Da La Repubblica del 11/01/2005

Il modello del Nobel Kahneman fissa nuovi parametri per stabilire il grado di benessere di un paese

Calcolare Pil e prezzi non basta arriva un "indice per la felicitÓ"

A Londra il governo appronta una graduatoria che tiene conto del benessere personale
Ai primi posti paesi come Svizzera e Olanda. E il Ghana precede l´Italia: "Merito del football"

di Eugenio Occorsio

ROMA - Chi l´ha detto che la ricchezza di una nazione si misura solo dal pil? E la felicità dei singoli? Il Giappone, dopotutto, ai tempi in cui era la locomotiva del mondo, era anche il paese con il più forte tasso di suicidi. Per non parlare della Corea del Sud o di Taiwan, e sulla Cina di oggi nessuno saprà mai la verità. E poi chiunque abbia attraversato in taxi, magari venendo dall´aeroporto, i sobborghi di New York o di Washington non può non porsi qualche domanda sul benessere di cui l´America si fa tanto orgoglio e vanto. Ce n´era abbastanza per motivare Daniel Kahneman dell´Università di Princeton, il primo professore di psicologia ad aver vinto un premio Nobel per l´economia (nel 2002), ad annunciare il "National well-being account", insomma un indice della felicità da inserire fra i parametri che misurano il grado di sviluppo di un paese, a fianco di reddito, indebitamento, disoccupazione. Kahneman, che vinse il Nobel proprio per i suoi studi sull´interrelazione fra benessere ed efficienza sul lavoro, ha dato l´annuncio al meeting annuale dell´American Economic Association, e si vale della collaborazione di Alan Krueger, docente di economia alla stessa università. Il governo britannico, informa il Financial Times, è peraltro già all´opera. Il Cabinet Office ha pubblicato un rapporto intitolato "Life Satisfaction" che conclude che la ricerca della gratificazione individuale è sicuramente così importante da giustificare un intervento diretto dello stato per favorirla». Non solo denaro, ma servizi per l´infanzia, attenzione per gli anziani, campagne per favorire la solidarietà e il riscatto dei diseredati.

Le prime ad accorgersene erano state le aziende. Pochi giorni fa a Roma in un convegno organizzato da Omat-VoiceCom è stato presentato uno studio realizzato da Sociologia del Lavoro della Sapienza che conclude: «Armonizzare la comunicazione all´interno di un´azienda, favorendo l´integrazione degli strumenti tecnologici all´insegna dell´equilibrio, è uno degli elementi chiave che contribuiscono ad alimentare il benessere del personale». E quindi la produttività, la redditività, insomma il buon funzionamento dell´azienda. «Oggi più che mai la questione del benessere organizzativo si impone come una nuova frontiera da esplorare e da comprendere», dice Domenico De Masi, preside di Scienza della Comunicazione. In Gran Bretagna, la Gallup sta finanziando Ed Diener, un altro docente di psicologia stavolta dell´University of Illinois, perché elabori a sua volta un altro indice del benessere e della felicità, che poi si vedrà come integrare con quello di Princeton. «E´ provato che nei grandi magazzini in cui il personale è demotivato - ha affermato Jim Clifton, che della Gallup è presidente - si vende meno, ci sono più giorni di malattia fra i dipendenti, aumentano perfino i furti dagli scaffali».

Tornando al rapporto del governo britannico, c´è già un primo tentativo di "classificazione" dei paesi sulla base di questo parametro, combinato grazie a qualche arcano algoritmo con il "banale" dato del reddito individuale. Ovviamente ai primi posti ci sono paesi quali la Svizzera, l´Olanda, l´Irlanda. Un po´ più in basso l´America. L´Italia non è citata, ma in ottima posizione c´è il Ghana, presumibilmente meglio piazzato in classifica, proprio come accadde con il Botswana quando qualche settimana fa fu calcolato lo sviluppo in termini di accelerazione. Com´è possibile? Gli inglesi hanno la spiegazione: è merito dei successi della squadra di calcio.

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