Da La Repubblica del 15/12/2004

Cina, il pugno del regime arrestato l´eroe di Tienanmen

Liu Xiaobo fermato e interrogato con altri due dissidenti. Poi il rilascio
Sequestrati i documenti del computer. I tre difendono gli scrittori perseguitati
Sono i firmatari di una petizione che chiede al governo maggiore sicurezza nelle miniere
La moglie dello scrittore: "Mi hanno ordinato: non parlare e niente avvocati"

di Federico Rampini

PECHINO - E´ ancora fresco il ricordo delle visite di Ciampi e Schroeder a Pechino, ma dopo tante cordialità la Cina risponde a muso duro alle speranze di progresso sui diritti umani. Proprio mentre l´Occidente si aspetta dal presidente Hu Jintao un "nuovo corso", lui lancia un giro di vite contro la libertà di pensiero. Negli ultimi due giorni a Pechino la polizia ha arrestato, interrogato e poi rilasciato dopo pesanti intimidazioni tre figure di punta del dissenso. Altri intellettuali e religiosi sono finiti in carcere da settimane, a Pechino o nelle province più lontane. La stampa di partito anima una campagna contro gli «intellettuali pubblici» che ricorda brutte pagine del passato. Intanto si moltiplicano le notizie di violenti conflitti sociali nel paese, e in questi segnali forse c´è per Hu la priorità vera, più importante dell´immagine internazionale.

Fra i tre intellettuali fermati a Pechino c´è Liu Xiaobo, 49 anni, uno degli eroi della Piazza Tienanmen, di cui pubblichiamo qui sotto una testimonianza scritta poche ore prima dell´arresto. Nella primavera del 1989, quando Pechino era il teatro di imponenti manifestazioni per la democrazia, Liu fu uno dei quattro leader di uno sciopero della fame che il mondo intero seguì con trepidazione. Il 4 giugno 1989, poche ore prima che Deng Xiaoping ordinasse all´esercito di schiacciare il movimento degli studenti, Liu riuscì a negoziare un salvacondotto per alcuni leader studenteschi. Nonostante questo la repressione fece centinaia di morti, forse migliaia: il bilancio è tuttora segreto di Stato. Liu pagò con un anno e mezzo di carcere, più tre anni di lavori forzati. Nel 2001 Liu ha fondato la filiale cinese dell´International Pen Club, l´organizzazione che difende gli scrittori perseguitati per le loro idee. A ottobre Liu con i suoi amici del Pen Club cinese aveva assegnato il Premio della Libertà al libro "Il passato non è fumo" di Zhang Yihe, sulle purghe degli intellettuali lanciate da Mao Zedong nel 1957. La cerimonia della premiazione era stata organizzata fuori Pechino, in una località vicina alla Grande Muraglia, perché in Cina far parte del Pen Club può essere un crimine: è reato formare nuovi partiti politici e anche un club può ricadere sotto questo divieto.

Tra gli altri arrestati c´è Yu Jie, 31 anni, scrittore di fama mondiale, celebre in Cina anche per aver proposto la rimozione del mausoleo di Mao dalla Piazza Tienanmen. Un suo libro, "Rifiutare la menzogna", è un best-seller clandestino pubblicato a Hong Kong. Yu è appena tornato da una visita a Parigi, dove era stato invitato dal governo francese. Dopo essere stato rilasciato Yu ha detto che la polizia ha sequestrato i documenti dal suo computer. «Erano alla ricerca di articoli pubblicati all´estero, in cui io avrei criticato il partito comunista e i dirigenti del governo cinese», ha dichiarato. Sua moglie ha raccontato: «I poliziotti mi hanno minacciata, ordinato di non parlare con la stampa e di non chiamare un avvocato. Hanno detto che Yu ha attentato alla sicurezza dello Stato». Il terzo arrestato è il 48enne Zhang Zuhua, un caso di ex-dirigente di partito convertito alla causa della democrazia: era stato un dirigente della gioventù comunista, oggi è uno degli animatori del dissenso.

Liu, Yu e Zhang sono tra i firmatari di una petizione pubblica che invoca una svolta nei controlli sulla sicurezza delle miniere, e un´indagine sulla strage di 166 minatori di carbone avvenuta due settimane fa nello Shaanxi. I tre si erano nuovamente mobilitati giorni fa per la sorte di un poeta e scrittore della regione dello Hunan, Shi Tao, arrestato il 24 novembre mentre stava realizzando un´inchiesta giornalistica a Shanghai. Lontano dalla capitale e dagli uffici di corrispondenza della stampa occidentale la sorte dei dissidenti può essere peggiore. Come quella del leader religioso Zhang Rongliang, sparito dopo l´arresto il primo dicembre.

Del giro di vite repressivo sono state vittime tanti altri negli ultimi due mesi: docenti, giornalisti, colpevoli di aver creduto che sotto Hu Jintao potesse rinascere un dibattito politico più aperto. E´ la stessa speranza che ha avuto l´Occidente. Dopotutto, due mesi fa Hu si era liberato dell´ingombrante presenza del 78enne Jiang Zemin, che fino all´ultimo Plenum del partito aveva conservato un potere di controllo sulle forze armate. Ora però si sta dissolvendo la speranza che la nuova generazione dei sessantenni Hu e Wen voglia rilanciare le riforme politiche.

Al clima di restaurazione forse contribuiscono le notizie di tensioni che filtrano dalla periferia. Nonostante la censura si è saputo che due settimane fa nella città meridionale di Qinzhou (provincia del Guangxi) un banale scontro tra poliziotti e ambulanti è degenerato in una sommossa a cui hanno preso parte diecimila persone. Nella provincia dello Shanxi domenica scorsa una manifestazione di lavoratori edili è finita con l´assedio a un commissariato di polizia dove sono morti due agenti. Una rivista del partito comunista, "Prospettiva", ha ammesso che in un anno ci sarebbero state 58.000 proteste locali, con la partecipazione di tre milioni di persone. Più che a Pechino e Shanghai, dove il boom economico garantisce consenso sociale, è dalla Cina rimasta ai margini del benessere che giungono questi segnali. La corruzione, gli espropri arbitrari della terra, i soprusi dei gerarchi locali fanno da detonatore a situazioni sociali già esplosive. Evidentemente non è una situazione in cui i vertici del partito hanno voglia di veder fiorire le riviste, i libri, i dibattiti fra intellettuali critici, le inchieste giornalistiche.

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