Da Corriere della Sera del 10/10/2006
Originale su http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/10_Ottobre/10/kaplan.shtml

L'incubo del collasso

La determinazione di Kim Jong-Il nel dimostrare la sua potenza missilistica e nucleare è segno della sua debolezza.

di Robert D. Kaplan

Lo scalpore destato dalle prove missilistiche e dalla politica del «rischio calcolato» sul nucleare di Kim Jong-Il offusca la vera minaccia: la prospettiva del collasso catastrofico della Corea del Nord. Il modo con cui si conclude il regime potrebbe determinare l'equilibrio del potere in Asia per decenni. Chi sarebbe il probabile vincitore? La Cina. La determinazione di Kim Jong-Il nel dimostrare la sua potenza missilistica e nucleare è segno della sua debolezza.

Contrariamente alla percezione popolare negli Stati Uniti, Kim non rimane sveglio la notte per la preoccupazione di cosa gli americani potrebbero fargli; piuttosto, è la Cina a inquietarlo. Lui sa che i cinesi si sono sempre interessati di più della geografia della Corea del Nord — con le sue più numerose aperture verso il mare nelle vicinanze della Russia — che della sopravvivenza a lungo termine del suo regime (come gli Usa, anche quando vogliono che il regime sopravviva, i cinesi hanno per la Corea del Nord progetti che non contemplano il «Caro Leader»). Uno degli obiettivi principali di Kim è di obbligare gli Stati Uniti a negoziare direttamente con lui, facendo così sembrare più forte il suo Stato in realtà infiacchito. Più forte sembrerà Pyongyang, migliore sarà la sua posizione nei negoziati cruciali con Pechino — che è ciò che importa di più a Kim.

Per lo sbigottimento di Kim, la risposta americana alle sue recenti prove missilistiche non è stata altro che un'alzata di spalle. Il presidente George W. Bush inviò Christopher Hill, il suo vice Segretario di Stato per gli affari nell'Asia dell'Est e nel Pacifico, nella regione invece del Segretario di Stato Condoleezza Rice. Ero nella Corea del Sud quando venivano sparati i missili e c'erano pochi segni di allarme nelle basi Usa in Corea. Ai piloti di diverse squadriglie combattenti fu detto di non eccedere col bere nelle loro giornate libere nel caso dovessero essere richiamati — ma la cosa non andò oltre.

Ciò che dovrebbe far concentrare gli strateghi americani non sono tanto i test di Kim ma piuttosto che cosa dice della stabilità del suo regime la decisione di effettuarli. Ufficiali Usa dei livelli medi e medio-alti di stanza nella Corea del Sud e in Giappone si stanno preparando per un collasso della Corea del Nord — la qual cosa, entro pochi giorni o persino ore dal fatto, metterebbe il mondo, in verità l'esercito americano, di fronte alla più grande operazione di stabilizzazione dalla Seconda guerra mondiale. «Sarebbe la madre di tutte le operazioni umanitarie di soccorso», mi ha detto il colonnello David Maxwell delle forze speciali dell'esercito. Kim Jong-Il oggi è responsabile di un popolo di 23 milioni sull'orlo della fame; un giorno potrebbe doversene occupare l'esercito statunitense, poi costretto magari a trovare un accordo con l'esercito cinese.


LE SETTE FASI DEL COLLASSO — Robert Collins, un maresciallo dell'esercito in pensione e attualmente un esperto delle zone civili per l'esercito Usa nella Corea del Sud, mi ha delineato sette fasi del possibile collasso del Nord: 1) impoverimento delle risorse. 2) impossibilità di mantenere le infrastrutture. 3) il formarsi di feudi indipendenti controllati da uomini dell'apparato appartenenti a partiti locali o da signori della guerra, e anche una corruzione molto estesa per aggirare un governo centrale indebolito; 4) la tentata soppressione di tali feudi da parte del regime 5) resistenza attiva nei confronti del governo centrale; 6) crollo del regime; 7) formazione di una nuova leadership nazionale.

La Corea del Nord probabilmente ha raggiunto la fase 4 a metà degli anni '90 ma venne salvata dai sussidi della Cina e della Corea del Sud, e anche dagli aiuti umanitari degli Stati Uniti. Ora è ritornata alla Fase 3. Kim Jong-Il ha imparato un'importante lezione dalla caduta del regime della famiglia di Ceausescu in Romania: prima di tutto assumere il più completo controllo dell'esercito, ed è ciò che ha fatto. Ci sono state soltanto defezioni individuali di soldati della Corea del Nord verso il Sud; fughe più organizzate, di soldati che si parlino e non abbiano paura di essere denunciati dai compagni, non si sono verificate.

Un disertore delle forze speciali del Nord mi ha detto che i soldati hanno terrore di parlare di politica con i loro commilitoni. Le forze speciali vivono bene, ma l'estrema povertà dei soldati comuni rende dubbia la loro lealtà a Kim Jong-Il in caso di guerra. Combatterebbero per difendere il regime se ci fosse una ribellione imprevista? L'esempio della Romania fa capire che dipende dalle circostanze: quando gli operai insorsero a Brasov nel 1987, l'esercito rumeno li schiacciò; quando i cittadini di etnia ungherese fecero la stessa cosa due anni dopo a Timisoara, l'esercito abbandonò il regime.


SE PYONGYANG ATTACCA — Ma se, piuttosto che semplicemente sgretolarsi, il Nord sferrasse un attacco a sorpresa contro il Sud? Era più probabile due decenni fa, quando Kim Il-Sung comandava uno Stato più forte e le forze armate della Corea del Sud erano meno preparate. Tuttavia, il colonnello Maxwell e altri si stanno preparando a questa possibilità.

Guidare in mezzo a Seul, una delle metropoli più grandi e congestionate del mondo, fa capire bene che un comune attacco di fanteria contro la capitale della Corea del Sud è qualcosa che nemmeno uno stupido potrebbe prendere in considerazione. Se il Nord dovesse attaccare, lo farebbe per «scioccare e creare timore» usando i suoi 13.000 pezzi di artiglieria per far cadere più di 300 mila bombe sulla capitale della Corea del Sud, dove vive quasi la metà dei 49 milioni di abitanti di tutto il Paese. La devastazione diffusa che ciò causerebbe sarebbe ampliata dalle forze di operazioni speciali della Corea del Nord, che si infiltrerebbero nel Sud per sabotare gli impianti idrici e i terminal ferroviari e di autobus. Nel contempo, l'Esercito del Popolo della Corea del Nord marcerebbe sulla città di Uijongbu, a nord di Seul, da dove attraverserebbe il fiume Han girando attorno a Seul ad est. La violenza sarebbe orrenda. Come parte dell'accordo per fermare il bagno di sangue, membri del regime potrebbero provare a negoziare la loro sopravvivenza.


IL PERICOLO DI UNA REAZIONE MILITARE —Le mie fonti temevano che dopo i test missilistici di Pyongyang a Luglio, l'amministrazione Bush avrebbe potuto commettere l'errore di reagire militarmente - il che potrebbe essere stato proprio ciò che si augurava Kim Jong-Il poiché gli avrebbe permesso di raggiungere un primo obiettivo strategico: scindere l'alleanza fra la Corea del Sud e gli Usa Come potrebbe succedere? Dopo la risposta degli Stati Uniti in modo mirato nei confronti di lanci di missili o qualsiasi altra atrocità futura, il Nord inizierebbe un intensiva serie di tiri di sbarramento ad intervalli di cinque o dieci minuti sopra Seul, facendo morire americani e coreani nelle vicinanze della guarnigione di Yongsan («Dragon Mountain»), la Zona Verde militare americana nel cuore della città. Dal punto di vista politico, saremmo battuti. La sinistra della Corea del Sud darebbe la colpa agli Stati Uniti per la carneficina di Seul. Le Nazioni Unite e i media accuserebbero neanche troppo velatamente Washington per la crisi — e invocherebbero negoziati di pace. Con ciò, il regime acquisirebbe nuova linfa. Il che spiega perché alcuni esperti preferiscono una guerra economica contro il Nord. Smettetela di aiutare il regime con aiuti umanitari, dicono. Il popolo della Corea del Nord è stato sull'orlo della fame per decenni. La gente mangia la corteccia degli alberi. Basta con l'agonia. Date il vostro aiuto per il crollo del regime. Un problema di questa strategia è che potrebbe rendere le tremende opzioni militari della Corea del Nord più probabili: regimi come questo, nelle fasi ultime del collasso, tendono a comportarsi in modo irresponsabile, magari ricorrendo ad armi di distruzione di massa.
Annotazioni − Estratti dal saggio «When North Korea Falls», Atlantic Monthly.
Traduzione di Walter Arthur Gulia.

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