Da Corriere della Sera del 04/12/2005
Originale su http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2005/12_Dicembre/04/uranio.shtml

Gli 007 italiani: «Così si potrà scoprire chi ha tentato di incolpare Roma»

Falso dossier uranio, l’Fbi riapre il Nigergate

Le indagini puntano su gruppi di esiliati iracheni che avrebbero costruito la pista dell’acquisto di materiale da parte di Saddam

di Ennio Caretto

WASHINGTON - Dopo aver discolpato l’Italia da qualsiasi responsabilità e aver archiviato il caso, l’Fbi, la polizia federale, ha riaperto l’inchiesta sul Nigergate lo scandalo della falsa caccia di Saddam Hussein al materiale nucleare del Niger. Questa volta, ha nel mirino gruppi americani e di esiliati iracheni, tra cui quello di Ahmad Chalabi, il protetto del vicepresidente Richard Cheney e del ministro della Difesa Donald Rusmfeld, sospettati di aver manipolato l'intelligence in modo da accusare il rais di possesso di armi di sterminio e di fare guerra all'Iraq. Lo ha svelato il Los Angeles Times , precisando che l’improvvisa ripresa delle indagini è dovuta alle pressioni dei democratici e al ritardo delle indagini del Senato, boicottato, sembra, da una agenzia del Pentagono.

Alla chiusura dell’inchiesta un mese fa, il senatore democratico JohnRockefeller criticò l'Fbi perché non aveva interrogato Rocco Martino, un ex collaboratore dei servizi italiani, la fonte dei documenti: «Potrebbe esserci stato un complotto» disse. Ieri Rockefeller ha elogiato l’agenzia: «Non devono restare zone d’ombra in un caso a così alto profilo, a volte basta un poco più d’indagini e si scoprono cose non viste o non capite prima». L'Fbi ha ridotto le aspettative dichiarando: «Noi non ci attendiamo risultati esplosivi. Martino non stava lavorando per governi o servizi segreti, era uno che cercava di vendere a chiunque poteva». La prima inchiesta dell’Fbi si era concentrata sul ruolo dei servizi segreti alleati nel Nigergate, italiani, inglesi e francesi innanzitutto. E il 20 luglio scorso, con una lettera indirizzata a palazzo Chigi, il direttore Robert S. Mueller ha comunicato «l’archiviazione dell’investigazione perché è stata ottenuta la inconfutabile prova che pienamente supporta la nostra teoria del profitto personale da parte di un individuo ed esclude la possibilità di una campagna di disinformazione contro il governo degli Stati Uniti».

Ieri sera il direttore del Sismi Niccolò Pollari ha informato degli ultimi sviluppi il sottosegretario Gianni Letta. Gli uomini del servizio segreto militare italiano parteciperanno ai nuovi accertamenti e l’ipotesi più probabile è che concentrino la propria attenzione sul ruolo dell’ intelligence francese che per un lungo periodo ha avuto proprio Rocco Martino come collaboratore «a libro paga». I commenti fatti filtrare da Forte Braschi accolgono con soddisfazione la notizia di questa ulteriore indagine, anche se risulta evidente come il governo italiano e lo stesso Sismi abbiano interesse a chiudere il più rapidamente possibile e in maniera definitiva la vicenda. «L'Fbi ha chiesto e ottenuto di condividere e portare avanti congiuntamente le linee investigative da noi indicate e sviluppate» - si fa sapere - «e dunque c’è forte ottimismo sulla concreta possibilità di identificare nel breve periodo precise ipotesi di responsabilità». E si rileva che «le indagini sono rivolte ad accertare altresì chi e a che fini abbia tentato inutilmente di accreditare responsabilità a danno dell'Italia».

La linea degli 007 e di palazzo Chigi sulla vicenda è stata ribadita un mese fa dallo stesso Pollari davanti al Comitato parlamentare di controllo: «Nessun ruolo ha avuto il Sismi nella fabbricazione del dossier sulla vendita di uranio dal Niger al regime di Saddam Hussein. Anzi. Sin dall’inizio abbiamo condiviso le perplessità degli organismi stranieri di intelligence e di indagine su quelle carte, fino poi a dichiararle inattendibili».

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