Da La Repubblica del 27/09/2004

Il ministro dell´Interno: "Con la fine dell´embargo è possibile vendere ai libici i mezzi necessari"

"Un piano comune per bloccare gli sbarchi"

Motovedette, jeep e grandi professionisti nella lotta contro il racket
Dalla Libia già rimpatriati 4500 clandestini che attendevano di venire in Italia

di Claudia Fusani

TRIPOLI - Un incontro «concreto e positivo». La fine dell´embargo è una svolta che non solo «permette di accelerare il piano di contrasto all´immigrazione clandestina» ma su cui è possibile cominciare a costruire «un nuovo patto di collaborazione con la Libia e tutta l´Africa». Sono le tre e mezzo del pomeriggio quando il ministro Giuseppe Pisanu lascia l´hotel El Mahry sul lungomare di Tripoli con il collega libico Nazer Al Mabruk. La delegazione italiana, di cui fanno parte anche il capo della polizia prefetto Gianni De Gennaro e il direttore del dipartimento dell´immigrazione prefetto Alessandro Pansa, ha appena finito la parte "tecnica" della missione libica. La prima dopo la fine dell´embargo. La terza in poco più di un mese. Un veloce pranzo nell´hotel presidiato da uomini in mimetica blu e schermato per le comunicazioni per motivi di sicurezza e poi l´incontro con il colonnello Gheddafi nel deserto della Sirte previsto in una qualche ora del tardo pomeriggio.

Ministro Pisanu, aveva detto «spero di incontrare il colonnello Gheddafi con in tasca la decisione europea di mettere fine all´embargo». Che cosa è già cambiato con la revoca integrale delle sanzioni?
«Oggi abbiamo fatto il punto sullo stato di attuazione del programma già concordato nei precedenti incontri a cui adesso dobbiamo imprimere le dovute modifiche e accelerazioni».

In che senso?
«La fine dell´embargo cambia il presupposto base dell´accordo. D´ora in poi noi potremo consegnare, cioè vendere e non più solo "prestare" al governo libico i mezzi necessari per contrastare i flussi dell´immigrazione clandestina e il racket. Diventa tutto più immediato e diretto. Da parte nostra, a questo punto, deve aumentare l´impegno per garantire alla Libia le dovute professionalità per far fronte all´emergenza clandestini».

Avete parlato anche dei campi di accoglienza per i profughi, i luoghi dove trattenere quelle migliaia di clandestini ostaggio del racket che aspettano da qualche parte lungo la costa libica per trovare un "passaggio" verso l´Europa?
«I campi si faranno, non sono mai stati in discussione».

C´è la copertura finanziaria e l´accordo politico?
«Sì, l´approvazione è prevista in sede di conversione del decreto sull´immigrazione del 3 settembre scorso. Sui campi di accoglienza sono state montate polemiche solo ad uso dei giornali».

L´ultima stima ufficiale dei clandestini in Libia parlava di circa due milioni di persone. La pressione migratoria è sempre così forte?
«La Libia è riconosciuta da tutti i paesi europei il collo dell´imbuto dell´immigrazione africana. Non voglio dare cifre perché di sicuro qualche "professorino" verrebbe qui e si metterebbe a contarli. Ma la situazione è e resta drammatica».

Avete parlato anche di emergenza terrorismo?
«Abbiamo parlato di immigrazione, ma anche di lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo. Sappiamo che i canali del racket possono diventare occasione di infiltrazione da parte di elementi del fondamentalismo islamico».

Quali sono le linee guida del piano concordato con il suo collega libico?
«Il piano interviene su tre fronti. Innanzitutto dobbiamo limitare gli arrivi nell´imbuto libico e quindi limitare le partenze dai territori di origine dei flussi realizzando piccoli ma mirati interventi sul posto. In queste settimane sono già stati rimpatriati 4.500 clandestini che erano in Libia in attesa di poter arrivare in Italia».

Il secondo fronte?
«Dobbiamo favorire le migrazioni legali, nel senso che dobbiamo regolarle con accordi bilaterali tra i paesi di origine e quelli di destinazione. E con accordi multilaterali tali da favorire lo sviluppo nei paesi di origine dei flussi».

Infine?
«Massima severità nel contrasto al traffico degli esseri umani e nel combattere il racket. A questo dovrà provvedere l´utilizzo dei mezzi come jeep e motovedette insieme all´invio di grandi professionalità tra le forze dell´ordine».

Perché la fine delle sanzioni può garantire un piano così complesso che va ben al di là dell´impegno di polizia?
«Perché la fine dell´embargo significa l´avvio di una reale cooperazione euro-africana che non solo migliorerà i rapporti commerciali e culturali tra i paesi, ma sarà anche un passaggio importante per portare la pace nel Mediterraneo».

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