Da Corriere della Sera del 06/04/2005

Scajola: è una sonora bastonata. Ma non diamo la colpa agli altri

«Troppa improvvisazione, però è stato un giudizio sui governatori»

di Maria Latella

ROMA - «Abbiamo preso una sonora bastonata, ma Berlusconi non c’entra. La sconfitta è il frutto di pasticci, di improvvisazione e di una campagna elettorale letteralmente priva di conduzione». Claudio Scajola, ministro per l’Attuazione del programma, ruvidamente analizza le ragioni di una sconfitta. Convinto che per la Cdl ci siano ancora possibilità di vittoria, nel 2006.

Lei dice: «Berlusconi non c’entra», ma Fini e Follini non la pensano così.
«Le cose non si capiscono se si continua a dare la colpa agli altri. Vale per tutti, per i cattivi consiglieri che soffiano nell’orecchio di Berlusconi: «"È tutta colpa degli alleati" e per qualche singolo, qualche isolato, che pensa, sbagliando totalmente, di scaricare le responsabilità su Berlusconi».

Allude a qualcuno in particolare?
«Mi sembra che Tabacci sia il solo a tirar fuori ogni volta l’argomento».

Da qualche parte cercherete risposte a questa sconfitta.
«Mi sembra che si debba prendere atto di alcune cose. Primo: il risultato è fortemente negativo. Secondo: il voto è anche il risultato di un giudizio sui governatori. In questi anni la figura del presidente di Regione si è caratterizzata e il voto per le Regionali è diventato anche, dico "anche", un voto sul personaggio».

Sta dicendo che presidenti come Ghigo o Storace avrebbero mal governato?
«Non stavo pensando a loro. Ma in Puglia, dove Fitto aveva operato una grande e opportuna riforma sanitaria, certamente sarà andato a pestare un po’ di piedi. Gliel’hanno fatta pagare. Altrove, alcuni presidenti non sono stati considerati all’altezza del compito».

Non vorrà ridurre l’analisi del voto alle colpe dei governatori...
«No. Ha contato la mancanza di comunicazione su quanto il governo ha fatto in questi anni, la totale assenza del senso della squadra: una litigiosità autolesionistica ha fatto sì che molte candidature siano state decise quasi alla vigilia della competizione elettorale. Pensi alla Campania. Guardi l’Abruzzo: avevamo fatto scrivere sui giornali che quel candidato sarebbe stato cambiato perché non riusciva ad andare d’accordo con gli altri e poi l’abbiamo confermato. Abbiamo dato l’idea di essere piuttosto pasticcioni».

Solo sulle candidature last minute?
«Purtroppo pasticcioni in generale. L’improvvisazione ha fatto sì che non si arrivasse agli accordi con la Mussolini e con Rotondi. Anche con Pannella abbiamo dato l’idea di essere pieni di contraddizioni».

Forza Italia ha perso seccamente.
«Ha perso due punti rispetto alle europee, cosa evidentemente negativa. Deve darsi una mossa, in fretta. Punto».

Al Sud, la devolution non ha aiutato.
«La devolution può aver influito, ma marginalmente. In ogni caso: faceva parte del programma elettorale. Il punto è un altro: dove Forza Italia esiste, dove da anni lavora sul territorio, si fa apprezzare, là, devolution o no, andiamo bene. Nella provincia di Imperia la Cdl è al 62 per cento dei voti e Forza Italia al 32».

Quello è il suo regno, ministro Scajola...
«Le cito Biella: 31 per cento. Sondrio, Como...».

Tutte al Nord. Al Sud, ripeto, siete crollati.
«Certo che il dato di Napoli preoccupa: oramai siamo un partito del 10 per cento. Certo che preoccupa la Calabria: abbiamo perso il dieci per cento, mica poco. Ma se su alcuni territori lo smottamento è continuo, il crollo inarrestabile da anni, ci sarà una ragione. Per esempio, un mancato coordinamento con gli alleati. Oggi la Cdl sta in piedi solo per il quotidiano sforzo di raccordo di Silvio Berlusconi. Ma non si può pensare di fare bene al Sud essendo, da un lato, evanescenti sul territorio e dall’altro incapaci di comunicare alla gente quanto è stato fatto dal governo».

Sta dicendo che a Berlusconi, al grande comunicatore, manca un Karl Rove, il "cervello" di Bush?
«Sto dicendo che per le politiche il problema comunicazione si pone. Come ministro dell’Attuazione del programma ho fatto fare un sondaggio sulla riduzione dell’Irpef. È emerso che l’80 per cento degli italiani non lo sa, non se n’è accorto».

In campagna elettorale Berlusconi ha usato argomenti consunti. Brandisce la parola «comunisti» come fosse aglio contro i vampiri e intanto Vendola vince in Puglia contro il moderato Fitto...
«È un elemento di riflessione, certo».

Andrà avanti il Forza Italia giovani? Anche dopo il flop di Scelli?
«Penso che l’incontro di Firenze fosse soltanto l’occasione per avvicinare alla politica i giovani. Tutto qui. Però ogni iniziativa va coordinata con quel che già c’è. Se si vuole raggiungere un obiettivo».

E dopo l’undici a due lei pensa ancora di poterlo raggiungere, quest’obiettivo? Crede ancora nella vittoria nel 2006?
«Sono ottimista, non matto. Nel ’99, alle Europee, eravamo minoranza nel Paese. Eppure, due anni dopo, abbiamo vinto».

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