Da La Repubblica del 11/05/2005

Il deputato di An Italo Bocchino, interrogato dai pm di Torino sui rapporti con la finanziaria Finbroker

"Denaro al Roma, solo coincidenze le operazioni erano tutte regolari"

"Nel giugno del 2001 la società editrice del giornale doveva smobilizzare un credito di 3 miliardi dovuti da Palazzo Chigi"
"L´amministratore delegato negoziò con la finanziaria la cessione. Pagammo interessi al 9%, non un tasso da amici"

di Carlo Bonini

ROMA - Onorevole Bocchino, per 3 anni lei ha lavorato in commissione Telekom. Tangenti al centro sinistra non ne sono saltate fuori. E invece ora si scopre questo: uno dei mediatori dell´affare, il conte Gianni Vitali, incassa una parcella di 13 miliardi. Affida quei denari a una finanziaria di San Marino, la "Finbroker", che glieli fa sparire. Parte di questo denaro - due miliardi e 400 milioni - arrivano a lei, sempre attraverso la "Finbroker", per risanare i conti del quotidiano napoletano "Roma".
«Questa storia è una banale coincidenza. Nel giugno 2001, la società editrice del "Roma" ha un credito da smobilizzare: 3 miliardi dovuti dalla Presidenza del Consiglio quale contributo pubblico per l´editoria. L´amministratore delegato del "Roma", Ivo Virgili, negozia con la Finbroker una regolare cessione di questo credito e incassa dalla società 2 miliardi e 400 milioni. Circa un anno dopo, la Presidenza del consiglio paga il credito a Finbroker. Il "Roma" versò interessi al 9 per cento, non un tasso da amici. Dunque, io non ho trattato con "Finbroker", l´operazione è stata regolare, ignoravo la provenienza di quei soldi».

Lei non c´entrava nulla con il "Roma"?
«Io ero presidente e socio della società editrice».

E sapeva di quell´operazione?
«Ne venni informato dall´amministratore delegato. Ma fu lui a scegliere Finbroker, a negoziare con la persona che ne aveva regolare procura».

Chi era questa persona?
«Silvana Spina».

Lei la conosce?
«Sì. E´ una napoletana che vive a Roma da dieci anni e all´epoca era la convivente di Loris Bassini, proprietario di Finbroker. Li avrò visti due volte in quelle cene da 50 invitati».

Silvana Spina conosce sua moglie Gabriella Buontempo?
«Si. Sono entrambe socie di una società di produzione televisiva».

La "Good Time"?
«Esatto».

Secondo la Procura di Torino, la "Good Time" riceve 1 miliardo e 800 milioni dalla "Finbroker". Anche questi, soldi sottratti al conte Vitali.
«E chi poteva saperlo? La Spina fece un conferimento personale nella "Good Time" di 1 miliardo e 800 milioni».

Lei conosceva il conte Vitali prima che si insediasse la commissione Telekom?
«No».

Silvana Spina però il conte Vitali lo conosceva da anni.
«Questo l´ho saputo un anno fa, quando, connessa alla vicenda Telekom, venne fuori la denuncia di Vitali alla Finbroker per la scomparsa dei suoi soldi».

Non la colpì la catena di coincidenze? Lei commissario di Telekom, il credito del "Roma", sua moglie, la Spina, e sempre la Finbroker.
«Certo che mi colpì. Ne parlai con la Spina e le scrissi una lettera chiedendo spiegazioni formali. Mi rispose che l´operazione con il "Roma" era regolare e che nulla aveva a che fare con la vicenda Telekom. E per me la storia morì li».

Non pensò di informare il presidente della commissione Enzo Trantino?
«E´ perché avrei dovuto parlare di operazioni di terze persone? Per giunta regolari».

Magari perché un truffatore come Antonio Volpe si era messo a lavorare per conto della Commissione sulla "Finbroker" di san Marino, con in mano un anonimo che indicava la finanziaria come snodo delle tangenti al centro-sinistra.
«Che Bassini fosse organico ai Ds è cosa risaputa in tutta la Romagna. Detto questo, non ho mai saputo dell´anonimo di Volpe sulla "Finbroker". Ho sempre rifiutato di incontrare Volpe e ho sempre pensato e detto che la Commissione non dovesse inseguire le bufale di Marini e dei suoi dossier».

I suoi compagni di partito e di maggioranza hanno fatto altrimenti.
«In democrazia, chi è in minoranza dice la sua e poi se ne rimane zitto. La verità è che oggi si dimostra che qualcuno però preparava da tempo questa polpetta avvelenata nei miei confronti».

Perché?
«Durante la campagna elettorale, un amico napoletano avvocato mi portò un signore che disse di lavorare per i nostri servizi segreti nell´area di san Marino. Mi anticipò le "scoperte" della Procura di Torino e mi chiese se dovevano "attivarsi". Disse: "Forse farebbe bene a trattare". Lo misi alla porta».

Il nome di questo signore? Il servizio segreto per cui lavorerebbe e che avrebbe dovuto "attivarsi"?
«Io non feci altre domande».

Né le venne la curiosità dopo?
«No. Sta di fatto che, due settimane fa, la Procura di Torino mi chiama e i procuratori Maddalena e Tinti mi dicono: "Questa storia di Finbroker può essere per un politico un danno di immagine maggiore di quello penale. Nel suo interesse, perché non ci dà una mano? Penso che se li avessi aiutati a coinvolgere Trantino nell´accusa di calunnia a carico di Marini, forse questa storia non sarebbe venuta fuori».

Perché An non le fece fare il presidente di Telekom Serbia?
«Perché nel mio partito vige il criterio dell´anzianità di servizio. E Trantino, che aveva chiesto la presidenza, ne aveva più di me».

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Telekom Serbia, soldi a Bocchino
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di Massimo Martinelli su Il Messaggero del 20/10/2003
 
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