Da La Repubblica del 30/09/2004

Le immagini dell´ingegnere in catene trasmesse da Al Jazeera. Nel messaggio accuse al premier, che replica dopo poche ore

Una gabbia per l´ostaggio inglese

L´appello di Bigley. Blair: «Se i rapitori ci contattano, rispondiamo»

«I miei sequestratori mi hanno detto che non vorrebbero uccidermi, ma chiedono solo la liberazione delle donne irachene detenute nelle prigioni della coalizione»
«Il governo britannico non si preoccupa per me, sono solo una persona, la mia vita vale poco. Tony Blair ha mentito, non ha avviato nessun negoziato. Lo prego ancora, abbia compassione di me»

di Enrico Franceschini

LONDRA - L´ostaggio inglese ricompare, incatenato e in gabbia ma vivo, in un nuovo video di suppliche a Tony Blair perché faccia qualcosa per salvarlo. E Tony Blair reagisce poco dopo con una dichiarazione che forse è il segnale di una svolta: «Noi stiamo facendo tutto il possibile, ma i rapitori non hanno fatto alcun tentativo di entrare in contatto. Se lo facessero, risponderemmo immediatamente». Non equivale a dirsi pronto ad aprire una trattativa ed esaudire le richieste dei terroristi: ma per un primo ministro che si era trincerato sul fronte della fermezza, per un leader che ribatteva a ogni occasione «non si parla con questa gente», le parole pronunciate ieri sera a margine del congresso laburista costituiscono come minimo una novità. C´è del resto grande pressione, su Blair, dopo che l´Italia ha dimostrato come sia possibile ottenere il rilascio di ostaggi senza fare concessioni politiche. Non a caso il premier britannico si è subito congratulato con Berlusconi per la felice conclusione della vicenda delle «due Simone». Le circostanze, certo, potrebbero essere diverse: «Per quanto ne sappiamo, le italiane erano in mano a un gruppo differente da quello che detiene il nostro prigioniero», osserva il ministro degli Esteri Jack Straw. «Questi sono stranieri, non iracheni», dice Blair, alludendo al gruppo di al Zarqawi, e dunque ad al Qaeda. E tuttavia a Londra sembra di percepire un filo di speranza in più. Se non altro, ora si sa che Kenneth Bigley è vivo. E che anche la Gran Bretagna, come ha fatto con successo l´Italia, cerca affannosamente un contatto, una soluzione.

Il videomessaggio di Bigley arriva ad al Jazeera in mattinata. E´ ancora più impressionante del primo, e anche per questo la tivù araba non lo trasmette tutto. L´ostaggio appare chiuso in una gabbia, con mani, piedi e collo incatenati, accucciato a terra. Indossa una tuta arancione, lo stesso colore - certamente non un caso - dei detenuti islamici nel carcere di massima sicurezza americano a Guantanamo. E sembra sempre più affranto, fragile, spaventato. Se nel filmato precedente si limitava a supplicare Blair di cedere alle richieste dei rapitori, questa volta lo insulta apertamente. Il vero scopo di questo prolungato ricatto a colpi di video sembra ormai chiaro: mettere in difficoltà il primo ministro britannico. Farlo apparire impotente, o peggio ancora indifferente, agli occhi del suo popolo. «Tony Blair dice che non tratta con i terroristi, eppure i francesi hanno negoziato», comincia Ken Bigley. «Tony Blair è un bugiardo. Non fa niente, non gli interessa niente di me, per lui sono un uomo, un uomo qualunque, la cui vita non ha alcun valore. I miei sequestratori non vogliono uccidermi, avrebbero già potuto farlo e non l´hanno fatto. Vogliono solo la liberazione delle loro sorelle dalle carceri irachene. Vi prego, parlate con loro. Vi prego, aiutatemi. Vi prego, fate qualcosa per salvarmi la vita. Vi supplico». Più tardi, suo figlio e suo fratello rispondono con un proprio messaggio, anch´esso trasmesso da al Jazeera, diretto ai rapitori: «Vi ringraziamo di averci permesso di vedere Ken. Trasmettetegli, se potete, il nostro affetto e i nostri pensieri. Anche da parte di sua madre, che è sempre in ospedale (dove è stata ricoverata per un malore, ndr). Ancora una volta vi preghiamo di mostrare misericordia e di rilasciarlo».

Si può immaginare quanto costi, «ringraziare» i terroristi che tengono in catene il loro amato: ma la famiglia, così facendo, spera di ricevere ascolto. Dichiara ancora Paul Bigley, suo fratello, sempre alla tv araba: «Sono d´accordo con Ken, Blair è un bugiardo, ci ha mentito sulle armi di distruzione di massa in Iraq, deve scusarsi con tutti i popoli i cui figli hanno perso la vita in Iraq». Quindi elogia Arafat, che ha promesso di impegnarsi per far liberare l´inglese, e chiede a re Abdallah di Giordania di fare altrettanto. Finché c´è vita, perfino in catene e dentro una gabbia, c´è speranza.

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