Da La Repubblica del 09/05/2004

L┤irreality show

di Ilvo Diamanti

LA NARRAZIONE del mondo proposta dalla tv (e dalla radio). Lascia la società torpida e indifferente. Quasi che i media non avessero nulla da dire, che possa stupirci. Anche perché la narrazione mediatica è spesso auto-referenziale. Alle prese con le tormentate vicende del sistema radiotelevisivo, che osserva in modo sempre più riluttante e reticente. Le dimissioni, apertamente polemiche, della presidente della Rai, Lucia Annunziata, precedute da astiosi scambi di accuse, con il direttore, Cattaneo, con Bruno Vespa - il cui salotto televisivo conta più delle Camere - e con gli altri consiglieri della Rai.

Non hanno provocato conseguenze degne di nota. Quasi si trattasse di un episodio annunciato. E, da molte parti, atteso con impazienza. D´altronde, l´Annunziata era da tempo una "presidente di minoranza". E se nel precedente consiglio, per molto tempo, il presidente Baldassarre aveva continuato a operare e a deliberare, affiancato da un unico consigliere (Albertoni, in quota alla Lega), dopo le dimissioni degli altri, perché stupirsi se adesso avviene l´inverso? Così, non ha sorpreso la causa scatenante delle dimissioni. La raffica di nomine, in posti chiave dell´azienda, di dirigenti e giornalisti "amici" della maggioranza. Non poteva sorprendere, d´altronde. Perché la Rai è, da sempre e per definizione, lottizzata.

E oggi, in tempi di maggioritario, "occupata" dalla maggioranza che governa. Nulla di quel che avviene nel sistema mediatico - e non solo in Rai - sorprende. Vista la contiguità, la coesione, fra il potere politico e la comunicazione. Soprattutto quella radiotelevisiva. Non emoziona, il conflitto di interessi. Né le critiche all´informazione reticente. Ai notiziari Rai e Mediaset: auto-responsabili; auto-censurati. D´altronde il pubblico - soprattutto quello televisivo - è prevalentemente "popolare". Esprime verso l´informazione una fruizione disattenta. Le notizie e i commenti si mischiano alle faccende domestiche, ai dialoghi in famiglia. Si alternano, complice il telecomando, a continue fughe sulla fiction o sull´intrattenimento, offerto dalle altre reti. La stessa parola "conflitto di interessi" risulta, a questo pubblico, poco comprensibile.

Poi, in generale, ciascuno tende scegliersi il canale e il tg (o il radionotiziario) "amico" (anche se le possibilità di scelta, per chi cerca un approccio critico ai fatti, sono piuttosto limitate). La minoranza più competente e interessata, infine, accede all´informazione globale, attraverso le reti satellitari e Internet. Così, i cambiamenti di assetto, il rimpiazzo delle firme, dei volti e delle voci non inquietano più di tanto. Perché avviene nel disincanto generale. E´ vissuto come una conferma, ulteriore, dell´in-credibilità dell´informazione televisiva. Rientra nel paradigma che vuole la realtà mediatica "naturalmente" e "normalmente" taroccata. Come, peraltro, si ingegnano a dimostrare le stesse reti radiotelevisive, attraverso programmi di informazione satirica, come "Striscia la notizia" (e poi le "Iene", i format della Gialappa´s), dediti a smascherare i mille inganni congegnati in tivù: concorsi e giochi falsificati, vicende di vita vera veramente mistificati e una catena infinita di manipolazione dell´informazione e della cronaca. Un´opera che, però, a gioco lungo, ha perduto capacità non di indignare, ma perfino di stupire. Per questo, anche per questo, d´altronde, "Striscia" non attrae il pubblico di qualche tempo fa. Perché ha contribuito a normalizzare il "tarocco"; ha mitridatizzato gli spettatori di fronte alla disonestà dell´informazione e della televisione. Al punto che svelare la truffa dei pacchi nel gioco condotto da Bonolis, non ne scalfisce lo share di un solo punto. Anche perché, fino al giorno prima, era proprio Bonolis, il Robin Hood mediatico, che, su "Striscia", smascherava i falsi della tv, vendicando i "poveri" teleutenti. Come pensare che, questo scambio di ruoli, questo rovesciamento delle parti non induca a porre sullo stesso piano, agli occhi del pubblico, tutti quanti: inquirenti e indagati, fustigatori e mascalzoni televisivi?

Peraltro, questa progressiva narcosi valutativa tende a tracimare oltre i fatti e i personaggi della tivù. La stessa indifferenza sociale, ormai, inquina l´atteggiamento del pubblico verso le denunce lanciate dai teleschermi (e dalla radio) nei confronti delle mille piccole truffe quotidiane. Distributori di carburante truccati, bottegai, elettricisti e idraulici pronti a fregare il consumatore inesperto, finti guaritori, agenzie turistiche che spediscono i turisti in villaggi-vacanze inesistenti; e i mille episodi di disservizio pubblico, denunciati con perizia, un giorno dopo l´altro, accompagnati da risate preregistrate, sanzionati dalla riprovazione del Gabibbo e del difensore (radio-tele) civico di turno. Non indignano più. Tanto meno scandalizzano. Tendono, semmai, a solidificare, fra la gente, un senso di rassegnata auto-disistima. A rafforzare la convinzione che siamo così, noi italiani. I nostri dis-servizi pubblici e privati. Le astuzie, le fregature. La lotta, un giorno dopo l´altro, contro lo Stato avverso e gli "altri" minacciosi. La vita quotidiana come taroccamento infinito; e inguaribile. Così, la realtà e i media si riflettono, in un gioco di specchi ricorrente. Ci restituiscono l´immagine d´un irreality show. Che produce disincanto affettivo. Scetticismo diffuso.

Tuttavia, alle volte succede che questo specchio deformante si spezzi. Che la realtà reale irrompa sui media, in modo violento. E imprima mutamenti profondi, rapidi e imprevedibili, negli orientamenti sociali, nella politica. Come sta avvenendo, sempre più spesso, per effetto degli episodi di terrorismo e di guerra che si susseguono, continui, negli ultimi anni. Com´è avvenuto, nelle ultime settimane e negli ultimi giorni. Mentre in Italia calava il silenzio(stampa) sulla vicenda degli ostaggi e montava il clamore sulla "guerra" in Rai. Le immagini, le sequenze delle torture orrende sui prigionieri irakeni nel carcere di Abu Ghraib, ad opera di militari Usa. Hanno investito gli occhi e la coscienza del mondo; e anzitutto, degli americani. Hanno indignato e scosso l´opinione pubblica. Minando la legittimità dei più stretti collaboratori di Bush. Il consenso dello stesso presidente. Più di tutte le manifestazioni organizzate in questi anni, in questi giorni.

I media, l´informazione radiotelevisiva: riescono ancora a produrre cambiamento, a scuotere le coscienze. A misurarsi con la realtà, senza inventarla; senza addomesticarla.

Fa specie, questa scoperta. Stupisce, nell´Italia del nostro tempo, traversata da un abisso fra immagine e realtà. Stretta nella forbice tra reticenza mediatica e scetticismo sociale. Tanto da farci sospettare che neppure gli eventi più drammatici potrebbero rompere lo specchio deformante definito dai media, nel nostro paese. Anche perché, probabilmente, prima di essere comunicati, verrebbero sottoposti alla par condicio; e, semmai, annunciati e trasmessi in differita. L´Italia dei nostri tempi. Una specie d´irreality show. A cui rischiamo di assuefarci. Diventandone spettatori cinici. E comparse. Incapaci di indignarci. Almeno ogni tanto. Senza dare tutto per scontato. Ogni errore e ogni orrore.

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