Da La Repubblica del 17/04/2005
Originale su http://www.repubblica.it/2005/d/sezioni/politica/crisigoverno1/partito...

IL COMMENTO

Il Cavaliere ha perso il partito

di Ilvo Diamanti

C'È UN aspetto tanto evidente da risultare quasi invisibile, nella della crisi del governo Berlusconi e della maggioranza di centrodestra. E' il collasso di Forza Italia. Non solo sotto il profilo elettorale. Anche se il calo, alle elezioni regionali, è stato pesante. Oltre ogni previsione. Forza Italia, in questa consultazione, ha perso oltre un milione e mezzo di elettori (il 7%) rispetto al 2000 (e il 2% rispetto alle europee di un anno fa). Ma, soprattutto, ha perso la "faccia". Nel senso che oggi non dispone più di un'identità specifica.

Né di un margine di autonomia, per quanto limitato, rispetto al suo leader. Di cui appare, ormai, una protesi. Meno efficace di altre, ai fini dell'attività e della comunicazione politica (penso alle aziende, ai media, alle bandane). Per questo, la rapida e sensibile devolution di Forza Italia, per quanto evidente, non viene quasi considerata, tanto appare "naturale". Perché viene "naturalmente" ricondotta al destino del leader. FI: un semplice riflesso.

Eppure, non era detto e non era scritto che dovesse finire così. Anzi, per molti anni, FI è stata guardata con attenzione e con una certa curiosità, non solo dagli studiosi, ma anche dagli attori politici. Alleati e avversari. Considerata un "modello di partito" possibile, adatto a rimpiazzare quelli tradizionali, affondati insieme alla prima Repubblica.

Il "partito del presidente", l'aveva definito Angelo Panebianco, all'indomani della vittoria del 1994. Perché, effettivamente, era stato ideato e costruito da Berlusconi, in pochi mesi, per vincere le elezioni impostando una campagna di tipo "presidenziale", tutta focalizzata sulla figura del leader. Un soggetto gregario, che aveva occupato il vuoto lasciato dalla Dc e dai partiti di governo della prima Repubblica. Guidato, al centro, dallo staff di Publitalia, la società pubblicitaria di Fininvest. Ciò che ne sottolinea la "missione": modellare la politica come marketing, per "vendere" il Presidente come un prodotto. Gli stessi candidati locali (prima alle elezioni politiche, poi a quelle amministrative) erano stati selezionati e reclutati ricorrendo ai "pubblicitari" dell'azienda. Comparse e comprimari di una comune rappresentazione, con un solo protagonista. Berlusconi. L'unico volto, marchio, l'unico spot proposto sul mercato elettorale.

Tuttavia, Forza Italia, nel corso della sua breve e intensa storia, non si è limitata a recitare il copione del "partito personale" (secondo la nota formula di Mauro Calise). Al contrario, si è sviluppata e consolidata, come organizzazione, in rapporto con la società e sul territorio. Consolidando il suo peso elettorale in numerose province, distribuite nel paese.

Nel Nord: lungo l'asse che corre fra Milano e Imperia. Nel Centrosud: lungo la fascia tirrenica e, soprattutto, nelle isole. In particolar modo in Sicilia. Inoltre, per strutturarsi, in modo stabile e robusto, ha seguito, principalmente, due logiche alternative e conflittuali.

a) Quella originaria, di tipo "aziendalista", del partito leggero, in periferia, e pesante al centro. Fatta di consulenti, professionisti (e di amici e consiglieri del Presidente). Un soggetto che cura le campagne elettorali e la comunicazione di Berlusconi, collocando i leader e i candidati "locali" in posizione gregaria.

b) Quella del "partito tradizionale", aggiornato secondo le esigenze del caso, ma con una presenza organizzata sul territorio e nella società. Una prospettiva sostenuta, soprattutto, da coloro che hanno un imprinting democristiano, primo fra tutti Scajola.

In tempi più recenti, dopo la battuta di arresto alle elezioni del 2004 e le sconfitte, ripetute, nelle elezioni amministrative e in quelle suppletive, è emersa una "terza via", che riassume le precedenti. Il "partito dei persuasori professionali porta-a-porta". I "mille della resurrezione", come li ha definiti Marcello Dell'Utri: collaboratori retribuiti, addestrati a vendere il prodotto-Berlusconi sul territorio. Di casa in casa. Una sorta di evoluzione commerciale del partito di massa.

In realtà, la presenza politica e la continuità elettorale di FI in ambito locale, soprattutto nel Mezzogiorno, era ed è stata garantita dal legame con gruppi di interesse, circoli economici, "grandi elettori". Soggetti che pre-esistevano, in quanto costituivano il retroterra del consenso alla Dc e ai partiti di governo, nella prima Repubblica. Per cui FI è cresciuta come un albero dal tronco robusto, impiantato su radici diffuse, profondamente innervate sul terreno. Ma che non erano sue. Da ciò l'instabilità elettorale di FI, che rende al massimo quando le elezioni assumono significato politico nazionale. Alle elezioni legislative, soprattutto. Ma anche alle elezioni regionali o europee, se la campagna elettorale le trasforma in un referendum pro o contro Berlusconi.

Non è riuscita, invece, FI, a ritagliarsi riferimenti ideali, che riuscissero a specificarla, ad attrarre gli elettori per motivi di identità, di "senso". Ma ha svolto, comunque, fin dall'inizio, un fondamentale ruolo di "fattore coalizionale". Unico soggetto politico "nazionale", e quindi cerniera fra i partiti alleati, tutti fortemente regionalizzati. Cornice e ponte fra il Nord padano della Lega e il Centrosud di An e dell'Udc. Mastice che tiene insieme pezzi altrimenti scollegati e inconciliabili. Anche dal punto di vista delle idee.

Perché l'a-ideologia forzista, il suo blob-pensiero, nel quale convivono valori eterogenei ed estemporanei, in realtà, hanno creato il tessuto connettivo e al tempo stesso gli argini che collegano e trattengono frazioni di elettorato tanto eccentriche e polarizzate. I moderati e gli estremisti, i nordisti e i sudisti, i secessionisti e i nazionalisti, i liberisti e gli assistenzialisti.

Per questo la crisi di Forza Italia non va considerata effetto e variabile dipendente della crisi di Berlusconi. Semmai è vero il contrario. E' la crisi di FI ad aver accelerato la crisi della Cdl, del governo e di chi ne è alla guida. Perché se FI perde, quando FI perde, tutta la Cdl perde. Insieme al leader. Non solo per quel che significa, in termini elettorali, ma perché vengono meno il mastice e il network della coalizione. Le relazioni fra la Lega, An, i neodemocristiani diventano faticose. I linguaggi diventano reciprocamente incomprensibili. Gli interessi inconciliabili. E la geografia elettorale disegna un'Italia fatta di regioni distinte, distanti, contrastanti.

D'altra parte, Berlusconi, negli ultimi anni, dopo la vittoria del 2001, ha smesso di pensare al suo partito. Lo ha trasformato in un'agenzia di "portavoce" (come amava scrivere Giorgio Lago), preferendo proporsi come il Presidente del centrodestra. Anzi: il Presidente e basta. Impegnato a risolvere i problemi del Mondo con i Grandi del Mondo. Limitandosi a intervenire, nella sua Casa (delle Libertà), di quando in quando, per sedare le risse fra i nani irriconoscenti, alla guida dei partiti alleati. Così FI ha perduto le sue radici.

Gruppi di interesse, circoli economici, "grandi elettori", che l'avevano appoggiata, hanno ripreso a frequentare, perlopiù, gli amici ex-democristiani, posizionati di qua, ma anche al di là del confine fra destra e sinistra. Mentre, alla periferia del partito, le tensioni e le fratture sono divenute regola. Difficile restare insieme, d'altronde, quando la passione non c'è mai stata e gli interessi diventano incerti.

Oggi FI interpreta, davvero, la politica senza società e senza territorio. La comunicazione senza identità. Non è più un albero, ma un'antenna. E le antenne non mettono radici, non fanno foglie, né frutti. È un'antenna, Forza Italia. Per questo nessuno ne parla. Nessuno "le" parla. Nessun leader degli altri partiti alleati (?) - Fini, Casini, Follini o Alemanno - che senta il bisogno di consultare Tremonti, Bondi, Cicchitto. O, magari, Elisabetta Gardini. Figuriamoci. E ciò fa apparire Berlusconi ancora più solo. L'inventore e il leader del "partito del presidente" oggi è un "presidente senza partito".

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