Da Corriere della Sera del 01/09/2005

Accuse alla Casa Bianca «Ecco le conseguenze del tradimento di Kyoto»

di Ennio Caretto

WASHINGTON - «Immagino che così fosse Hiroshima 60 anni fa» dice Haley Harbour, il governatore del Mississippi, paragonando la devastazione di Katrina a quella della bomba atomica. Ma il verde Robert Kennedy, nipote del presidente John Kennedy, lo contesta, accusandolo di avere contribuito alla tragedia.

Nel 2001, scrive sull’ Huffington Report , Harbour, un lobbista dell'industria petrolifera, non fece solo silurare il trattato di Kyoto, indusse anche Bush, di cui era stato uno dei grandi guru elettorali, a rimangiarsi la promessa d'imporre altri limiti alle emissioni di gas. Un suo polemico rapporto al vicepresidente Richard Cheney, «Il Co2 e la politica energetica» - lo ammonì che la difesa dell'ambiente «alla Bill Clinton», sarebbe costata all'America milioni di posti di lavoro. Ma oggi, sottolinea Kennedy, l'aumento della violenza e vastità degli uragani è legato dagli scienziati proprio alle emissioni di gas, l'effetto serra. E conclude che se Bush non avesse ascoltato Harbour, la catastrofe di New Orleans e di Biloxi sarebbe stata, se non evitata, almeno ridimensionata.

Non è l'accusa più pesante rivolta all'amministrazione repubblicana. I media americani ricordano che nell'ultimo biennio il quotidiano di New Orleans, il Times-Picayune , le rimproverò nove volte di avere tagliato i fondi per il rafforzamento degli argini del lago Pontchartrain, distrutti da Katrina in due punti, causa prima della inondazione della città. New Orleans, un vero catino naturale, si trova a un metro sotto il livello del Golfo del Messico a sud e del lago a nord. Negli anni Novanta, dopo un’alluvione che causò 9 morti, i genieri dell'esercito incominciarono i lavori di rafforzamento, un progetto di 750 milioni di dollari, ma nel 2003 li dovettero sospendere. Un assessore, Walter Maestri, spiegò che parte dei fondi era stata stornata alla guerra dell'Iraq e alla sicurezza nazionale. Nel 2004, Albert Naomi, il direttore del progetto, chiese invano un finanziamento di emergenza, protestando che in alcuni punti gli argini erano affondati di oltre un metro. Anziché 37 milioni di dollari ne ottenne 10, insufficienti per la ripresa dei lavori.

La polemica non è solo politica né mediatica, giornali e democratici contro la Casa bianca, è anche scientifica. Su Nature , Kerry Emanuel, l'ambientalista del Mit, il celebre Massachusetts Institute of Technology, fucina di Nobel, ha evidenziato che la forza degli uragani è cresciuta del 50 per cento nell'ultimo mezzo secolo, e il Golfo del Messico è salito di un metro. Ha inoltre previsto che nel 2005 gli uragani sull'Atlantico saranno 11, il doppio del normale, attribuendo tutti i fenomeni all'effetto serra. Con qualche riserva, lo ha appoggiato lo scienziato francese Hervè Le Trent. La Munich Re, specializzata in catastrofi naturali, ha riferito che a causa degli uragani l'anno scorso le assicurazioni hanno perso 115 miliardi di dollari, una cifra record. Ha commentato il Boston Globe : «Il vero nome di Katrina è effetto serra. Quando su Los Angeles cade mezzo metro di neve, la Spagna e il Portogallo sono devastati da incendi boschivi, la Francia tocca il minimo delle riserve di acque e a Bombay mille muoiono in un'alluvione, non si può non denunciare il surriscaldamento terrestre».

Per la maggioranza dei repubblicani, queste accuse sono infondate: è assurdo sostenere, ribatte Scott McLellan, il portavoce della Casa Bianca, che si potesse prevenire la tragedia di New Orleans. Ma «la vendetta della natura» per il tradimento del protocollo di Kyoto, secondo la definizione del New York Times , ha acuito le divisioni all'interno della destra americana. Un mese fa, 176 sindaci, di cui molti repubblicani, in rappresentanza di oltre 40 milioni di cittadini, firmarono un accordo per il rispetto di Kyoto. E nove Stati del Nord-est hanno fatto altrettanto. Dopo Katrina, è una fronda destinata ad accentuarsi.

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