Da La Repubblica del 23/10/2005

Un progetto avanzato prevede la fusione con la Bielorussia. La nuova nazione si chiamerebbe Russobelia

Troppe rivolte arancione all'Est Putin pensa di annettere Minsk

A Putin, in scadenza di mandato, la decisione consentirebbe di candidarsi per la terza volta come presidente
Lukashenko, definito dagli Usa "ultimo dittatore d'Europa", sfuggirebbe al montare della protesta interna

di Giampaolo Visetti

MOSCA - Il Cremlino, preoccupato dall'attrazione fatale delle ex repubbliche sovietiche verso Europa e Stati Uniti, accelera il progetto di fusione tra Russia e Bielorussia. Per anni il piano, che vorrebbe far risorgere dalle ceneri dell'Urss un super Stato ai confini della Ue, è marcito nella noia di misteriose commissioni. A sorpresa il presidente della Duma, il putiniano Boris Gryzlov, ha invece annunciato venerdì che la Costituzione dell'Unione andrà all'esame del Consiglio supremo il 15 novembre.

I presidenti Putin e Lukashenko, assieme ai premier dei due Paesi, decideranno il profilo della riunificazione tra Mosca e Minsk. E' possibile che la Costituzione venga sottoposta a referendum entro fine anno. Nell'autunno 2006, dopo che anche il rublo russo e quello bielorusso saranno moneta unica, potrebbero tenersi le prime elezioni unitarie: le nuove istituzioni saranno quindi operative.

L'annuncio-choc sta scatenando un terremoto politico. Il documento finale è stato steso in pochi giorni e nella massima segretezza. All'oscuro gli stessi membri delle commissioni parlamentari. Secondo indiscrezioni, sarà istituito lo «Stato unito Russia- Bielorussia». Avrà un parlamento bicamerale, dominato dai deputati russi, e un consiglio dei ministri. Il potere sarà esercitato dal presidente del Consiglio supremo. La stampa di Mosca assicura che il Cremlino starebbe già valutando il nome della repubblica riunificata: tra i preferiti, «Russobelia». Non è chiaro se i nuovi organi assorbiranno subito quelli esistenti nei due Stati, oppure se inizialmente costituiranno un potere terzo, come avviene nella Ue con Commissione e parlamento, o nella Confederazione Serbia-Montenegro.

Proprio su questo punto è già scoppiato lo scontro. Il Cremlino vorrebbe tenersi le mani libere ancora per un po'. Sta studiando l'espediente per consentire a Putin un terzo mandato nel 2008, precluso dalla Costituzione. In alternativa si immagina un formale passaggio soft ad un fedelissimo: Putin sarebbe nominato premier con pieni poteri, oppure capo di Russia Unita, plebiscitario partito presidenziale. In questo caso tornerebbe ad essere assegnato al segretario del partito, come nei tempi sovietici, il potere di scegliere capo dello Stato e presidente del consiglio.

Lo scenario non è però scontato, come ha rivelato l'ex presidente Gorbaciov confermando al Times «l'aspro scontro tra fazioni in corso al Cremlino». Di qui l'annuncio della brusca accelerazione della fusione. La guida del super Stato spetterebbe a Mosca: Putin, prima del 2007, potrebbe trovarsi eletto presidente del nuovo Paese, o dell'Unione, «rimanendo in carica sette anni» come si sono affrettati a puntualizzare gli strateghi del seguito. Fortemente limitata la sovranità nazionale di Minsk, a cui sarebbe riservata solo una simbolica vicepresidenza federale.

Numerosi però gli ostacoli, interni e internazionali. «L'Occidente - spiega Andrei Rjabov della Fondazione Carnegie - accetterà una simile Unione solo se espressione di libera volontà popolare. Ma essa non esiste, né in Russia, né in Bielorussia». Oltre che per risolvere il «problema-Putin», Mosca avrebbe optato per la «soluzione accorpamento» per fare fronte all'emergenza-rivoluzioni che destabilizzano i suoi confini. Dopo le rivolte in Georgia, Ucraina e Kirghizistan, l'allontanamento della Moldova, la tensione in Uzbekistan e l'annunciata insurrezione in Azerbaigian, il Cremlino non può correre il rischio di un rovesciamento del potere in Bielorussia. In primavera la rielezione di Lukashenko, considerato dagli Usa «l'ultimo dittatore europeo», potrebbe sfociare in scontri di massa. Meglio allora prevenire la «deriva- arancione» proteggendo Minsk da un voto-farsa - sostiene parte dell'entourage putiniano - piuttosto che essere costretti a intervenire per difendere l'ultimo, non amato, alleato. Mosca potrebbe avere però fatto i conti senza l'oste. Lukashenko non ha alcuna intezione di cedere il trono e tanto meno a Putin. A pochi mesi dal voto, la repressione contro gli oppositori si inasprisce.

L'ultimo giornale indipendente è stato chiuso e uno dei suoi giornalisti più coraggiosi, tre giorni fa, è stato trovato morto nella propria casa devastata. «Suicidio», secondo le autorità. «Ennesimo omicidio politico», secondo l'opposizione clandestina.

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