Da La Repubblica del 27/12/2004

Il più forte sisma degli ultimi 40 anni scatena un maremoto. Scomparsi interi villaggi dalla Malesia alle Maldive. Milioni i senzatetto. Vittime tra i turisti

Apocalisse in Asia, 12mila morti

"Onde come montagne", tsunami devasta India, Sri Lanka, Thailandia e Indonesia

di Raimondo Bultrini

PHUKET (THAILANDIA) - L´IMPIEGATO dell´ambasciata italiana Bruno Mariella è appena atterrato a Phuket con lo stomaco sottosopra, dopo aver visto dal finestrino dell´aereo l´entità di un disastro senza precedenti. Non ha avuto nemmeno il tempo di raggiungere gli uffici messi a disposizione dalle autorità tailandesi, dopo uno slalom tra carcasse di auto, alberi divelti, camion, motorini e cadaveri, quando si è visto circondare da gruppi disperati di connazionali: vestiti da vacanzieri, lo sguardo disperato, lo hanno accolto tra lacrime e urla: «La supplichiamo», dicevano, «diteci dove sono i nostri cari».

Ma le notizie dell´ambasciata sulla lista dei superstiti e degli scomparsi sono quasi le stesse di ogni altra autorità istituzionale di questo Paradiso in terra che adesso odora di morte e salsedine. Pressoché zero. Nemmeno di un nipote del re tailandese si è saputo più nulla da quando le onde hanno sommerso la terra e oscurato il sole caldo dei tropici.

Se ufficialmente le vittime sono infatti poco più di duecento e i feriti duemila, nulla si sa ancora delle centinaia di piccole e grandi imbarcazioni che al momento della tragedia già navigavano verso le mète più ambite del piccolo arcipelago turchese, Phi Phi island, le grotte di Smeraldo dalle sabbie finissime e i riverberi magici, le incontaminate Similan, Krabi, Ko LantaU, Kho Phang Ga.

C´erano anche molti italiani a bordo, e sebbene finora non risultino connazionali tra le vittime ufficiali dello tsunami, sono certo molti, tra quanti ancora mancano all´appello, i turisti giunti da Roma o Milano con le centinaia di voli charter o con i pacchetti tutto compreso delle grandi agenzie di viaggio come la Mappamondo, Gastaldi kuoni, Mosaico, World Plan, Turismo thai. Una cifra che si aggira tra i quattro e i cinquemila, tutti giunti sull´isola per passare in relax le vacanze di Natale, e ora imprigionati con gli occhi ancora colmi di terrore tra le mura di qualche albergo o nei locali riadattati a rifugio dei grandi centri commerciali pieni di merci e abbaglianti luci al neon.

Il governatore di Phuket, Udomsak Aswarangkul, ha detto che 162 dei 214 scomparsi erano turisti. E non è difficile crederlo. Intere famiglie e comitive di amici affollavano gli alberghi e i bungalow lungo le spiagge più famose di Phuket, una grande isola cresciuta enormemente senza lasciare pressoché un centimetro privo di costruzioni a ridosso del mare, e anche quest´anno le agenzie avevano registrato il «tutto esaurito» con prenotazioni dall´Australia e dalla Cina, dall´America e dall´Europa.

Patong beach era il fiore all´occhiello della moderna Pukhet, una lunga e arcuata spiaggia di acque cristalline e sabbia bianca lentamente e inesorabilmente circondata negli anni da quelli che le autorità turistiche tailandesi chiamano «tutti i comfort». Hotel a cinque stelle e bungalow superaccessoriati, negozi con le più grandi firme della moda internazionale, ristoranti e locali notturni, agenzie di escursioni subacquee, rumorosi motoscafi superveloci che gareggiano tra i flutti.

Qui ieri mattina tre onde a ripetizione alte dagli otto ai dieci metri hanno distrutto in una manciata di minuti le vite di abitanti e turisti e messo in ginocchio per lungo tempo a venire l´economia di un´isola che da sola contribuiva al dieci per cento delle entrate turistiche tailandesi. Patong beach sembra ora una grande pozzanghera dove galleggiano i resti delle infrastrutture turistiche e di tutti gli oggetti che l´acqua ha ghermito e risucchiato con sé assieme a uomini, donne e bambini prima di risputarli sulla desolante riva melmosa. Lo stesso è successo nelle spiagge di Kata, Karon e Kamala, così come nell´isola celestiale di Phi Phi, celebre per i ricchi fondali battuti dai subacquei, per le spiagge bianche diventate un´icona grazie al film "The beach" (con Leonardo Di Caprio e Virginie Ledoyen) e recentemente devastata dalle speculazioni immobiliari.

La violenza delle onde ha scaraventato un autobus fin dentro la hall di un grande albergo e accartocciato i tetti delle case, divelto alberi dal grosso fusto, fatto volare come fuscelli mobili, moto e vetture, costretto residenti e bagnanti ad arrampicarsi sugli alberi e a fuggire come ossessi verso le colline dell´isola. Nessuno ha spostato nulla e i passanti camminano tra le macerie e il fango come zombie ancora indecisi se credere o no ai propri occhi. Tra i resti delle sdraio e degli ombrelloni semisommersi dalla sabbia ancora fangosa qualcuno indica il punto dove una comitiva di 32 indiani tra i quali 15 bambini vestiti coi loro abiti sgargianti stava celebrando un bagno rituale induista legato al plenilunio che cadeva proprio ieri. Gli ultimi a vederli sono stati due ragazzi thai che raccontano concitati la drammatica scena alla quale hanno assistito.

Dicono che gli indiani avevano sollevato tutti insieme le braccia al cielo quando il muro d´acqua si è innalzato sopra le loro teste e li ha inghiottiti come un grande mostro marino dalla bocca spalancata. I ragazzi sono scappati verso la strada per scampare alla risacca che risucchiava ogni cosa e quando hanno voltato di nuovo lo sguardo degli indiani non c´era più nemmeno una traccia. Spariti. Il muro si è alzato poi altre due volte, più alto e ancora più alto finché l´ultima onda, con la sua coda spumosa, non si è dissolta nel mare di nuovo incredibilmente calmo.

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