Da La Repubblica del 13/01/2005

Il "club di Parigi" offre la moratoria del debito a tutti i paesi colpiti: accettano solo Sri Lanka, Seychelles e il governo di Giakarta

"Via gli stranieri dall´Indonesia"

Ultimatum di tre mesi ai soccorritori arrivati dopo lo tsunami

Alcuni governi temono che la tragedia possa giovare agli indipendentisti

di Raimondo Bultrini

PHUKET - Col passare dei giorni alla tragedia umanitaria dello tsunami tornano ad aggiungersi i problemi creati dai conflitti umani. Ieri l´Indonesia ha annunciato che entro tre mesi le truppe straniere spedite ad aiutare le vittime del maremoto a Banda Aceh, nella punta settentrionale di Sumatra, dovranno lasciare il paese.

«Prima se ne vanno, meglio è», ha detto il vicepresidente del più popoloso stato islamico del mondo Yusuf Kalla. La paura è che l´aiuto degli eserciti stranieri possa influenzare in qualche modo i rapporti di forza tra Giakarta e i ribelli separatisti del Free Aceh Movement, il GAM. «Per i primi soccorsi tre mesi sono più che sufficienti», ha detto Kalla, «e in futuro avremo bisogno di medici e ingegneri stranieri, ma non di eserciti».

Le dichiarazioni del governo indonesiano potrebbero avere nuove serie conseguenze per il futuro della ricostruzione dopo una positiva fase di inedita armonia nel sanguinoso conflitto che da anni colpisce il paese, sull´onda della tragedia che è costata nell´arcipelago oltre 100 mila vittime.

Per la prima volta Giakarta aveva infatti aperto le porte di Aceh alle organizzazioni umanitarie internazionali e alle stesse forze armate degli Stati Uniti, di Singapore, Australia, Malesia e Giappone, oltre che ai giornalisti. Ma dopo il rapimento di un medico dell´Ufficio sanitario di Aceh da parte dei ribelli (e sebbene l´uomo abbia detto di essere rimasto in mano al Gam per non più di un´ora e di non essere stato ferito) il governo ha colto la palla al balzo per giustificare le nuove restrizioni, sostenendo di non poter essere in grado di garantire la sicurezza delle forze internazionali di soccorso. I ribelli - che a loro volta accusano il governo di non rispettare il cessate il fuoco stabilito per aiutare le popolazioni colpite - sono anche sospettati dal capo dell´esercito i aver depredato gli aiuti umanitari per rinforzare le proprie truppe.

Di conseguenza gli stessi sanitari delle Nazioni Unite non possono più recarsi nelle zone colpite senza la scorta di militari indonesiani e i giornalisti sono stati invitati a concentrarsi solo nelle principali città, mentre tutti i volontari stranieri dovranno essere ufficialmente registrati.

Analoghe restrizioni potrebbero presto essere adottate anche nello Sri Lanka, dove il governo cingalese sospetta un utilizzo improprio degli aiuti da parte della minoranza tamil del nord. Eppure proprio ieri la presidente Chandrika Kumaratunga aveva annunciato l´adozione di una bambina tamil vittima dello tsunami che ha fatto oltre 3omila vittime a sud dell´isola. Un gesto apprezzato dai ribelli, che però continuano a protestare per il divieto imposto dal governo alla visita del segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan nei territori sotto il loro controllo.

Diversa è la reazione dei vari paesi colpiti anche all´offerta del club di Parigi di una moratoria del debito. I Paesi creditori del Club di Parigi hanno infatti annunciato ieri sera una moratoria «immediata e senza condizioni» dei debiti pubblici per i Paesi colpiti dallo tsunami che lo vorranno. Questa misura d´urgenza, destinata ad aiutare la ricostruzione delle zone devastate dal maremoto, non è stata ancora formalmente accettata dai paesi interessati che, come ha indicato ieri il ministro dell´economia francese Hervè Gaymard, si limiteranno a Indonesia, Sri Lanka e Seychelles. India, Malesia e Thailandia hanno infatti già fatto sapere che preferiscono rinunciare alla moratoria per evitare un abbassamento del loro rating che renderebbe più costoso l´accesso al mercato internazionale dei capitali.

Ma la reazione dei paesi colpiti contro gli aiuti umanitari internazionali non si limitano ai sospetti vantaggi per i movimenti indipendentisti. Chris Riley, un sacerdote australiano giunto il 7 gennaio ad Aceh per costruire un orfanotrofio, è stato accusato dai fondamentalisti islamici del Islamic Defender Front di voler in realtà «convertire al cristianesimo i bambini musulmani».

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