Da La Repubblica del 07/08/2007

LA CRISI UMANITARIA

Birmania, tragedia alluvione da mangiare restano solo i topi

Viaggio lungo il fiume che ha travolto villaggi e contadini

Pur di mangiare, i bambini non esitano ad arrostire i ratti trasportati dall´acqua torbida
Davanti al disastro di questi giorni la dittatura militare è immobile La Comunità internazionale tace
Diventare monaci spesso è l´unico modo per riuscire a ottenere un´istruzione dignitosa
Negli ultimi anni, i capi militari si sono arricchiti con il traffico di oppio

di Federico Rampini

MANDALAY - Sono arrivati prima del tramonto, trasportati dall´acqua torbida del fiume Irrawaddy. Centinaia di ratti, morti annegati, sono stati avvistati dalla riva vicino a Mandalay. Un regalo inaspettato per il popolo dei profughi del monsone. I bambini si sono gettati per primi in acqua senza esitare, nuotando tra la fanghiglia marrone hanno inseguito le carogne che galleggiavano a pancia all´aria. Alla sera i falò illuminavano le grigliate di topi, davanti alle tende dei contadini fuggiti dai villaggi sommersi.
Queste inondazioni monsoniche assediano intere regioni della Birmania (Myanmar) da settimane. Lungo lo Irrawaddy le risaie sono state spazzate dalla piena. L´acqua ha ricoperto centinaia di villaggi e ha messo in fuga i contadini. La dittatura militare è immobile davanti al disastro, la Comunità internazionale tace. Attorno al regime di Yangon ormai regna l´indifferenza. L´Asean, l´Unione dei paesi del sud-est asiatico, chiude gli occhi da anni sugli abusi dei dritti umani commessi dalla giunta golpista birmana, che partecipa regolarmente ai lavori dell´associazione. La Cina comunista e l´India democratica fanno a gara nel corteggiare il regime e saccheggiare le risorse naturali del paese, dal petrolio al legname delle ricche foreste tropicali. L´America e l´Unione europea in teoria hanno decretato un embargo contro la Birmania per punirne il governo illegittimo: nel 1990 le proteste contro la dittatura del generale Ne Win erano sfociate in elezioni libere, stravinte dal Partito democratico della signora Aung San Suu Kyi, ma i militari ignorano la volontà del popolo e da allora la Suu Kyi (Premio Nobel della pace) è rimasta quasi sempre agli arresti domiciliari. Ma anche le sanzioni occidentali hanno falle vistose. La compagnia petrolifera francese Total beffa da anni l´embargo e fa affari d´oro con i generali.
Dopo la Corea del Nord questa è probabilmente la nazione orientale con il regime più brutale e corrotto. Contro Myanmar l´Organizzazione internazionale del lavoro di Ginevra ha compiuto un passo senza precedenti: ha chiamato tutte le multinazionali straniere a ritirarsi fino a quando continuerà il ricorso ai lavori forzati per le opere pubbliche, un sopruso che il regime giustifica come una «tradizione buddista di volontariato spontaneo». Lungo lo Irrawaddy che è la spina dorsale del paese, da Mandalay a Yangon la maggior parte dei villaggi non ha mai visto la luce elettrica né l´acqua potabile o le fognature. La bellezza dei paesaggi naturali, le colline sempre verdi, la giungla, le risaie e i grandi laghi, la profusione di antichi templi e pagode bianche e dorate, i giganteschi Budda sdraiati e sorridenti, tutte queste meraviglie sono circondate da una miseria insopportabile. Nelle scuole non ci sono libri. I campi vengono lavorati con la mani nude e l´aiuto di qualche bufalo d´acqua: il trattore è un lusso per pochi. Nell´antica capitale imperiale di Bagan il governo pubblicizza l´artigianato tradizionale degli oggetti decorati con la lacca. Ma perfino la bottega - modello presentata ai turisti si rivela un luogo di sfruttamento e squallore. Molti operai sono bambini e bambine di 12 o 14 anni, lavorano in condizioni tremende con le mani immerse tutto il giorno nelle resine e vernici nere che emanano esalazioni nauseabonde. Poche ore in visita a un simile «laboratorio modello» aiutano a capire la frenesia con cui i bambini birmani cercano il contatto con lo straniero. Nelle località dove arriva il turismo occidentale si è assediati - sempre con il sorriso e una gentilezza squisita - da ragazzini che si offrono come guide turistiche. Più ancora della speranza di una mancia (un paio di dollari al giorno superano il guadagno dei loro padri che coltivano i campi), li attira il sogno di imparare le lingue straniere. La fame fa miracoli: incontro bambini che parlano un inglese eccellente eppure non lo hanno mai studiato a scuola, si sono addestrati solo avvicinando i visitatori stranieri. Se la cavano pure in francese, tedesco, spagnolo e italiano, recitano a memoria la formazione della nostra Nazionale di calcio senza sbagliare pronuncia né accenti. Una lingua occidentale carpita a furia di contatti occasionali coi turisti può essere il passaporto per la salvezza: l´accesso alle professioni più ambite, le poche attività turistiche che pagano in dollari anziché nella deprezzata moneta locale. Uno dei miei accompagnatori a Mandalay, un uomo di mezza età, trent´anni fa lavorava come ingegnere chimico per una multinazionale giapponese. Con il crescente isolamento internazionale e il declino economico del paese si è ridotto a fare il Cicerone per le rare comitive di turisti nipponici.
Il monsone censurato dai mass media ufficiali, i milioni di contadini scappati dai villaggi inondati e in attesa di soccorsi che non arriveranno mai: lo scandalo non sorprende nessuno in questo paese. Venticinque anni di «via birmana al socialismo», poi una nuova dittatura militare più aperta al capitalismo purché generoso di tangenti, hanno ridotto in condizioni penose tutti i servizi pubblici. La scuola è in uno stato disperato. Il mio interprete di Yangon mi dice: «Nessuno vuole più studiare nelle nostre università perché non insegnano nulla, sono considerate una burla dallo stesso governo. Mia figlia si è dovuta iscrivere a un corso di ragioneria per corrispondenza, in inglese, organizzato dall´Ambasciata della Gran Bretagna, perché solo questi titoli di studio stranieri hanno qualche valore».
Il disastro scolastico è una delle chiavi per capire il continuo rafforzamento del buddismo. Su 56 milioni di abitanti la Birmania ha mezzo milione di monaci e 50 mila suore. La tradizione spiritualista conta, è uno dei caratteri distintivi dell´identità culturale del paese. Ma per molti la strada che conduce al monastero non è solo la vocazione religiosa, è l´aspirazione a un´istruzione decente. Nei monasteri, oltre ai testi sacri Pali, s´insegna un buon inglese, la lingua della speranza. Schiere di giovani entrano nei conventi all´età di 7 anni, ne passano dieci a studiare fra i monaci, poi tornano alla vita civile con una cultura superiore. Lo status religioso, la tunica color ruggine per i monaci e l´elegante divisa rosa delle suore, è anche una polizza assicurativa contro la fame. I monaci escono ogni mattina all´alba dai conventi e cominciano il pellegrinaggio in cerca di cibo. Anche nell´emergenza dei monsoni di queste settimane, quando una parte della popolazione ha perso quasi tutto davanti alla furia delle acque, non si nega l´elemosina sacra ai religiosi.
L´atteggiamento del regime verso il buddismo ha avuto una evoluzione. Ai tempi del generale Ne Win l´adesione ufficiale all´ideologia socialista aveva teso i rapporti con le religioni. I monasteri buddisti, centri di formazione di una vera e propria intellighenzia, hanno spesso allevato focolai di contestazione. Furono al centro delle prime agitazioni nazionaliste contro gli inglesi negli anni Trenta, tornarono a ribollire negli anni Ottanta accelerando la crisi della prima dittatura militare. Perciò Ne Win diffidava di quel mondo. I suoi successori invece hanno cambiato tattica. I grandi capi della giunta militare attuale si sono arricchiti con ogni sorta di traffici compresa l´esportazione di oppio. Oggi reinvestono una parte di quelle ricchezze nella costruzione di pagode nuove fiammanti, le cui cupole dorate vanno ad aggiungersi alla profusione dei monumenti millenari. Come il malefico U Po Kyin, protagonista del romanzo "Giorni di Birmania" di George Orwell, i boss della giunta golpista si comprano meriti celesti per le loro future reincarnazioni, compensano le atrocità commesse contro gli oppositori democratici moltiplicando le donazioni ai monasteri.

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