Da The New York Times del 16/04/2005

Insabbiati gran parte degli incidenti mortali che hanno coinvolto americani in Iraq e Afghanistan

Errori, leggerezza, impunità storia segreta del "fuoco amico"

di James Dao

MANASSAS (VIRGINIA) - In una limpida notte di due anni fa, durante l´invasione dell´Iraq, il soldato specializzato Jeff Coyne era seduto nel suo camion di rifornimenti per l´esercito quando un´esplosione mandò in frantumi il parabrezza. Quello che all´epoca Coyne non poteva sapere era che la sua unità di artiglieria era stata colpita da un bombardiere americano con una bomba da 250 chili a guida laser. Morirono tre soldati e ci furono cinque feriti in uno dei peggiori casi di "fuoco amico" dell´invasione del 2003.

Una ricostruzione del bombardamento di quel 3 aprile dimostra che a quell´attacco contribuirono una catena di errori, mancanza di buonsenso e malintesi nelle comunicazioni tra le truppe americane dislocate in tre paesi diversi.

Di quell´attacco non è rimasto altro che una piccola nota a piè di pagina nella storia dell´invasione: nessuno è stato messo sotto accusa, nessuno punito.

Negli ultimi anni, perché incidenti simili arrivassero alla pubblica opinione è stato necessario che intervenisse una crisi diplomatica - come quella esplosa quando un pilota americano bombardò e uccise quattro soldati canadesi in Afghanistan nel 2002 - o che la vittima fosse famosa, come il caporale Pat Tillman, ex campione di football, ucciso dai commilitoni in Afghanistan nel 2004.

L´errore che ha innescato il bombardamento del 2003 ha avuto inizio quando l´equipaggio di un F-15E dell´aviazione ha creduto che l´unità di artiglieria americana fosse una batteria missilistica irachena. Poi si è aggravato per la decisione di spegnere la luce agli infrarossi che l´avrebbe resa identificabile dal pilota.

L´investigatore che conduce le indagini, il generale dell´aviazione David M. Edgington, ha concluso che il pilota del bombardiere ha preso in fretta la decisione di lanciare la bomba, ma che nessuno ha agito con intento criminale, con negligenza o in modo avventato. Secondo un rapporto degli inquirenti, la confusione è stata innescata dalla mancanza di informazioni: qualche ora prima dell´incidente, un caccia F/A-18 della Marina era stato abbattuto nei pressi di Kerbala. I comandanti americani nelle basi aeree in Arabia Saudita e in Qatar sospettarono che il caccia fosse stato colpito da un missile Patriot, perché lo stesso missile una settimana prima aveva abbattuto un Tornado britannico. La responsabilità del Patriot è stata confermata più tardi dall´esercito, ma mentre degli aerei furono inviati in missione di perlustrazione e di soccorso, venne fatto credere che l´incidente era stato provocato da un missile iracheno terra-aria. Uno degli aerei era il caccia F-15E: in precedenza, quella notte il pilota e l´ufficiale addetto alle bombe avevano avvistato quello che era sembrato un missile terra-aria che colpiva un caccia della marina. Mentre cercavano il pilota, videro quelli che sembravano missili sparati da un punto vicino al luogo dove si era schiantato l´aereo, convincendosi che si trattava di una batteria irachena che aveva aperto il fuoco contro l´aereo americano. Invece si trattava della Batteria D. Ma quando cercarono gli elementi che avrebbero dovuto segnalare che si trattava di una unità amica, non ne videro e chiesero l´autorizzazione a colpire. Ritenendo che il caccia fosse in situazione di pericolo, l´equipaggio di un Awacs di ricognizione diede al pilota il semaforo verde.
Annotazioni − Articolo pubblicato il 16/04/2005 su "La Repubblica". Traduzione di Anna Bissanti.

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