Da Peace Reporter del 29/09/2006
Originale su http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=6354

La muraglia saudita

Il governo di Riad annuncia la costruzione di una barriera lungo il confine con l'Iraq

di Christian Elia

“Il suo scopo principale è quello di tentare di rendere più sicuro il confine con l'Iraq il quale, dopo l'invasione della Coalizione, non è più in grado di controllare i propri confini”. Così Nawaf Obaid, consigliere per la sicurezza nazionale dell'Arabia Saudita, ha presentato il progetto della barriera difensiva che il governo saudita vuole costruire al confine con l'Iraq.


ACCUSE RECIPROCHE

Obaid, nel corso di un incontro con la stampa avvenuto mercoledì scorso, ha anche previsto che “saranno necessari 5 o 6 anni per completare i lavori e soprattutto ci vorranno più o meno 12 miliardi di dollari per coprire i costi dell'infrastruttura che, alla fine, misurerà circa 900 chilometri e sarà dotata di sensori elettronici per intercettare tentativi d'intrusione”.

Un nuovo muro insomma, sul modello di quello che Israele costruisce sconfinando nei Territori Occupati in Palestina, o di quello che gli Stati Uniti tentano di rinsaldare al confine con il Messico. Il governo saudita però, negli ultimi tre anni, ha speso fino a 2 miliardi di dollari per tentare di chiudere quel confine che, secondo l'intelligence saudita, è troppo permeabile e permette a elementi sovversivi, secondo la definizione di Obaid, di entrare in Arabia Saudita e compiere attentati.

Più o meno la stessa accusa che i vertici militari statunitensi in Iraq muovono all'Arabia Saudita e alla Siria: essere le retrovie dei guerriglieri che combattono contro le forze della Coalizione.

Obaid ha sottolineato come questa iniziativa voglia sgombrare il campo dagli equivoci.

”Siamo noi a subire l'instabilità causata dall'invasione dell'Iraq, non il contrario. E i guerriglieri non trovano rifugio in Arabia Saudita, ma vengono qui a destabilizzare il paese”. Il funzionario saudita ha specificato che blindare il confine serve anche per stroncare il contrabbando, l'immigrazione clandestina e il traffico di armi che, sempre dopo l'invasione del 2003, sono diventati ingestibili.


MURO CONTRO MURO

La decisione del governo di Riad sembra una risposta alle affermazioni del comando Usa che, nell'aprile scorso, aveva calcolato che uno su cinque dei guerriglieri stranieri arrestati in Iraq è di nazionalità saudita. Dal settembre 2005 all'aprile 2006, le pattuglie statunitensi in Iraq hanno arrestato 23 sauditi. Un ennesimo segnale della fine della luna di miele tra Washington e Riad, dopo l'11 settembre 2001. Erano sauditi 15 dei 19 attentatori suicidi che lanciarono gli aerei contro le Twin Towers e il Pentagono, è saudita lo stesso Bin Laden. Dopo 50 anni segnati da un'alleanza di ferro e da reciproci interessi economici, i rapporti tra gli Usa e l'Arabia Saudita si sono congelati. In particolare quando, a marzo 2003, gli Usa hanno deciso d'invadere l'Iraq e l'Arabia Saudita si è opposta fermamente all'attacco. Riad a questo punto, da tempo, tenta di mostrare un impegno sempre più deciso contro il terrorismo internazionale, mantenendo però alto il tono delle polemiche con gli Usa per tentare di soffocare un'opposizione interna sempre più aggressiva, la quale accusa la casa regnante di essere stata e di essere ancora un vassallo degli Stati Uniti. Inoltre, dopo la caduta di Saddam, l'Iraq è in pratica governato dagli sciiti, che in Arabia Saudita rappresentano una minoranza vessata. Riad teme un effetto domino in casa sua, dopo la stagione di attentati che ha causato la morte di circa 100 persone in due anni, e una levata di scudi degli sciiti sauditi. Il muro quindi, dovrebbe servire per risolvere, almeno in parte, tutti questi problemi, ma i precedenti della storia non sono incoraggianti.

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