Da La Stampa del 14/01/2005

Oggi la discesa della sonda

Sentiremo i suoni di Titano

di Piero Bianucci

L’ora della verità viene oggi alle 16,21: quando un segnale radio ci dirà se per la prima volta abbiamo raggiunto il suolo di Titano, l’unico satellite del Sistema solare dotato di un’atmosfera, un mondo grande quasi quanto Marte dove potremmo trovare indizi interessanti sull’origine della vita.

Missione quasi impossibile. L’ingresso nell’atmosfera di Titano richiede una mira perfetta. E anche un po’ di fortuna: è come infilare la cruna di un ago a occhi chiusi. Basta un minimo scarto dalla traiettoria prevista per gettare via 15 anni di lavoro e 300 milioni di euro. Ma se tutto andrà bene assisteremo allo svelarsi di un nuovo mondo, una luna di Saturno a un miliardo e 220 milioni di chilometri da noi, una distanza doppia rispetto a quella di Giove, dove Arthur C. Clarke pose la meta dell’astronave di «2001: Odissea nello spazio».

L’impresa è così audace e costosa da richiedere lo sforzo congiunto di tre agenzie spaziali. La Nasa ha fornito l’astronave-madre, «Cassini», che da luglio gira intorno a Saturno; l’Europa ha costruito «Huygens», il kamikaze che ora sta per scendere su Titano; e l’Agenzia spaziale italiana ha realizzato il sistema di comunicazione e alcuni delicati strumenti per esplorare quella luna misteriosa.

Sarà un tuffo nell’ignoto, una prima assoluta dal punto di vista scientifico. E anche la prima missione multimediale. Un microfono dovrà captare i rumori della discesa: l’attrito con la densa atmosfera di Titano, forse il sibilo del vento e i tuoni di temporali alieni, con fulmini che scoccano tra nubi di azoto e di metano. Spieremo anche il contatto con il suolo, sperando che sia lieve e non un tonfo.

«Huygens» è una sonda progettata per sopravvivere anche se dovesse ammarare in un oceano di metano liquido: chissà che non si senta lo sciabordare di quelle onde insolite, un paradiso per l’amministratore delegato dell’Italgas. Noi ricambieremo con un Cd che contiene le firme di centomila europei e quattro brani musicali. Uno è un rock, anche se il titolo «Lalalà» fa pensare a Orietta Berti. Un altro si chiama «No love». Le parole dicono: «Che cosa esporteremo laggiù? Le nostre pattumiere, i nostri fast food, Wall Street, Che Guevara?».

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