Da Corriere della Sera del 08/09/2005

Vertice Berlusconi-Ciampi, pressing su Fazio

Due telefonate dal Colle. Il governatore resiste. Senza esito la mediazione di Letta

di Marco Galluzzo, Mario Sensini

ROMA - Lo hanno chiamato persino dal Quirinale, davanti a Ciampi e Berlusconi. Per ben due volte, nel giro di un’ora e mezza, Gianni Letta ha preso il telefono. Lui, perché alle chiamate dal Colle, come sarebbe successo anche ieri, il Governatore neanche risponde più. Gli è stato chiesto di fare quello che sinora non ha fatto: dimettersi, magari non subito, magari a fine anno, con voce in capitolo sulla successione. Sembrava potesse bastare, non è successo nulla. Il comunicato che molti attendevano ieri sera dal Quirinale non è arrivato. Fazio resiste, rimane al suo posto, e lo ha detto senza giri di parole. Al momento, il massimo che è disposto a concedere è una riflessione sull’opportunità di recarsi domani a Manchester, per l’Ecofin informale, togliendo almeno dall’imbarazzo il ministro dell’Economia. Mentre ai suoi collaboratori più stretti continua a ripetere il Discorso della Montagna tratto dal Vangelo secondo Matteo: «Beati voi quando vi insulteranno e vi perseguiteranno, e mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi...».

Irremovibile. Insensibile al pressing sempre più asfissiante del governo, e ora anche a quello del Quirinale. Per non dire dell’opposizione, che ieri mattina, mentre Berlusconi, Letta e Siniscalco mettevano a punto la strategia del nuovo assalto, presentava in Parlamento un emendamento al ddl sul risparmio per revocare per legge il mandato al Governatore.

Un’ipotesi che ha accarezzato anche il ministro dell’Economia. Come quella di un decreto legge nel quale trasferire parte della riforma già approvata dall’esecutivo, a cominciare dal mandato a termine per il Governatore, se non introdurvi nuovi criteri di nomina, attribuendoli all’esecutivo. Con Berlusconi, ieri, Siniscalco è stato molto fermo. Senza arrivare a mettere sul piatto le sue dimissioni, che significherebbero la vittoria di Fazio, è tornato a insistere sulla credibilità perduta. Ha chiesto un atto di responsabilità politica al governo, ha chiarito che lui ha tutta l’intenzione di andare avanti, anche di investire formalmente il Consiglio Superiore della Banca, se necessario. Poi si è chiuso al ministero con il direttore generale Vittorio Grilli per tutto il pomeriggio. A scrivere la Finanziaria e preparare l’Ecofin di Manchester, dove arriverà stasera, disertando il Consiglio dei ministri di domani.

Ieri Siniscalco ha incassato l’appoggio convinto di Fini, che ha spostato verso di lui la bilancia del consenso nel governo. Prima di parlare Fini ha avvertito sia il Tesoro che il capo del governo. Anche se Berlusconi continua a pensare che il governo abbia già fatto tutti i passi, possibili e immaginabili, per smuovere Fazio. E intimamente, come ha confessato a più persone, pensa che quella in atto sia «non una battaglia fra il bene e il male, ma una guerra di potere», condotta per giunta «dagli stessi che vorrebbero colpire me».

Nel faccia a faccia con Ciampi, che Berlusconi ha accettato convinto che il Quirinale potesse offrire qualche soluzione, sembra che alla fine sia emersa una presa d’atto di impotenza. L’ennesimo tentativo andato a vuoto, insomma. Fazio per ora non si muove. «Non cedo ai ricatti, mi prenderò del tempo per pensare», ha detto chiudendo la telefonata con Letta.

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