Da Panorama del 24/07/2006
Originale su http://www.panorama.it/mondo/capire_mondo/articolo/ix1-A020001037183

Guerra promessa

A Gerusalemme non hanno dubbi: le azioni degli hezbollah sono il primo passo di un attacco dell'Iran a Israele. Per questo la risposta è così dura. Per questo non possono che vincere sul campo, anche a rischio di una drammatica escalation. Ma intanto la diplomazia...

di Pino Buongiorno

Sulla via di Damasco Hassan Nasrallah, 46 anni, il segretario generale di Hezbollah, si è incamminato il 29 giugno, festa di San Pietro e Paolo. A differenza di Paolo di Tarso non è andato a convertirsi, ma a organizzare un agguato antisraeliano, uno dei tanti dei suoi 14 anni alla guida di Hezbollah, il più organizzato gruppo terroristico del Medio Oriente, trasformatosi nel partito politico degli sciiti libanesi in grado di controllare il 35 per cento del territorio e di influenzare il governo filoccidentale di Beirut.

Prima Nasrallah è stato visto entrare nell'ambasciata dell'Iran in Siria, che è anche il quartier generale degli ufficiali del ministero dell'Intelligence di Teheran. Poi è stato segnalato mentre varcava un ingresso riservato del palazzo presidenziale, ricevuto in gran segreto da Bashar Assad.
Una decina di giorni dopo, sempre da Beirut, secondo le informazioni fornite a Panorama da fonti qualificate dell'apparato della sicurezza d'Israele, ha preso la strada di Damasco Talal Hamiya, il vice di Imad Mughniya, uno dei terroristi più ricercati al mondo, capo delle operazioni militari di Hezbollah.

Hamiya ha incontrato alcuni funzionari siriani e un paio di generali dei pasdaran iraniani in uno speciale centro di comando che gestisce i collegamenti con Hezbollah in Libano e con Hamas a Gaza. Quando anche Ali Larijani, il segretario del consiglio supremo della sicurezza nazionale dell'Iran, è sbarcato la mattina del 12 luglio sempre a Damasco proveniente da Bruxelles il cerchio si è chiuso.
Il terrorista Hamiya ha fornito all'inviato iraniano i dettagli sull'incursione appena effettuata in Israele da una cellula dell'apparato della sicurezza speciale (Ass), il braccio clandestino di Hezbollah: tre soldati israeliani uccisi, due sequestrati.

Prima di rientrare a Teheran, Larijani, visibilmente soddisfatto, ha chiesto di poter parlare a quattr'occhi con Khaled Mashal, il capo dell'ufficio politico di Hamas, responsabile del precedente rapimento di un giovane militare israeliano nella Striscia di Gaza, e con Ramadan Shalah, segretario generale della Jihad islamica palestinese, l'ispiratore degli attacchi kamikaze contro le città israeliane.

Nasrallah: il capo politico-militare. Hamiya: l'esecutore spietato. Larijani e Assad: i raffinati burattinai. «Il quartetto del male» lo bolla un importante esponente del governo di Gerusalemme. Sono quattro personaggi in cerca di una provocazione contro Israele per distogliere l'attenzione dai fulmini in arrivo a casa propria.
L'Iran ha bisogno di allontanare le sanzioni dell'Onu per i progetti della bomba atomica. La Siria deve posporre il più possibile i risultati dell'inchiesta internazionale sull'assassinio dell'ex premier libanese Rafik Hariri, che coinvolge la famiglia del presidente Assad.

Hezbollah è preoccupato dal calo di consensi, ma soprattutto dalla richiesta impellente degli altri partiti libanesi di disarmare le milizie secondo la risoluzione 1559 del Consiglio di sicurezza Onu. Che cosa meglio di un sequestro di soldati israeliani? Qualche scaramuccia per una o due settimane, poi i soliti negoziati all'estero, gestiti magari dai servizi segreti tedeschi: il tempo necessario per far passare l'estate.
Mai calcolo fu più sbagliato. Se «il quartetto del male» ha pensato di testare «l'asse dei novizi» (il neo-premier israeliano Ehud Olmert, l'ex sindacalista Amir Peretz, ministro della Difesa, e il nuovo capo di stato maggiore, generale Dan Halutz), mal gliene incolse.

Forse solo per dimostrare di non aver alcun complesso di inferiorità rispetto all'indimenticabile Ariel Sharon, il governo di coalizione, con la luce verde dell'amministrazione di George W. Bush, ha reagito in maniera durissima, oltre ogni previsione, tale da ricordare a Nasrallah e ai suoi sponsor l'infausta avventura del presidente egiziano Gamal Abdul Nasser, che portò alla disfatta del 1967. L'operazione Cambio di direzione non è la classica punizione per il sequestro di due soldati: «È una campagna strategica», ha spiegato a Panorama un alto ufficiale della Difesa.

Da una parte dovrebbe indebolire Hezbollah di almeno il 50 per cento delle sue capacità offensive (dopo la prima settimana l'obiettivo è stato raggiunto solo al 25 per cento), dall'altra servirebbe a lanciare l'avvertimento finale all'Iran e alla Siria, che usano la guerra per interposta organizzazione terroristica. Per certi versi è possibile affermare che questa ennesima guerra mediorientale (con le drammatiche conseguenze di distruzioni, morti civili e profughi, già oltre 700 mila) è il primo atto del conflitto annunciato con l'Iran.

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