Da La Repubblica del 31/08/2005
Originale su http://www.repubblica.it/2005/b/rubriche/glialtrinoi/imnon/imnon.html

Nella percezione comune, i clandestini sono in maggioranza. Una ricerca sfata molti luoghi comuni sugli stranieri

Abdallah, l'immigrato che non c'è dei mass media italiani

di Giovanni Maria Bellu

Abdallah è un immigrato irregolare di religione musulmana. Ha il pregio di prestarsi a lavori che gli italiani non vogliono più fare, ma ha il grosso difetto d'essere piuttosto incline a commettere reati. Inoltre, come tutti gli immigrati, si moltiplica troppo rapidamente. Ormai a Roma ce n'è uno ogni cinque-sei abitanti. E' chiaro che, se le cose continueranno così, alla fine ne saremo invasi. Della vita di Abdallah (del paese da cui è partito, delle ragioni per cui l'ha fatto) si sa poco, ma di quella presente danno conto quotidianamente i giornali e le televisioni. Le parole più usate sono "carabinieri", "polizia", "commissariato". E anche questo chiarisce di che pasta è fatto.

Ma allora perché parlare di Abdallah? E, poi, chi è? Partiamo dalla risposta più facile. Abdallah è l'omologo del nostro signor Rossi. Se il signor Rossi è l'italiano medio, Abdallah, nome arabo molto diffuso, è l'immigrato medio. Ne parliamo per tentare di dare una risposta all'Unione degli studenti medi della Campania. Leggiamo, infatti, in una notizia Ansa di domenica scorsa che l'Unione degli studenti ha deciso di protestare contro il modo in cui gli organi d'informazione italiani hanno trattato l'omicidio di Ibrahime Diop, il giovane senegalese assassinato poco più di dieci giorni fa da un balordo italiano nelle vicinanze della stazione di Napoli. "Il mondo della politica e della comunicazione - scrivono indignati gli studenti - ha considerato l'omicidio di Ibrahime un omicidio di serie B".

Vero: al contrario di altri fatti identici, ma dove le parti erano invertite, la tragedia di Ibrahime Diop non è stata trattata nelle cronache nazionali né dei quotidiani, né delle tv. Secondo gli studenti, all'origine di questa disparità di trattamento c'è la politica del governo verso l'immigrazione, la legge Bossi-Fini, etc. Chissà. Di certo c'è il modo degli organi d'informazione di parlare dell'immigrazione e il modo dell'opinione pubblica di percepirla. E' per questa semplice ragione che può valere la pena di ragionare sul signor Rossi e su Abdallah, cioè sull'italiano medio e sull'immigrato medio. E su come l'uno e l'altro vengono descritti e dunque considerati.

Diciamo subito che sono due tipi diversi. Il "signor Rossi" ha una storia lunga e complessa, nella quale s'incontrano convinzioni diffuse, luoghi comuni, leggende ma anche indagini sociologiche, i rapporti annuali del Censis, le ricerche dell'Eurispes. E poi comici e filosofi, scrittori e cinematografari. Nel Dna del signor Rossi possiamo trovare Machiavelli e Totò, Petrolini e Leopardi. Antonio Gramsci e, ahimè, Mario Borghezio. Da tutto questo - e da molto altro ancora - nasce l'italiano medio. Un tizio che non esiste ma di cui tutti hanno una certa idea.

E Abdallah? Naturalmente il suo Dna è più semplice. Non perché sia meno antico. Al contrario. Intanto ci sono parecchi signor Rossi che hanno, nel loro Dna non metaforico, qualcosa in comune con Abdallah. Dalle mie parti, in Sardegna, si vede a occhio nudo. E poi c'è quel particolare di cui troppo spesso ci si scorda (strano in un paese religioso come il nostro) quale la comune parentela con Abramo. E potremmo continuare, scomodando i numeri arabi e Averroè. Ma sarebbe inutile. perché gran parte degli elementi che compongono l'immagine di Abdallah sono recenti. Per il semplice fatto che è recente, un "appena ieri" rispetto ai tempi della storia, l'ingresso massiccio degli Abdallah nella società italiana. Così la formazione dell'immagine, deriva quasi totalmente da come Abdallah è descritto dai mezzi di comunicazione di massa.

E' il tipo di cui abbiamo tracciato l'identikit nelle prime righe. Per chi volesse approfondire la questione c'è già una ricca bibliografia. Il nostro Abdallah è tratto dal volume "Fuori luogo. L'immigrazione e i media italiani", a cura di Marco Binotto e Valentina Martino (Rai Eri, Luigi Pellegrini editore) che raccoglie i risultati di una ricerca condotta dall'équipe del corso di Scienze della comunicazione de "La Sapienza" di Roma. Un'ampia sintesi è stata anche pubblicata sul numero 1/2005 di "Problemi dell'informazione".

E' un saggio di Simona Chiarello Ciardo a raccontare come gli italiani immaginano gli immigrati. Emerge appunto che sono ritenuti per la maggior parte clandestini, di religione musulmana e inclini più di noi a commettere reati. Ignorandone sostanzialmente la storia e la cultura, di loro apprezziamo soprattutto la disponibilità a svolgere i lavori più umili. Ma li temiamo perché ci sembrano tantissimi. Per esempio, se si domanda ai romani quanti siano gli stranieri residenti in città, la stragrande maggioranza risponde che sono un quinto, ma alcuni addirittura un terzo, dell'intera popolazione.

Tutto falso. Infatti, se si confronta l'Abdallah raccontato e immaginato con quello "statistico", si scopre che sono due persone completamente diverse. Non è vero che la maggior parte degli immigranti è costituita da irregolari, né che delinque più degli italiani. E non è nemmeno vero che è prevalentemente di religione musulmana (il dato reale indica un terzo del totale). Inoltre, quanto alla presenza nella capitale, al tempo in cui fu effettuato il sondaggio il rapporto della Caritas dava l'incidenza effettiva di stranieri sulla popolazione romana al 6,7 per cento. Cioè un immigrato ogni quindici abitanti, non uno ogni cinque.

Insomma, il signor Rossi e Abdallah hanno un diverso status non solo nella realtà ma anche nell'immaginario. Esiste una discriminazione percettiva analoga a quella che il signor Rossi, quando va all'estero, a volte ancora avverte in quelle allusioni ai 'maccaronì e ai 'mandolini', reliquie ormai per fortuna sbiadite del razzismo del quale i suoi nonni sono stati vittime da New York e Lugano, da Düsseldorf a Marcinelle.

Stampa e televisione, quando parlano di immigrati, lo fanno soprattutto nella cronaca nera. Ne ignorano la storia. Solo l'otto per cento dei servizi televisivi e degli articoli si occupa della nostra convivenza con loro sul piano culturale e religioso. Ed è su queste basi che si è formata la percezione collettiva di Abdallah. Dunque - cari studenti campani - non dovete stupirvi se l'omicidio di Ibrahime Diop è stato considerato "di serie B". E' l'immigrato medio a gareggiare con la vita nella categoria inferiore. Giornali e tv, a volte con brutalità, fanno in modo che ci resti. Scrive Paola Panarese nel saggio dedicato all'analisi del linguaggio utilizzato dai più diffusi quotidiani e settimanali: "L'informazione italiana appare chiaramente sbilanciata e distorta non solo nella correlazione del tema immigrazione alla cronaca, nella mancanza di approfondimento e nella semplificazione della sua immagine, ma anche negli stili narrativi adoperati, stili che violano frequentemente principi etici fondamentali - sanciti nei codici deontologici che gli stessi giornalisti si sono dati - come la tutela della dignità della persona".

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