Da La Stampa del 18/07/2006
Originale su http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200607articoli/7818...

Vertice del G8. Firmato un accordo con l'obiettivo di ridurre la dipendenza dal Medio Oriente. Veto alle armi di distruzione di massa per Iran e Corea del nord

Patto Bush-Putin: il futuro il nucleare

Sfida agli sceicchi del petrolio. In Russia centrali e scorie, agli Usa la ricerca sui sistemi di riciclaggio

di Maurizio Molinari

SAN PIETROBURGO. Divisi da opposte visioni filosofiche della democrazia come da interessi contrastanti in Medio Oriente ed Europa dell'Est, George W. Bush e Vladimir Putin hanno siglato al G8 un accordo di due pagine sul nuovo ordine nucleare che pone le basi per rivoluzionare l'approvvigionamento globale di energia e contrastare la proliferazione da parte di Stati come l'Iran e la Corea del nord.

La dichiarazione congiunta sulla «Cooperazione per gli usi pacifici dell'energia nucleare» si propone di garantire l'accesso all'atomo a tutti i Paesi in via di sviluppo che lo desiderano evitando rischi di proliferazione.

L'obiettivo è triplice: diminuire la dipendenza globale dal greggio, facendone scendere il prezzo sui mercati a dispetto di una domanda di energia in aumento nel Terzo Mondo; favorire lo sviluppo di una forma di energia che non inquina l'atmosfera, combattendo così i gas serra che stanno cambiando il clima; aumentare il controllo sui processi di arricchimento dell'uranio nelle aree a rischio da parte delle potenze nucleari che sono poi i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu (Usa, Russia, Francia, Gran Bretagna e Cina).

Il metodo per riuscirci, concordato da Bush e Putin, è «la proposta russa di creare un sistema di centri internazionali per garantire l'accesso al combustibile nucleare, incluso l'arricchimento dell'uranio, sotto il controllo dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), grazie all'iniziativa degli Stati Uniti per lo sviluppo di nuovi reattori nucleari e tecnologie per riciclare il combustibile».

In concreto ciò significa che Putin apre le porte dello sterminato entroterra russo alla costruzione di centrali nucleari e depositi per le scorie mentre gli Stati Uniti si impegnano a progettare impianti e tecnologie di nuova generazione che consentiranno di riutilizzare il combustibile.

La «Global Nuclear Energy Partnership» della Casa Bianca punta proprio a destinare imponenti risorse alla ricerca per riuscire a riciclare le scorie - ovvero a creare l'energia indistruttibile - e il presidente Bush, partecipando a un forum con i giovani russi, si è detto sicuro sul fatto che «nei prossimi decenni i rifiuti nucleari potranno esserre usati come fonte di energia». «I dollari che spenderemo per riuscire nell'impresa daranno vita a unmondo futuro completamente diverso» ha detto Bush, ovvero non più dipendente dai pozzi di petrolio di Paesi instabili come Arabia Saudita, Iran, Iraq, Nigeria, Libia e Venezuela.

L'accordo di San Pietroburgo spiega quanto avvenuto negli ultimi mesi su alcuni dei maggiori scenari regionali di crisi: la proposta di Putin di sciogliere il contenzioso nucleare con l'Iran ospitandone l'arricchimento dell'uranio è stato il primo passo mentre il secondo è arrivato con l'accordo Usa-India, che consentirà a New Delhi di costruire nuove centrali per poi restituire a Washington il combustibile adoperato.

La Dichiarazione di San Pietroburgo sul nuovo ordine nucleare cela interessi di lungo termine convergenti: Putin prospetta per la Russia un futuro da serbatoio di energia rinnovabile per le economie emergenti e Bush pone le basi per l'indipendenza degli Stati Uniti e dell'Occidente dalle importazioni di greggio che frenano la crescita economica.

Il patto ha un valore geopolitico immediato perché la seconda parte sul «Contrasto della proliferazione » mette nero su bianco l'intesa sul fatto che Teheran non potrà avere armi nucleari e Pyongyang dovrà rispettare gli accordi che ne prevedono la rinuncia. A ciò bisogna aggiungere che i due leader hanno firmato un accordo per prevenire l'uso di armi nucleari da parte di terroristi che apre le porte a una più stretta cooperazione sulla sicurezza degli impianti.

Resta da vedere se l'intesa, siglata a poche settimane di distanza dal ventennale del disastro di Chernobyl, riuscirà ad arrivare in porto: anche per un leader forte come Putin si annuncia difficile difendere il fatto che la Russia raccoglierà le scorie del Pianeta mentre il Congresso Usa è già sul piede di guerra, nel timore che l'intesa moltiplichi e non diminuisca i rischi di proliferazione. Quale che sia la sorte del patto di San Pietroburgo il fatto stesso che Putin e Bush lo abbiano firmato costituisce la più ambiziosa sfida strategica mai lanciata alle rendite degli sceicchi.

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