Da Corriere della Sera del 08/09/2005

Era stato il responsabile dell’intelligence dell’Anp: Abbas lo aveva licenziato. L’azione rivendicata dalla «Resistenza popolare»

Assassinato a Gaza il cugino di Arafat

Cento uomini armati assaltano la sua casa e lo uccidono per strada: «Mussa è corrotto»

di Lorenzo Cremonesi

GAZA - Pericolo caos per la Palestina. Ieri mattina attorno alle cinque oltre 100 uomini armati, molti in uniforme nera e brandendo bazooka, nella massima impunità hanno raggiunto in auto l'abitazione di Mussa Arafat (65 anni, cugino del rais deceduto l'autunno scorso), nel cuore di Gaza city. Per circa 20 minuti si sono scontrati con le sue guardie del corpo. Quindi hanno fatto irruzione, trascinato per la strada la loro vittima ancora in pigiama, che è stata crivellata di colpi e abbandonata sul selciato. Rapito anche il figlio maggiore, Manhal, che - dopo notizie confuse sulla sua esecuzione - sembra al momento sia invece ancora in vita.

Scene che ricordano l'Iraq di oggi, o la Beirut anni Ottanta. Certo scene che Mahmoud Abbas vorrebbe non avere mai visto. Per il presidente palestinese rappresentano la realizzazione di un incubo: la paura di non essere in grado di controllare le piazze, proprio ora che le sue truppe dovrebbero prendere in consegna le regioni appena abbandonate dai coloni israeliani nella striscia di Gaza.

Anche perché gli attori del blitz sembra non siano neppure i suoi nemici principali, i gruppi islamici legati a Hamas e Jihad. Bensì i cosiddetti Comitati di resistenza popolare, formati negli ultimi 4 anni per lo più da militanti del Fatah (la corrente dell'Olp di cui Abbas è tra i dirigenti). «Arafat è stato punito per la sua corruzione. Abbiamo messo in atto le legge di Allah», ha detto ieri uno dei capi, Mohammed Abdel Al.

Un assassinio che rivela tensioni crescenti. Sin dall'arrivo a Gaza dei dirigenti dell'Olp con Yasser Arafat nel 1994 le accuse contro gli «ex signori corrotti di Tunisi» da parte dei militanti palestinesi locali sono diventate realtà quotidiana. E Mussa Arafat era considerato uno dei più a rischio. «Era potente solo perché cugino dell'ex presidente. Yasser Arafat lo mise alla testa dell'intelligence militare dell'Anp. Lui ne approfittò. A Gaza si racconta abbia in pochi anni messo assieme milioni di dollari tra bustarelle e estorsioni. Il suo era il potere dell'arroganza e del privilegio. Aveva partecipazioni in aziende edili, in ditte di import facilitate dai suoi rapporti con gli israeliani, e aveva acquistato per centinaia di migliaia di dollari diversi terreni nelle zone orientali di Gaza. Come aveva fatto con il suo stipendio di poche centinaia di dollari al mese?», osservano i giornalisti palestinesi. Che non fosse amato lo testimoniano tra l'altro i numerosi tentativi di assassinio. Nel luglio 2004 il suo ufficio fu colpito da una granata di bazooka, lui si salvò per puro miracolo. Quattro mesi dopo un'autobomba esplose al passaggio del suo convoglio, lasciandolo illeso grazie al suo gippone blindato.

Il gabinetto di Mahmoud Abbas si è riunito d'urgenza per avviare un'inchiesta. Ma l'impressione è che non vi saranno rappresaglie: «Con la morte l'anno scorso di Yasser Arafat, Mussa aveva perso gran parte della sua influenza, tanto che Abbas in primavera l'aveva licenziato. C'era però la voce che potesse venire nominato ministro nei prossimi mesi, forse per questo è stato ucciso». Ieri sera nella zona era tornata la calma, nessuna protesta, nessuna violenza. Cresce però la tensione in vista del ritiro degli ultimi soldati israeliani dalle ex colonie. Il governo israeliano si riunirà domenica per dare la luce verde definitiva. I militari premono perché il ritiro venga anticipato già a lunedì (era previsto per il 15 settembre). E dicono di poterlo effettuare in «meno di 24 ore dall'ordine». Ma negli ultimi giorni è sorto un nuovo intoppo. La destra religiosa chiede infatti che il governo non distrugga le sinagoghe delle 21 ex colonie.

Ariel Sharon vorrebbe che se ne occupasse la polizia palestinese. Abbas rifiuta. E l'Alta corte israeliana potrebbe ordinare la sospensione del ritiro.

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