Da La Stampa del 08/10/2006
Originale su http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200610articoli/1174...

Mentre i cinque del consiglio Onu più la Germania dicono un primo sì alle sanzioni a Teheran

Pyongyang sfida il mondo, imminente il test nucleare

Soldati del Nord sconfinano, sparatoria tra le due Coree

di Maurizio Molinari

NEW YORK. Monito dell'Onu a Kim Jong-il sul test nucleare mentre lungo il confine fra le due Coree si spara e gli ingegneri di Pyongyang preparano i siti sotterranei per la detonazione. Il Consiglio di Sicurezza ha adottato all'unanimità una dichiarazione che chiede alla Corea del Nord di non effettuare il test e di tornare immediatamente al tavolo del negoziato a sei (con Usa, Russia, Giappone, Cina e Corea del Sud) per affrontare ogni contenzioso.

Dicendosi «molto preoccupato» il massimo organo dell'Onu lascia intendere che un eventuale test non sarebbe senza conseguenze mentre Tokyo è ancora più esplicita preannunciando l'adozione di «misure punitive» alla vigilia della partenza del premier Shinzo Abe per Pechino dove oggi avrà un summit con il cinese Hu Jintao. Shinzo Abe andrà poi a Seul, rimanendo sempre in contatto con Washington, da dove l'inviato Usa Christopher Hill ha avvertito Pyongyang che «può scegliere di avere le atomiche o di riconciliarsi con la comunità internazionale ma non può fare entrambe le cose».

Pressioni diplomatiche e minacce di sanzioni non sembrano avere effetto su Pyongyang. I satelliti Usa stanno osservando da giorni squadre di tecnici all'opera in tre diversi siti dove potrebbe aver luogo in tempi stretti il test sotterraneo. Il viceministro degli Esteri giapponese, Shotaro Yachi, ritiene che l'esplosione sia imminente e potrebbe avvenire oggi stesso, in coincidenza con l'anniversario della nomina di Kim Jong-il alla guida del Partito coreano dei lavoratori nel 1997.

Fonti cinesi hanno confermato alla Reuters che i nordcoreani sono «quasi pronti» a far esplodere il primo ordigno nucleare, spiegando che «è stata scelta una miniera». «Pyongyang ha già deciso di fare il test - ha assicurato Li Dunqiu del Centro studi governativo cinese sullo Sviluppo della Ricerca - e solo la scelta americana di togliere le sanzioni unilaterali può portare ad un ripensamento». Nell'intento di cogliere ogni dettaglio di quanto sta per avvenire, aerei e satelliti spia degli Stati Uniti osservano 24 ore su 24 l'intero territorio nordcoeano mentre lungo la frontiera che separa la Penisola ieri si è verificato un insolito incidente militare. Tutto è iniziato quando cinque militari della Corea del Nord hanno varcato la linea che segna l'inizio della zona smilitarizzata lungo il 38° parallelo - creata al termine della guerra terminata nel 1953 - andando incontro alla reazione delle guardie di frontiera della Corea del Sud, che hanno sparato quaranta colpi. I cinque militari si sono subito ritirati e secondo alcune fonti locali avrebbero varcato il confine inconsapevolmente, nell'intento di andare a pescare in un fiume vicino ma poiché simili sconfinamenti sono molto rari - quest'anno si tratta del secondo - l'opinione del governo di Seul è che possa essersi trattato di una provocazione voluta, tesa a creare un'atmosfera di tensione in vista del test. Forse non a caso nelle stesse ore la stampa governativa nordcoreana dava notizia di un incontro fra Kim Jong-il ed i vertici delle forze armate simile a quello che nello scorso luglio anticipò nove test missilistici.

Il Consiglio di Sicurezza potrebbe trovarsi a decidere su come rispondere al test già domani, in coincidenza con l'atteso voto per designare il sudcoreano Ban Ki-moon alla carica di Segretario generale. Al Palazzo di Vetro la crisi nordcoreana si sovrappone con quella iraniana. I cinque membri del Consiglio di Sicurezza (Usa, Russia, Gran Bretagna, Francia e Cina) più la Germania si sono riunite a Londra trovando l'accordo su quella che il sottosegretario Usa Nicholas Burns ha definito la «volontà di imporre sanzioni all'Iran» a causa del rifiuto di Teheran di rispettare la richiesta di bloccare il nucleare contenuta nella risoluzione Onu 1696. Ma fra le sei potenze non c'è ancora accordo su quali sanzioni adottare a da domani saranno le loro feluche a iniziare consultazioni per tentare di trovare un compromesso ed arrivare al voto su una nuova risoluzione.

«Iniziamo un negoziato complesso sulla definizione delle sanzioni ma la scelta è compiuta» ha detto Burns, confermando la scelta della Casa Bianca di bloccare il programma nucleare di Teheran per impedire il ripetersi nel Golfo della crisi nordcoreana.

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