Da La Repubblica del 24/05/2004

Se l´occidente cambia l´Islam

di Renzo Guolo

H., una ragazza musulmana, figlia di un esponente della comunità islamica milanese, denuncia (assieme alle sorelle) il padre che la maltratta perché non porta il velo e non frequenta la moschea. Un caso che mostra i mutamenti sociali in corso nell´Islam nazionale. Il padre è attivo nella moschea di via Quaranta, luogo in cui si ritrovano gli islamisti più intransigenti.

La sua appartenenza rivela una concezione del mondo secondo cui la comunità musulmana deve vivere in Italia come se non fosse in Italia. Una concezione per cui i musulmani devono sfuggire alle "tentazioni" della società in cui vivono stabilmente, reislamizzando i loro stili di vita. Velo e moschea, in questo caso, non sono solo simboli e luoghi che hanno significato religioso; ma sono concepiti come strumenti di separazione. Come marcatori di confine tra puro e impuro. In un sorta di nemesi fatale, la reislamizzazione forzata auspicata dal padre trova resistenza proprio in famiglia, struttura sociale in cui il maschio musulmano è storicamente depositario dell´educazione religiosa dei figli.

H., un´adolescente cresciuta in Italia, che al velo preferisce gli abiti indossati dalle coetanee, che ama stare nel gruppo dei pari e condividere i loro stessi gusti e stili di vita, rifiuta di aderire a richieste che sente come un´imposizione. Si sente occidentale e comprende che il messaggio che le giunge dal padre vuole separarla dal contesto in cui vive. Un contrasto culturale palese, destinato a sfociare in un dramma che produce violenza e spacca la famiglia. Un contrasto rivelatore, perché mostra insieme alla tenacia islamista nel voler reislamizzare la comunità immigrata, la difficoltà di reislamizzare i musulmani in un contesto in cui l´islam non ha più evidenza sociale, non è più un dato acquisito, visibile nelle relazioni e nel sistema dei segni quotidiano, ma debba essere ripensato individualmente. Anche come identità.

Un contrasto che mostra come le culture non siano immodificabili ma si trasformino nell´incontro quotidiano con culture diverse. Anche H., come il padre, è musulmana: ma la sua fede non passa necessariamente per l´adesione a un rigido tradizionalismo. A conferma che le identità , anche in Italia, sempre più si scelgono. In caso contrario esplode il conflitto.

Nei giorni scorsi a Torino, Mira una ragazza marocchina è stata aggredita da alcuni giovani, perché il suo abbigliamento e il suo stile di vita appariva loro "troppo occidentale". Un devastante ibrido tra la cultura tradizionale originaria degli immigrati e l´illusione di mantenere un identità incontaminata attraverso la violenza sugli altri, provoca spesso fatti analoghi. Ma, paradossalmente, l´emergere di questa violenza sociale, che va stroncata senza indugio, rivela anche l´esistenza di un mondo in rapida trasformazione, del quale le donne, vittime sacrificali designate di un corpo sociale maschile che tende a riperpetuare il proprio potere attraverso il controllo sociale del corpo femminile, sono le principali protagoniste. Sono le donne che più interpretano questo desiderio di mutamento nell´islam. Sia sul versante politico sia in quello sociale. Lo si vede nel modo in cui anche le "velate" camminano accanto al proprio marito, riacquistando una "parità prossemica" che spesso viene loro negata nelle strade dei loro paesi d´origine; o nel ruolo di mediazione che esercitano in famiglia tra padri e figlie. Prendendo sovente la difesa di queste ultime, consapevoli che il loro futuro è qui e dovranno adattarsi ai codici simbolici della nuova realtà per affermarsi. Non a caso persino la madre di H. ha appoggiato la figlia, nel suo tentativo di sottrarsi alla violenza, psicologica e fisica, infertale dal padre. Profondi mutamenti sono in corso nell´islam nazionale. Se le emergenza del terrorismo e della guerra li oscurano, non per questo cessano di scavare.

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