Da La Repubblica del 25/01/2005

La previsione in un rapporto internazionale: se non saranno ridotti, dal 2015 la percentuale di anidride carbonica provocherà cambiamenti climatici catastrofici

"Stop ai gas serra o sarà un disastro fra 10 anni il punto di non ritorno"

Mantenere l´aumento di temperatura al di sotto dei due gradi: solo così è possibile ipotizzare un piano di contrasto
"Favorire i biocarburanti, più energia con fonti rinnovabili, più paesi coinvolti nel taglio delle emissioni"

di Antonio Cianciullo

ROMA - Mancano dieci anni al punto di non ritorno. I gas serra che escono da milioni di camini e milioni di tubi di scappamento continuano ad accumularsi in cielo a un ritmo sempre più veloce. Se nessuno li fermerà, nel 2015 si sarà raggiunta una concentrazione di anidride carbonica in atmosfera tale da provocare un cambiamento climatico disastroso.

E´ questa la previsione firmata da tre autorevoli enti di ricerca: uno britannico (Institute for Public Policy Research), uno americano (Centre for American Progress) e uno australiano (The Australia Institute). Il nuovo studio si chiama «Meeting the Climate Challenge» e sarà presentato oggi. L´iniziativa suona come un appello al primo ministro britannico Tony Blair, che quest´anno presiede sia il G8 sia l´Unione Europea (a partire da luglio), perché promuova azioni efficaci per scongiurare la prospettiva di un cambiamento climatico disastroso.

Gli scienziati danno anche suggerimenti operativi: nel settore agricolo bisognerebbe spostare gli incentivi in modo da favorire la produzione di biocarburanti; in campo energetico il G8 dovrebbe impegnarsi a produrre entro il 2025 almeno il 25 per cento dell´elettricità usando fonti rinnovabili e a raddoppiare entro il 2010 gli investimenti per l´efficienza energetica; per il dopo 2012, la seconda fase del protocollo di Kyoto, si tratta di rendere operativo l´accordo per allargare il numero dei paesi coinvolti nel taglio delle emissioni serra.

Senza queste azioni non si riuscirà a mantenere l´aumento di temperatura al di sotto dei 2 gradi. Dunque, secondo «Meeting the Climate Challenge», il dibattito non riguarda più il se ci sarà un cambiamento climatico, ma quanto questo cambiamento muterà la nostra vita. Un aumento di temperatura che non superi i 2 gradi nell´arco di un secolo viene considerato affrontabile: i paesi industrializzati sono in grado di mettere in campo le risorse necessarie all´adattamento ed è ipotizzabile un piano di aiuti per i paesi meno attrezzati.

Ma se si supereranno i 2 gradi lo sconvolgimento degli ecosistemi, la crescita della desertificazione, l´aumento di fenomeni estremi come uragani e alluvioni provocherebbe una continua sindrome tsunami. Lo spartiacque tra queste due ipotesi, affermano i tre istituti di ricerca, è quota 400 parti per milione. Quando l´anidride carbonica (che oggi ha una concentrazione di 379 parti per milione e cresce al ritmo di 2 parti per milione l´anno) avrà raggiunto quel livello sarà troppo tardi per tornare indietro.

«Gli ecosistemi, dagli oceani alle foreste, sono in grado di assorbire circa 3 miliardi di tonnellate di carbonio l´anno», spiega Vincenzo Ferrara, l´esperto di clima dell´Enea. «Nel 1850 ne producevano 150 milioni di tonnellate. Oggi siamo a 6,7 miliardi di tonnellate e l´aumento è continuo. Calcolando che l´anidride carbonica resta in atmosfera per un periodo medio di 70-100 anni, risulta evidente che il momento giusto per tirare il freno di emergenza era ieri».

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