Da La Repubblica del 07/04/2005
Originale su http://www.repubblica.it/2005/d/sezioni/esteri/papa12/fila24ore/fila24...

Ressa fino all'ultimo per rendere omaggio alla salma di Wojtyla. Pur di farcela molti sono rimasti in piedi un giorno e una notte

CittÓ sotto assedio da tre giorni ma migliaia restano alla porta

Rabbia alla chiusura dei varchi: vogliamo vedere il Papa

di Giuseppe D'Avanzo

CHI si azzarda a dirlo incrocia le dita, ché alla parola fine mancano ancora quarantotto ore, ma finora è plastica la soddisfazione degli addetti e, perché no?, dei romani pazientissimi e generosi: Roma regge, e non era scontato. La città sopporta l'urto della pacifica invasione senza paralizzarsi del tutto, offrendo allo stesso tempo ospitalità, ristoro, ridotti disagi (per quel che è possibile). Quale altra Capitale ha affrontato un impegno e un assalto di folle così imponenti potendo organizzarsi in sole quarantotto ore per ospitare milioni di pellegrini? Nessuna, dicono con orgoglio in Campidoglio, in Prefettura, alla Protezione civile.

"Per le esequie del mahatma Ghandi c'era un milione di persone. Per i funerali di John Fitzgerald Kennedy ce n'erano a Washington "soltanto" 800mila. Qui, se tutto va bene, riusciremo a ricevere, ospitare e rimandare a casa più o meno 5 milioni di pellegrini. Finora hanno reso omaggio al corpo di Giovanni Paolo II 400mila fedeli lunedì, 600mila martedì, un milione oggi, mercoledì. Quindi 2 milioni di persone e siamo in attesa di altrettante visite tra giovedì e venerdì, giorno del funerale in piazza San Pietro. Tra 4 e 5 milioni di pellegrini - due volte i pellegrini del Giubileo del 2000 - raggiungeranno Roma. Non, come in quell'occasione, in un ampio arco di tempo e non, come per l'appuntamento riservato ai giovani, raccolti al di fuori della cinta urbana, ma dentro Roma, nel suo cuore. Peggio, in un solo punto, un solo centro: San Pietro".

Il compiacimento è legittimo. L'apprensione anche. Perché da oggi comincia la vera "prova del fuoco" quando arriveranno in città in aereo, treno, pullman, auto i pellegrini che vorranno essere presenti ai solenni funerali di Karol Wojtyla. Tutto sembra pronto, anche se ogni previsione è come sospesa. Nessuno davvero sa quanti saranno gli arrivi nella notte di oggi.

Nessuno si spinge a fare una previsione. Si ragiona sui treni straordinari, ma quanti sono coloro che scelgono i treni ordinari? Si prova a tener il conto dei pullman dei movimenti e delle organizzazioni che si sono annunciate, ma quante sono le "carovane" spontanee che annunciate non sono? Si annota il numero dei voli aerei, ma quanti sono i pellegrini in viaggio verso Roma con la propria auto? Nessuno sa dirlo. Nessuno può dirlo. Nessuno ha il coraggio di dirlo. Così si raccoglie un numero di "arrivi previsti" che oscilla tra i 2 e i 5 milioni. Per loro sono stati preparati intorno alla città campi e ostelli, tre stazioni ferroviarie (Termini, Tiburtina, Ostiense) saranno aperte 24 ore su 24, otto parcheggi di cambio per i pullman, mentre sono 25 i maxischermi che, nelle piazze, proveranno ad alleggerire la pressione su San Pietro.


TOR VERGATA. Di buon mattino, fa freddo. C'è una curiosa nebbia color latte che trasforma il campo in un teatro di ombre. Ci sono un migliaio di tende già montate e solo 270 pellegrini vi hanno trovato stanotte ricovero. Giovanni è venuto da Ancona. Ha con sé la moglie e un frugoletto di 5 anni che non sta mai fermo. Giovanni beve il caffè caldo offerto dagli alpini della Protezione civile. Ammette di non averne imbroccata una. "Siamo partiti quasi d'impeto, senza molto riflettere. In auto. Pensavo di venire a Roma e tornare a casa, diciamo, in dodici ore. Una faticaccia, ma sopportabile anche per mia moglie e il piccolo. Purtroppo non ce l'abbiamo fatta a entrare al primo tentativo in Basilica. Troppo tempo in fila nei borghi di San Pietro. Troppa gente. Così ieri notte non me la sono sentita né di mettermi in viaggio sulla strada del ritorno né di rinunciare. A piazza Risorgimento ci hanno indicato questa destinazione per la notte, e oggi ritorneremo a San Pietro. Speriamo di farcela".

Il campo è vuoto come le centinaia di tende già pronte. Oggi cominceranno a riempirsi. Soprattutto di polacchi. Seicentottanta saranno qui nel pomeriggio. In duecentoventi ce la faranno soltanto entro l'alba di giovedì. Sono soprattutto giovani, seminaristi, studenti univeritari. Vengono da Lodz, Cracovia, Lubelski. Questa tendopoli, quelli della Protezione civile, già la chiamano la "piccola Polonia" perché è qui che alloggeranno i concittadini del Pontefice. Quanti saranno? L'altra notte l'ambasciata ha annunciato l'arrivo di oltre un milione e mezzo di persone. Agli uomini del Campidoglio sono venuti i capelli bianchi. Hanno discusso a lungo e, alla fine, convinto (forse) Varsavia a scoraggiare tante partenze. Con il beneficio dell'inventario (lungo il raccordo anulare e in città, già si vedono girovagare centinaia di auto private con la targa polacca) i pellegrini del Paese dell'Est Europa potrebbero essere tra i 600 e i 700mila.


FIERA DI ROMA. I letti sono, nei cinque padiglioni, ancora protetti dal cellophane come i cuscini, e sui cuscini, in ordine, le coperte. Trecentoventi persone hanno passato la notte qui. Quasi tutti italiani (7 su 10). Quasi tutte famiglie. Trenta i bambini. Una notte come un'altra, tutto sommato. Forse un po' di freddo, ma anche - soprattutto per i più piccoli - la sensazione di essere alle prese con qualcosa di straordinario e d'importante che li fa seri e pazienti. Sono dunque state 650 le persone che hanno trascorso la notte nei centri d'accoglienza preparati dal comune di Roma (320 alla Fiera, 270 a Tor Vergata, 70 nel centro di Ippolito Nievo). Saranno mai utilizzati quei 5mila letti? Alla protezione civile sono combattuti. Da un lato, pensano che, "sì, saranno occupati tutti e anzi forse ce ne vorranno degli altri". D'altro canto, sperano che gli arrivi e le partenze si compiano nell'arco d'una sola giornata - giovedì notte/venerdì pomeriggio - così da renderli inutili, per così dire.

Se si vuole verificare questa previsione, conviene raggiungere la stazione Termini. Caotica al mattino. Le ferrovie calcolano che il movimento passeggeri supplementare o straordinario sfiora le 500mila persone. Ma quasi tutti i gruppi in arrivo con i treni straordinari (solo ieri 42 a lunga percorrenza e 166 i convogli speciali delle linee regionali) sono a Roma soltanto per il tempo di visitare la salma di Karol Wojtyla, oggi. Marta, 22 anni: "Non siamo qui per il funerale, ma per il pellegrinaggio. Il funerale lo seguiremo da casa in televisione. Vogliamo però vedere il Papa. Pregare per lui, anche solo in quell'attimo che ci viene concesso. Subito dopo ripartiremo. Lo sappiamo, dovremo affrontare decine di ore in fila. Ma che importa? Lo faremo".

Tra le cifre di questa iperbolica kermesse (un malore ogni minuti, 20mila ingressi all'ora nella basilica...) la più sperticata è il numero delle ore di attesa prima di poter scorgere nella navata centrale della basilica di san Pietro il corpo del Pontefice. Primo giorno, 6 ore. Secondo giorno, tra le 10 e le 12. Al terzo giorno, le ore sono diventate addirittura 24. Un giorno intero di attesa, in piedi, nella calca, sotto il sole caldo e poi nella sera fredda. E tuttavia non mancano mugugni e fischi. Un moto che diventa di rumorosa protesta a tarda notte quando vengono chiusi i varchi e chi è in fila ormai da più di 12 ore viene invitato ad allontanarsi perché non c'è più tempo per visitare la basilica. Ci sono addirittura momenti di tensione che a stento vengono controllati dai volontari della Protezione civile e dalle forze dell'ordine. "Vogliamo vedere il Papa", gridano a decine. Ma non c'è altra soluzione che rinunciare.

È una rabbia che non cancella la sopportazione che per tutto il giorno ha avuto il segno di una cerimonia penitenziale. L'attesa, il lentissimo procedere (10 metri all'ora) e il sole e la fatica e la stanchezza e la sete e la fame e le gambe che si gonfiano e i piedi che dolgono sono la tribolazione che i pellegrini offrono come un dono o un obbligo al Papa che non c'è più. Con il passare delle ore che occorrono per entrare nella basilica, questa fatica appare sempre di più la sofferenza che ci si autoinfligge per poter essere, nella propria coscienza, "degni - come dice, in via Vitelleschi, Alberto, un ragazzetto venuto da Chieti - dell'esempio e della testimonianza offerta al mondo da questo pontificato".


CAMPIDOGLIO. Il sindaco di Roma Walter Veltroni è convinto del "segno" penitenziale con cui i pellegrini, cattolici o laici che siano, si consegnano alle lunghe code. "Il sacrificio individuale, che ogni pellegrino affronta, è una forma di gratitudine per le meravigliose ragioni di vita che l'insegnamento di Karol Wojtyla ha consegnato a tutti. Egli è riuscito con la sua personalità, la sua testimonianza, le sue parole a difesa della pace, della libertà dai totalitarismi, del rispetto della dignità umana, a offrire risposte di senso alla perdita dei valori, anche della cultura laica. Oggi starsene, senza protestare in piedi per ore è il modo con cui milioni di persone gli dicono: grazie".

A San Pietro sono quasi di cinque chilometri le file di pellegrini che conducono in piazza. A i cortei di via della Conciliazione, delle viuzze di Borgo Pio, Borgo Sant'Angelo si aggiungono ormai i "serpenti" di via Ottaviano e del Lungotevere che paralizzano la città oltre Castel Sant'Angelo fino a piazza Adriana e il Palazzaccio (la Corte di Cassazione). Piazza Risorgimento in faccia alla Porta Angelica è l'area dove si tira il fiato. È più o meno un accampamento. "Basta - decide nel pomeriggio il commissario straordinario Guido Bertolaso - A questo punto è inutile mettersi in fila. Chi lo fa ora, certamente, non riuscirà ad entrare prima delle 22 nella basilica e a quell'ora noi siamo costretti a impedire l'accesso. Se non si vuole che una situazione già critica diventi pericolosa conviene desistere".

"Di meglio, non potevamo fare", dice il prefetto Achille Serra. Ha davanti, nel suo studio, un megaschermo che raccoglie da quattro diverse telecamere le condizioni di affollamento nei dintorni di via della Conciliazione, verso i Borghi, il Lungotevere, verso Ottaviano, verso il Castello. Macchie nere di gente. Uomini stretti l'uno all'altro come nel metrò nell'ora di maggior traffico. "Devo fare l'elogio dei pellegrini. È un'umanità dolente e mesta, ma serena, che affronta l'impegnativo tormento senza una protesta o un'agitazione. D'altronde abbiamo avuto soltanto poche ore per mettere insieme un apprezzabile accoglienza. Tutte le istituzioni hanno lavorato senza sovrapposizione e polemiche, con molta reciproca pazienza. Ho appena firmato un'ordinanza che dispone, dopo la chiusura delle scuole voluta dal sindaco, anche quella dei pubblici uffici. Ho invitato anche gli uffici privati a fare lo stesso. Nella speranza che domani, nel giorno delle esequie, Roma si conceda del tutto al ricordo di Giovanni Paolo II". Una Roma generosa e paziente che dovrà attendere ancora quarantotto ore per sapere se ha superato la laboriosa prova.

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