Da La Stampa del 11/01/2005
Originale su http://carta.lastampa.it/carta/edicola/nav/view.asp?user=20501&ses...

Processione di diplomatici, offerte da Gerusalemme, estremisti disponibiili: tutti con Abu Mazen

Per il nuovo Raiss solo sorrisi, anche da Hamas

«Porgiamo la mano della pace ai nostri vicini, speriamo che l’accettino»

di Aldo Baquis

TEL AVIV - Dopo anni di letargo forzato, la diplomazia internazionale è tornata ieri a fare irruzione in grande stile nel conflitto israelo-palestinese sulla scia della schiacciante vittoria elettorale del leader pragmatico Abu Mazen che - pur identificato con la necessità per i palestinesi di abbandonare in questa fase la rivolta armata - ha raccolto i consensi del 62,3 per cento dei votanti, ossia di quasi mezzo milione di persone. Il leader dell'Olp ha molto distanziato il suo rivale principale, il dottor Mustafa Barghuti, che si è dovuto accontentare di quasi il 20 per cento dei voti. Ma tutti gli sguardi erano ieri puntati sull'atteggiamento di Hamas e della Jihad islamica, che avevano boicottato il voto per una ostilità di principio alle strutture dell' Anp, scaturite da accordi con Israele.

Ieri i dirigenti islamici hanno preferito rinunciare ai toni polemici e hanno garantito una disponibilità alla cooperazione. Alle elezioni politiche del luglio 2005, hanno aggiunto, potrebbero essere in lizza e non sugli spalti. E anche questo, agli occhi di Abu Mazen, è un contributo alla costruzione di salde strutture politiche per il futuro stato palestinese. Prima ancora che l'esito del voto fosse annunciato ufficialmente, Abu Mazen si è subito comportato - fin dalla prima mattina - come il Presidente della Palestina. Nel suo ufficio sono sfilati a ritmo serrato l'ex presidente Jimmy Carter e l'ex candidato democratico John Kerry (giunti nei Territori come osservatori). Quindi è stata la volta di un sorridente e bendisposto Javeir Solana a varcare la soglia del suo ufficio per le congratulazioni di rito. A nome dell'Unione Europea Solana ha informato il nuovo Raiss che tutto il possibile (sia politicamente, sia economicamente, sia nella assistenza alla sicurezza) sarà fatto per aiutare i palestinesi a «realizzare il loro sogno» di uno stato indipendente. Nella Muqata, il quartier generale di Ramallah, il telefono non cessava di squillare. Di prima mattina da Gerusalemme il leader laburista Shimon Peres (vicepremier nel nuovo governo di Ariel Sharon) ha promesso una fattiva cooperazione. Poi è stata la volta di numerosi capi di stato arabi e quindi Abu Mazen ha ricevuto le congratulazioni di George Bush, assieme con un invito alla Casa Bianca e l'anticipazione che presto Condoleezza Rice - nella sua nuova veste di Segretario di stato - potrebbe giungere in zona per rilanciare il dialogo fra israeliani e palestinese e il Tracciato di pace.

«Da parte nostra - ha assicurato Abu Mazen - siamo pronti a tendere una mano ai nostri vicini israeliani e speriamo che la loro risposta sia positiva. Noi - ha precisato - ci sentiamo vincolati dal Tracciato di pace». Il premier Ariel Sharon - si è appreso ieri - vorrebbe incontrarlo presto per affrontare le questioni piu scottanti: la guerriglia che imperversa a Gaza (che anche secondo Abu Mazen nuoce agli interessi dei palestinesi) e la possibilità di concordare le tappe del ritiro israeliano dalla Striscia. Il presidente palestinese ha però altre priorità: la più urgente è la scarcerazione di migliaia di detenuti della intifada, fra cui il dirigente di al Fatah Marwan Barghuti. Poi ci sono: la necessità di congelare gli insediamenti e la rimozione della Barriera di separazione. Infine il rilancio di trattative sulla soluzione definitiva del conflitto.

Ma per stabilizzare la situazione sul terreno Abu Mazen dovrà ottenere il sostegno di Hamas, cosa che spera di raggiungere mediante il dialogo e la persuasione. Già nelle prossime settimane i dirigenti dell'Anp e di Hamas dovrebbero riprendere al Cairo una serie di colloqui volti a mettere a punto una «piattaforma nazionale». Ieri Mahmud a-Zahar, un dirigente di Hamas di Gaza, ha ricordato ad Abu Mazen che le dimensioni della sua vittoria derivano dal fatto che gli islamici da un lato non hanno presentato candidati propri alle presidenziali e dall'altro non hanno ordinato alla popolazione di restare a casa. «Se avessimo voluto, avremmo potuto metterlo in difficoltà», ha osservato a-Zahar.

Sulla sospensione della lotta armata contro Israele, Hamas resta di opinione contraria. «Le nostre armi vengono usate solo ai fini della resistenza - ha rilevato, precisando così - che al massimo sarà consentito ai servizi di sicurezza dell'Anp di requisire le armi dei gruppi sciolti o della malavita.

«Ancora non ci è chiaro come egli intenda difendere la popolazione palestinese dagli attacchi israeliani, se deponessimo le armi» ha aggiunto a-Zahar. «In ogni caso - ha concluso - lui è solo il presidente della Autorità nazionale palestinese e non rappresenta i milioni di palestinesi che vivono nella Diaspora e a cui spetta l'ultima parola in materia».

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