Da La Repubblica del 02/06/2005

Secondo il settimanale l'esecutivo avrebbe un piano per rinunciare alla valuta comune. Raggiunta ieri quota 1,22 sul dollaro

Euro in calo, manovre in Germania

Stern: la Bundesbank prepara l'uscita. Ma il governo smentisce

La moneta unica, sempre più impopolare tra i tedeschi, potrebbe diventare un capro espiatorio per la maggioranza in crisi

di Andrea Tarquini

BERLINO - L'ondata di no all'Europa politica fa vacillare la moneta unica, fino a ieri pilastro più solido dell'Unione. Sotto pressione dopo il no degli elettori francesi alla Costituzione europea, incalzato dall'attesa di un nuovo verdetto negativo al referendum olandese, l'euro è sceso ieri sotto quota 1,22 sul dollaro, cioè fin quasi ai minimi degli ultimi otto mesi, per allarmanti notizie da Berlino. Secondo una notizia del settimanale Stern - smentita dal governo federale - una riunione segreta tra il ministro delle Finanze, il socialdemocratico Hans Eichel, il presidente della Bundesbank Axel Weber e alcuni dei massimi economisti avrebbe discusso di un possibile fallimento dell'Unione monetaria e delle possibilità di un suo abbandono. L'onda franco-olandese dell'euroscetticismo investe l'opinione pubblica tedesca provata dalla crisi economica in campagna elettorale. Fa riemergere la forte ostilità diffusa contro una valuta comune con il resto d'Europa ritenuto inattendibile e spendaccione: secondo un sondaggio di Stern, 56 tedeschi su cento vogliono il ritorno al marco, 90 su cento condannano l'euro come colpevole degli aumenti dei prezzi, e 48 su cento vedono nell'euro una causa delle difficoltà economiche tedesche. Nelle ultime tre settimane i cittadini contrari alla Costituzione europea sono più che raddoppiati, da un misero 15 per cento a un 32 per cento, quasi quanti i seguaci necessari a un partito per la maggioranza relativa.

«Le notizie riportate da Stern sono prive di fondamento, non è vero nulla», assicura il governo. Aggiunge il portavoce della Bundesbank: «L'euro è una storia di successo unica, un suo fallimento è impossibile». Smentite di cui è doveroso prendere atto. Ma per molti osservatori la maggioranza rosso-verde, che secondo i sondaggi perderà il potere alle elezioni anticipate previste a settembre, è sospetta di smentite non attendibili e calcoli populisti. Nel suo editoriale che uscirà stamane, il quotidiano conservatore Die Welt parla di «tentazione del governo di giocarsi la carta demagogica dell'euro colpevole, per far dimenticare agli elettori che la sua politica errata, il mercato del lavoro rigido e l'alto debito, sono le vere cause delle gravi difficoltà della Germania». Schroeder, Fischer e Eichel in altre parole possono essere tentati di cavalcare il no all'euro pur di aggrapparsi al potere. L'euro sarebbe il loro salvagente, come fu nel 2002 il no alla guerra angloamericana contro Saddam Hussein.

Una riunione riservata, scrive sempre Stern, si sarebbe svolta la settimana scorsa tra Eichel, Weber e alcuni grandi economisti. Avrebbe discusso dell'eventualità di un fallimento dell'Unione monetaria. «In pochi anni si può arrivare alla catastrofe, l'euro può finire in pezzi», avrebbe detto Joachim Fels della Morgan Stanley. Secondo uno studio scritto per il ministero delle Finanze, «la dissoluzione della moneta unica non è prevista dai Trattati di Maastricht ma è possibile. Non potrebbero essere esclusi né un accordo comune sulla revoca né un diritto straordinario di disdetta in caso venga meno la base economica dell'euro». Sul piano del diritto europeo e internazionale, a detta degli esperti tedeschi menzionati da Stern, «è complessivamente sostenibile la possibilità della fine dell'unione economica e monetaria attraverso una comune abrogazione della comunanza». Documenti governativi segreti (la cui esistenza è smentita dall'esecutivo) parlano con allarme di «crescenti differenze di inflazione e crescita» nella zona euro, a svantaggio della Germania.

Un'altra analisi riservata per il governo, attribuita al capo dei Cinque Saggi (il massimo gruppo di consiglieri economici del governo), Bernd Ruerup, boccia l'euro. Sostiene che con la moneta unica la Germania ha perso il vantaggio derivante dalla differenza di interessi reali rispetto ai paesi con alto tasso d'interesse, come Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, cui invece «la moneta unica ha portato enormi vantaggi».

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