Da La Stampa del 14/08/2006
Originale su http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200608articoli/9057...

Scontri lungo il confine oltre 250 razzi in Galilea. Continuano i raid aerei: 24 vittime civili a Beirut e Tiro, dove una madre muore con i suoi tre bambini

Sì di Israele alla risoluzione, oggi la tregua

Ma gravi contrasti sul disarmo delle milizie di Hezbollah paralizzano il governo libanese

di Aldo Baquis

TEL AVIV. Dopo una riunione durata ore, ieri il governo di Ehud Olmert ha detto sì alla risoluzione 1701 con un solo astenuto, l'ex ministro della Difesa ed ex capo di stato maggiore Shaul Mofaz. Olmert ha sostenuto che la risoluzione Onu è positiva perché spiana la strada al disarmo di Hezbollah e favorisce il ritorno dei due soldati rapiti il 12 luglio. L'appuntamento con la pace è fissato per le otto del mattino, sette ora italiana. Ma sulla pace incombe l'ombra di possibili contrasti all'interno del governo di Beirut sul disarmo delle milizie Hezbollah. L'esecutivo si sarebbe dovuto riunire ieri sera per valutare in dettaglio come applicare la risoluzione (accettata sabato all'unanimità), ma la riunione è slittata. Intanto ieri Israele ed Hezbollah hanno continuato a combattere aspramente. I guerriglieri di Hassan Nasrallah hanno realizzato il record di lancio di razzi sulla Galilea: circa 250, di vario tipo, in prevalenza katyusha, ma anche Khaibar-1, che hanno una gittata di 100 chilometri e una testata da decine di chilogrammi di esplosivo. Un israeliano è morto in questi bombardamenti e decine sono rimasti feriti. Colpita soprattutto Haifa.

I bombardamenti israeliani hanno invece centrato alcuni edifici nel rione sciita della capitale. Diverse persone sono rimaste sepolte sotto le macerie, ma né Nasrallah né gli altri leader Hezbollah sono rimasti coinvolti. Sempre a causa dei raid aerei israeliani, morti sette civili a Tiro (fra cui una madre con i suoi tre bambini) e due a Baalbek. In tutto 24 le vittime civili.

Nel Libano del Sud è stata un'ulteriore giornata di sangue. Sabato Israele ha perso a sua volta 24 militari, fra cui il carrista Uri Grossman (figlio del romanziere David Grossman) e la prima donna soldato a cadere in questo conflitto, una ventiseienne che era a bordo di un elicottero abbattuto. Ieri altri militari israeliani sono rimasti uccisi: cinque secondo Israele, dieci secondo alcune televisioni arabe. I feriti sono stati oltre 70. Israele da parte sua ha affermato di aver ucciso 50-60 miliziani Hezbollah negli ultimi due giorni.

Oggi, di prima mattina, il fuoco nel Libano dovrà cessare e le forze di Israele dovranno assestarsi sulle proprie posizioni, in attesa che quel terreno sia affidato al controllo congiunto dell'esercito nazionale libanese e di un contingente rafforzato dell'Unifil, forte di 15 mila uomini. «Andiamo verso giornate di incertezza», ha detto un generale israeliano. «Noi rispetteremo gli accordi, ma siamo anche determinati a difendere le nostre truppe e i nostri cittadini». Da parte sua, Hezbollah ha fatto sapere che continuerà a lottare contro la presenza di forze straniere sul suolo nazionale.

Prima del cessate il fuoco, Israele cerca di assumere il controllo sulla maggior parte possibile del territorio compreso fra il confine e il fiume Litani. Ieri le forze israeliane sono avanzate su più direttive: nei settori orientale e centrale si sono avvicinate alla sponda Sud del Litani, mentre in quello occidentale si sono assetate circa a dieci chilometri a Sud di Tiro. La battaglia più aspra è avvenuta nel Wadi Sluki, una piega rocciosa del terreno dove i carri armati Merkava sono stati centrati a ripetizione dai razzi Hezbollah.

Altri duri scontri sono avvenuti ad Ayta el-Shaab e a Tel Nahes, dove i blindati israeliani sono stati attaccati dai razzi Hezbollah. Ad Ayta el-Shaab Israele è tuttavia riuscito a scoprire un bunker Hezbollah utilizzato come comando di zona. Si è trattato di una scoperta preziosa per l'intelligence militare di Israele e degli Usa, che hanno potuto farsi una idea più precisa sui sofisticati sistemi elettronici di comunicazione messi a disposizione dall'Iran agli Hezbollah. Fra questi: telecamere situate sui tetti delle case, che via internet trasmettono le immagini di spostamenti nemici in un centro di controllo nelle retrovie, capace di ordinare a distanza l'apertura del fuoco.

Secondo fonti dell'amministrazione Usa - lo ha scritto l'autorevole giornalista liberal Seymour Hersh sul New Yorker - l'offensiva israeliana era pronta da tempo e aspettava solo un pretesto per scattare. Washington l'ha appoggiata perché la vedeva come una prova generale del possibile scontro con l'Iran, quando a fine agosto Teheran rifiuterà il pacchetto offerto dalla Ue per interrompere il programma nucleare.

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