Da La Repubblica del 04/10/2004

Radiografia dell´Islam

A colloquio con Gilles Kepel

Secondo l´arabista, il terrorismo è sì più feroce, ma anche più isolato
Il nuovo libro dello studioso francese sulle trasformazioni del mondo musulmano

di Fabio Gambaro

PARIGI - Da ormai molti anni Gilles Kepel scruta con attenzione l´evoluzione del mondo islamico, di cui è oggi uno dei maggior specialisti internazionali. Opere come La rivincita di Dio, Ad Ovest di Allah, Jihad, ascesa e declino sono ormai dei classici indispensabili per comprendere le tensioni che agitano i paesi dell´islam come pure le comunità musulmane presenti in Europa.

Anche nel suo nuovo libro, Fitna, guerra nel cuore dell´islam, appena uscito da Laterza (pagg. 290, euro 16), lo studioso francese che insegna a Sciences Po indaga in profondità gli avvenimenti e le trasformazioni degli ultimi tre anni - a partire dalla data fatidica dell´11 settembre, ma spesso risalendo indietro nel tempo alla ricerca di origini e spiegazioni - proponendoci un´interessante radiografia dell´islam contemporaneo. Un islam in mezzo al guado, incerto tra tendenze regressive e voglia di modernità, tra oscurantismo religioso e progressiva secolarizzazione. Un islam prigioniero di molte contraddizioni, rese ancor più drammatiche e complicate dalle conseguenze devastanti di un terrorismo sempre più feroce perpetrato in nome dell´islam.

«Negli anni Novanta», spiega Kepel, «il progetto dell´islamismo radicale è fallito. La jihad, infatti, non è riuscita a conquistare il potere in quei paesi dove aveva concentrato i suoi sforzi, ad esempio in Algeria, in Egitto o in Bosnia. Tale sconfitta ha favorito l´emergere di due correnti contrapposte nel corpo dell´islamismo. La prima, più moderata e pragmatica, prova a declinare insieme islam e modernità, come avviene oggi in Turchia o in Malesia, paesi nei quali la propaganda islamista viene progressivamente diluita nel tentativo di convertirsi alla democrazia. Si tratta evidentemente di un processo che non è lineare e che presenta diverse contraddizioni, come dimostra in Turchia la recente proposta, poi abbandonata, di punire l´adulterio».

L´altra corrente qual è?
«E´ quella che si radicalizza sempre di più, agendo in un sempre maggiore isolamento, per uscire dal quale diversi gruppi tentano la strada del terrorismo. Nei suoi scritti Ayman Zawahiri, l´ideologo di Al Qaeda, colui che ha pensato il terrorismo al fianco di Bin Laden, ammette esplicitamente l´insuccesso della jihad degli anni novanta e deplora il fatto che gli islamisti radicali - considerati le avanguardie dell´umma, la comunità dei credenti - non siano stati capaci di coinvolgere le masse e d´impadronirsi del potere. Per mobilitare e galvanizzare le masse dei paesi musulmani, Zawahiri teorizza allora un nuovo modello d´azione. Quello del terrorismo spettacolare contro il "nemico lontano", vale a dire innanzitutto gli Stati Uniti. La logica di questo terrorismo è la stessa delle Brigate Rosse o della Raf tedesca negli anni Settanta. Solo che i terroristi islamici compiono azioni molto più sanguinarie e si rivolgono a un mondo musulmano in piena crisi d´identità, bisognoso di nuovi punti di riferimento e tentato dal mito di un passato islamico considerato glorioso».

La strategia dei terroristi ha funzionato?
«No. Le masse musulmane non li hanno seguiti. Dall´11 settembre in poi nessun paese è passato solo il loro controllo, e l´unico che li sosteneva, l´Afghanistan dei talebani, è stato sconfitto. Inoltre la guerra al terrorismo ha permesso agli Stati Uniti di penetrare militarmente nel cuore del mondo islamico, vale a dire a Bagdad, la mitica capitale del califfato abbaside. Infine, l´organizzazione di Al Qaeda ha subito molte perdite, anche se Bin Laden e Zawahiri sono ancora in libertà. Insomma, il bilancio dal loro punto di vista è totalmente negativo. Il terrorismo però è diventato una delle preoccupazioni principali dei politici e dei media occidentali, con il rischio di appiattire l´immagine dell´islam su quella dei terroristi».

Pensa che la violenza cieca del terrorismo stia alimentando un sentimento antimusulmano?
«Non credo che l´opinione pubblica veda un terrorista dietro ogni musulmano. E´ vero però, come ha scritto un editorialista saudita, che oggi "quasi tutti i terroristi sono musulmani". E ciò non contribuisce certo a promuovere un´immagine positiva dell´islam. Parlare però d´islamofobia, come fanno alcuni, mi sembra sbagliato. L´islamofobia non esiste, è stata inventata dai militanti islamici per impedire ogni critica al mondo musulmano. E´ un ricatto che dobbiamo rifiutare, mantenendo un discorso critico sull´islam come su tutte le altre religioni».

Eppure il ricorso a una violenza sempre più spettacolare e sempre più feroce preoccupa molto il mondo occidentale....
«In effetti, assistiamo a un crescendo di ferocia e violenza che non si ferma più davanti a nulla, come hanno dimostrato le stragi di Madrid e Beslan, ma anche i sequestri e gli omicidi di civili in Iraq. Questa ferocia, che nasce dall´isolamento crescente in cui si trovano i terroristi, spaventa molto l´islam moderato, perché discredita tutto il mondo musulmano, proiettandolo in una luce sinistra. In realtà, però, le reazioni alla radicalizzazione del terrorismo mostrano che, contrariamente alle convinzioni di coloro che, come Samuel Huntington, difendono l´idea di una guerra di civiltà, il mondo musulmano non è assolutamente un unico blocco ostile all´Occidente. Al contrario, l´islam è dilaniato e confuso. Vive una situazione di caos, di sfacelo, di jihad interiore».

Questa situazione è quella che lei chiama "fitna"?
«Esatto. Significa appunto discordia e guerra nel cuore dell´islam. Una guerra tra diverse tendenze resa ancor più drammatica da un terrorismo ormai molto metastatizzato».

Che cosa vuol dire?
«Bin Laden oggi è un logo che altri utilizzano. Siccome i costi del terrorismo sono molto bassi, diversi gruppi in giro per il mondo compiono attentati come se fossero dei concessionari in franchising di Al Qaeda. Imitano i terroristi dell´11 settembre, ma in maniera più improvvisata. Spesso sono musulmani incolti e emarginati che si sono formati sulle videocassette di Al Qaeda o su quelle della guerriglia cecena. Sono gruppi che non sanno tradurre il terrorismo in successi politici, ma che, essendo impregnati di violenza, possono recare ugualmente gravissimi danni. Nei paesi occidentali come all´interno dell´islam».

Di fronte ai recenti sequestri dei giornalisti francesi o delle volontarie italiane, forse per la prima volta, le comunità musulmane che vivono in Europa si sono schierate apertamente e senza ambiguità con gli stati in cui vivono. Le sembra una novità importante?
«Certamente. Anche perché il futuro dell´islam si gioca in gran parte in Europa, dove la popolazione musulmana è in crescita costante. Nell´islam europeo agiscono oggi due tendenze contrapposte, destinate quindi a scontrarsi. Tra i giovani delle periferie fanno proseliti gli islamisti radicali, molto spesso salafisti, che predicano una totale contrapposizione al mondo occidentale, ma utilizzando a fondo le nuove tecnologie. È grazie ad internet, infatti, che gli imam più fanatici della penisola araba entrano in contatto diretto con la miseria delle periferie europee, imponendo l´uso del velo e la separazione tra i sessi».

I salafisti però sono una minoranza all´interno dell´islam europeo...
«Probabilmente sì, anche se manchiamo di dati certi riguardo alla loro reale diffusione. In ogni caso, l´altra tendenza - quella dei musulmani moderati, che considerano la religione come un fatto privato e rispettano quindi la laicità dello stato - sembra essere maggioritaria. Per costoro l´affermazione dell´identità musulmana all´interno della società in cui vivono non è più un problema. Di conseguenza, sono molto meno visibili. E spesso restano fuori dagli organismi rappresentativi della comunità musulmana, organismi quindi controllati dalle frange più radicali. Proprio per questo bisogna stare attenti a non considerare tali istanze come rappresentative di tutta la comunità musulmana. Al contrario, c´è una parte del mondo musulmano europeo che va in un´altra direzione».

Significa che una parte dell´islam d´Europa si sta secolarizzando?
«Certamente. Si secolarizza, si laicizza e fa evolvere la concezione dell´islam, adattandolo alla democrazia e alla tolleranza. Il che può avere conseguenze positive anche sul resto del mondo musulmano. Quasi tutti i musulmani d´Europa, infatti, hanno parenti e amici nei paesi africani o del Medio Oriente con cui sono regolarmente in contatto. A costoro propongono la loro esperienza, che rappresenta un concreto modello alternativo all´islam oscurantista. Essi diventano così un potente fattore di cambiamento. Inoltre, i musulmani d´Europa sperimentano una pratica della democrazia che nei loro paesi d´origine è quasi del tutto sconosciuta. Il loro esempio, quindi, può far nascere nuove idee in tutto l´islam».

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