Da La Repubblica del 10/05/2005

Il presidente russo si sfoga dopo gli attacchi di Bush: "Un errore storico"

Putin, la rabbia dopo la festa "Non possono umiliarci"

"La riconciliazione storica tra Russia e Germania è un esempio per il mondo"

di Giampaolo Visetti

MOSCA - «Non possono umiliarmi. Sarebbe un errore storico. America ed Ue devono capire che indebolire la Russia significa destabilizzare Asia ed Europa». Vladimir Putin, al ricevimento ufficiale al Cremlino, si sfoga con i più fedeli alleati internazionali. Annuncia la visita ufficiale del presidente cinese Hu Jintao in luglio, ringrazia della presenza il premier giapponese Koizumi, riserva incontri speciali a Francia e Germania. Un rapido brindisi con Berlusconi. La cena in dacia con Bush ha chiarito che il solco che li divide è sempre più profondo. «Se gli Usa insistono a farmi terra bruciata nello spazio post-sovietico e nelle repubbliche asiatiche - confida - assisteranno al sorgere di un nuovo ordine mondiale». Nessuna pacificazione con gli Stati Uniti, dunque. E determinazione a rispondere colpo su colpo, a partire da quanto Bush dirà oggi in Georgia.

Il successo delle celebrazioni per il 60mo dalla fine della Seconda guerra mondiale non conforta il presidente. «Troppi attacchi - dice un suo consigliere - abbiamo colto un'ostilità internazionale che ci preoccupa». Emergenza numero uno: la Bielorussia. Putin ieri si è convinto che Bush fa sul serio e che parte dell'Europa lo sostiene. Entro il 2006 faranno di tutto per travolgere il regime «amico» di Lukashenko. «Ma il problema - dicono al Cremlino - non è la caduta di Minsk. Il rischio è che il format delle rivoluzioni colorate si imponga anche in Russia prima delle presidenziali del 2008. Putin non sopporta l'idea che Bush venga a trovarlo e intanto finanzi chi dovrebbe smontare il suo potere». La tregua di Mosca è finita e il ministro degli Esteri, Lavrov, in serata riceve l'incarico di «consolidare in fretta un nucleo forte di Paesi sensibili». «E' nostro dovere - dice Putin sulla piazza Rossa - difendere un equilibrio internazionale fondato sulla sicurezza e su una cultura nuova nelle relazioni tra Stati». Bush e i leader mondiali lo ascoltano. «Non dobbiamo mai più consentire - scandisce prima della parata militare - né guerre calde, né guerre fredde». Il messaggio è chiaro. «La Russia è pronta a stabilire rapporti nuovi e solidi con i propri vicini di casa». Se Bush vuole «esportare la democrazia» - spiega uno dei portavoce presidenziali - sappia che Putin dedicherà il secondo mandato a riallacciare le storiche relazioni internazionali dell'Urss. «Il Paese, anche se a qualcuno non piace, è nuovamente sotto controllo: possiamo tornare a guardarci attorno». Argomento forte: petrolio, gas, armi, materiale nucleare.

«Non c'è alternativa a fratellanza e amicizia - spiega Putin in serata ad un gruppo ristretto di ospiti - Con la fine della contrapposizione globale, la guerra e il terrorismo diventano l'unica alternativa ad una pace sostanziale».

La sintonia con Berlino e Parigi, in contrapposizione a Washington, viene così definita «strategica». La diserzione diplomatica di Blair (pur motivata) alla parata, solleva invece allarme. «La riconciliazione storica tra la Russia e la Germania - sottolinea Putin - è un esempio per il mondo di una politica che vuole chiudere le pagine del passato». Di qui il sostegno russo a un seggio tedesco permanente all'Onu, proposta bocciata da Bush. Distesi per necessità, alla vigilia del summit Russia-Ue di oggi, anche i toni pubblici con i Paesi Ue. «Ricorderemo sempre i nostri alleati, Usa, Francia e Gran Bretagna, ma pure tutta la coalizione antinazista europea, gli antifascisti italiani e tedeschi». Secchi i no russi ripetuti agli Usa: no al ritiro delle basi militari in Georgia, no alla ratifica delle frontiere con i Paesi baltici, no a «soluzioni generose» per Kalinigrad, in Transnistria, Abkhazia e Ossezia del sud. E un no diretto a Bush a «tradire il glorioso passato sovietico». Così, sotto gli occhi del presidente americano, Putin consegna un'onorificenza speciale al generale Jaruzelski. Un premio all'uomo che, per conto di Mosca, doveva schiacciare Solidarnosc: lo schiaffo arriva anche all'ostile presidente polacco Kwasniewski.

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