Da Corriere della Sera del 05/05/2003

L’immagine delle Torri gemelle scaricata in un computer della moschea di via Quaranta sette giorni prima dell’attacco

Una foto collega Milano all’11 settembre

La scoperta indicherebbe la presenza in Italia in quella data di un esponente di spicco di Al Qaeda

di Giovanni Bianconi

MILANO - L'immagine notturna di New York, con lo sky-line dove spiccano le due Torri gemelle, fu registrata dal computer la mattina del 4 settembre 2001, alle ore 11.42 minuti e 14 secondi, presa da Internet e memorizzata. Una settimana più tardi, l'11 settembre, quell'immagine rappresentava un pezzo di storia: lo sky-line non esisteva più, irrimediabilmente sfregiato dall'attentato aereo che fece crollare le Torri uccidendo migliaia di persone. Ma perché sette giorni prima, attraverso uno dei computer della moschea milanese di via Quaranta, qualcuno è voluto andare a vedere la foto di ciò che una settimana dopo non c'era più? Perché l'immagine delle Twin Towers è stata scaricata da Internet, archiviata e poi precipitosamente cancellata (insieme a tutta la memoria della macchina), prima che la polizia arrivasse a sequestrare i computer nel novembre 2001? L'indagine sulle cellule del terrorismo islamico in Italia passa anche attraverso questi interrogativi, sorti dopo che due esperti informatici consulenti della Procura di Milano hanno fatto riemergere da quelle apparecchiature manomesse la foto delle Torri che stavano per essere abbattute. E una prima risposta - un sospetto basato su diversi indizi - è che qualcuno sia venuto a sapere dell'imminente attentato con una settimana di anticipo e abbia avuto la curiosità di guardare il simbolo degli Stati Uniti che stava per essere colpito.
La moschea di via Quaranta era frequentata fino al luglio 2001 dall'estremista egiziano Es Sayed Abdelkader, che di quel centro divenne imam subito dopo il suo sbarco in Italia nel 1999. Dopo essere stato seguito e intercettato dalla polizia che lo considerava un anello di congiunzione con le cellule di Al Qaeda all'estero, nell'estate 2001 Es Sayed è sparito dalla circolazione. Meno di due mesi dopo c'è stato l'attentato alle Torri, e alla luce di quella strage alcuni suoi dialoghi con un altro personaggio più che sospetto, lo yemenita Abdulsalam Ali Abdulrahaman, registrati l'anno precedente, sono apparsi premonitori di quel che sarebbe accaduto a New York. Lo yemenita annunciava infatti a Es Sayed la preparazione di un attentato fatto con aerei «di cui parleranno tutti i giornali del mondo... Chi ha fatto questo programma è un pazzo da manicomio, ma è un genio. Lascerà tutti di ghiaccio».
Dopo l’Italia, secondo gli investigatori italiani Es Sayed sarebbe andato in Afghanistan, e forse è rimasto ucciso durante la guerra seguita all'11 settembre. Ma dall'estero, prima di quella data fatidica, lui o qualcun altro venuto a conoscenza della strage imminente potrebbe aver avvertito un «discepolo» della moschea di via Quaranta. Suscitando una curiosità soddisfatta con la vista delle Torri «creata - scrivono i periti della Procura - dall'applicazione Internet Explorer come salvataggio temporaneo di immagine presente in pagina Web/Html visitata in tale momento», cioè le 11.32'14" del 4 settembre 2001. Il che confermerebbe che in Italia c'era all'epoca un esponente della «rete» di Bin Laden così importante da poter essere informato prima dell’attentato.
Ma la foto newyorkese non è l'unico spunto d'indagine scaturito dall'analisi del contenuto dei computer di via Quaranta. Nella relazione depositata agli atti del processo contro alcuni estremisti islamici si dice anche che decine di immagini prese da Internet sono state certamente «manipolate», attraverso l'alterazione dei colori e altre modifiche. «Una delle metodologie di comunicazione mediante scambio di immagini contenenti messaggi codificati con metodo steganografico - si legge nella relazione - potrebbe consistere nella simulazione di attività di navigazione in siti web contenenti queste immagini che vengono scaricate e successivamente decodificate. L'attività ha portato all'individuazione di files d'immagine con un'altissima probabilità di contenere messaggi codificati».
Del resto gli stessi indagati, intercettati dalla polizia su telefoni che ritenevano sicuri, chiudevano molte loro conversazioni dandosi appuntamento «sul Web» per proseguirle. Forse attraverso la visione e la manipolazione delle immagini riemerse dalla memoria cancellata dei computer: adunate islamiche, scene di guerra e guerriglia nelle città del Medio Oriente, foto di attentati e di campi di addestramento, istantanee di moschee e ritratti di leader politici, da Berlusconi ad Arafat passando per Putin, Bush, Colin Powell, Kofi Annan. E, mescolate a questi files, immagini ad alto contenuto pornografico di donne, uomini e ragazzine.
A coordinare l'indagine su questo nuovo, possibile modo di comunicare della rete di Al Qaeda in Italia è il pubblico ministero Elio Ramondini, che dice: «Le prime indicazioni sulla possibilità di messaggi segreti attraverso immagini manipolate sono venute proprio dagli Stati Uniti. Ma su questa materia, a differenza che in altre, la collaborazione delle autorità di Oltreoceano è stata deludente. Dopo i primi contatti, non abbiamo avuto alcun tipo di riscontro».

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