Da La Repubblica del 20/02/2006
Originale su http://www.repubblica.it/supplementi/af/2006/02/20/attualita/013ogieme...

Piante Ogm, la difficile definizione della fascia ‘di sicurezza’

Uno studio del cedab

di Patrizia Feletig

Qual è la distanza di sicurezza perché i campi Ogm non contaminino le coltivazioni convenzionali? Più precisamente, affinché il tasso di contaminazione risulti inferiore al 0,9%, soglia di tolleranza stabilita dall’Ue per definire un prodotto nonbiotech? Si tratta del rischio che il polline delle piantagioni Ogm, trasportato dal vento o da insetti, si depositi sui campi di colture tradizionali e biologiche trasformandole in transgeniche. Una misura di difficile determinazione in Italia a causa del divieto alla sperimentazione di Ogm in campo aperto. Un’indicazione arriva dalla ricerca condotta dal Centro di documentazione sulle agrobiotecnologie (Cedab) su una superficie di 44 ettari nella pianura Padana. Si dimostra che in condizioni ottimali un campo biotech deve essere 17,5 metri distante da uno tradizionale per mantenere il flusso genico nel raccolto convenzionale sotto la soglia del 0,9%. Ad una distanza di 30 metri il tasso di contaminazione accidentale scende sotto il 0,5%.

L’area ‘decongestionante’ risulta più efficace se coltivata con file di mais ‘barriera’ appartenenti a varietà con epoche di fioritura non coincidenti. Meno funzionali ad ostacolare il flusso pollinico gli spazi aperti o altre piantagioni. In tal caso, diversi studi internazionali dimostrano che la zona cuscinetto dovrebbe salire a 200 metri. Per simulare le coltivazioni su larga scala di mais transgenico, proibite nel nostro paese, il Cedab ha utilizzato una specie convenzionale dai semi colorati. Al momento del raccolto, si è misurato a quale distanza da questi ‘finti ogm’ erano presenti pannocchie con semi colorati prodotti dal loro polline. Spiega Giuseppe Lauria del Consiglio dei diritti genetici, un ente di ricerca sulle biotecnologie: «Si è rimasti prudenti, ricorrendo a una varietà omozigote, in cui la modificazione genetica è presente nel 100% del polline, mentre nel caso di sementi geneticamente modificate si usano varietà eterozigote, quindi la quantità di polline gm si riduce». Tuttavia non è esclusa l’eventualità di una contaminazione a distanze elevate: il polline ha una vitalità di 2 ore, e se c’è molto vento può volare lontano.

La contaminazione accidentale è uno dei nodi controversi della battaglia sugli Ogm. Un braccio di ferro spesso ideologico, accentuato da un frastagliato limbo normativo fatto di provvedimenti regionali e provinciali a volte in contrasto con legislazione europea, di moratorie scadute, di minacce di sanzioni internazionali da parte del Wto e dell’Unione. Anche la conversione in legge 5/2005 del decreto Alemanno è di controversa interpretazione: c’è chi dice che apre la porta alle coltivazioni transgeniche in Italia, chi viceversa che rende impossibile agli agricoltori italiani di adottare delle culture innovative. Ora tutto è rimandato alle regioni che devono definire un piano di coesistenza tra le colture geneticamente modificate, convenzionale e biologiche, nel rispetto dell’ordinamento comunitario.

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