turchia. Proprio Repubblica intervistò Murat Karayilan il 15 marzo 2000 in una casa alla periferia di Amsterdam. E Karayilan adesso dalle montagne curde dov´è rientrato fa pervenire ai giornalisti messaggi di battaglia. «Estendere le operazioni militari - dice un suo comunicato giunto quattro giorni fa che fa riferimento a bellicose dichiarazioni degli alti comandi dell´esercito di Ankara - significa fomentare la guerra. Da vent´anni l´esercito turco fa operazioni contro le nostre forze, e ciò nonostante la guerriglia non è stata sconfitta. La guerriglia è flessibile, sa proteggersi. Perciò l´esercito turco dovrà tenere presente la possibilità di grosse perdite. A quel punto la guerra potrebbe estendersi alle metropoli e questo sarebbe per la Turchia più che un pericolo».

Un Pkk dunque in procinto di colpire, con una preparazione forse non estranea ai luoghi di rifugio dei suoi dirigenti, non è dunque un semplice sogno della polizia olandese. Il bosco di Liempde e i casolari nascosti di tutto il paese continuano a essere setacciati alla ricerca di nuovi indizi e di possibili collegamenti con altri gruppi radicali. Due anni fa l´Olanda fu duramente criticata per l´atteggiamento tollerante nei confronti del Pkk. Oggi il giro di vite imposto dal governo del conservatore Jan Peter Balkenende, con la minaccia di chiudere le moschee che predicano la guerra santa e ritirare il passaporto a chi «lede gli interessi dello Stato», è la realtà nuova di un paese alla svolta. Il curdo infreddolito tra le case di legno pesta a testa bassa un mucchietto di foglie e mormora: «Qui non ci voglio più stare. Sto pensando seriamente di tornarmene in Turchia».

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