Da La Repubblica del 15/11/2005

L'ex presidente iraniano a Vienna per una conferenza sull'Islam. Oggi protesta all'ambasciata italiana a Teheran

"Non possiamo imitare Bin Laden"

Il moderato Khatami denuncia l'estremismo di Ahmadinejad

di Marco Ansaldo

VIENNA - «Dividere cristiani, musulmani ed ebrei è un atto ignobile. Chi lo compie è un bullo e un violento». Mai l'ex presidente iraniano Mohammad Khatami pronuncia il nome del successore, Mahmud Ahmadinejad. Ma mentre scandisce le parole in una Vienna blindata per la grande conferenza che si è aperta ieri sull'Islam, il pensiero dell'intera sala nel cuore del Hofburg austriaco corre al nuovo e controverso protagonista di Teheran. Quell'Ahmadinejad che di recente ha detto di voler cancellare Israele dalla mappa geografica, provocando la riprovazione internazionale.

Un ciuffo ribelle fuori dal turbante nero, quasi a segnare con impertinenza che il tempo della critica è arrivato, il leader riformista iraniano saluta i tanti amici accorsi al suo discorso in un momento particolarmente delicato per Teheran. Ripete i concetti avvicinato anche da Repubblica. «Il solo punto chiaro che dobbiamo imparare dalla guerra - spiega - è quello di non ripetersi. La società in cui viviamo deve capire che il pluralismo è un fatto inderogabile».

E ora che l'ex pasdaran Ahmadinejad è andato al potere, Khatami non si tira indietro. Denuncia invece a gran voce «gli estremisti iraniani che cercano di copiare Bin Laden e forniscono ai nemici pretesti per aggredire l'Islam e l'Iran. Costoro pensano che la fedeltà alla democrazia, alla libertà e al progresso rovini nel mondo islamico l'immagine rivoluzionaria del nostro Paese. Tentano di fare concorrenza ai Taliban afgani, propongono la violenza e minacciano azioni estremiste contrarie alla religione. Ma questi gruppi non devono dimenticare che non potranno mai prendere il posto di Bin Laden e dei Taliban, e costituiranno piuttosto l'ultima fila di un colonna diretta dallo stesso Bin Laden».

L'uomo che negli otto anni trascorsi al potere ha proposto la ricetta di un Islam moderato e aperto non teme oggi di rinunciare alla polemica, pur velata dall'assenza di nomi e cognomi. «Non abbiamo alcuna vocazione - continua infatti - a trasformare il mondo intero e ad aprirlo alla restaurazione di governi che ci convengono. E non dobbiamo pronunciare parole che ci creino problemi economici e politici».

Concetti espressi mentre da Teheran giunge la difesa di Ahmadinejad, addirittura dalla Guida suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, che definisce come «ingiusti» gli attacchi della stampa, opera della «propaganda straniera». Una difesa che però non sembra smuovere Khatami. Nella società iraniana, dice senza mezzi termini l'ex leader iraniano, «c'è un gruppo molto forte e tradizionalista» che con il suo «comportamento deviante e violento in nome dell'Islam» può indurre gli occidentali a pensare che «il binladenismo e il talebanismo siano la realtà dell'Islam».

Oggi a Teheran si parlerà ancora molto di Italia: gli studenti vicini al presidente Ahmadinejad torneranno davanti all'ambasciata d'Italia. Ma questa volta la protesta avrà più l'aspetto di una veglia di preghiera, nel quinto anniversario della morte del "martire" Edoardo Agnelli, che secondo la versione fatta circolare nella Repubblica islamica, si era convertito all'Islam sciita ed è stato poi ucciso in un "complotto sionista".

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