Da Corriere della Sera del 16/12/2004

«Basta tagli a pioggia, è autolesionismo»

di Paolo Conti

ROMA- «Il modo di governare l’economia deve cambiare. Basta con la politica della livella che non distingue tra sprechi autentici e esigenze vitali, tra spese accessorie e investimenti indispensabili per lo sviluppo. Io che sono un liberale posso ben dire che così si rischia di fare la figura del liberista cretino». Giuliano Urbani è furioso. Il maxi emendamento alla Finanziaria votato ieri al Senato prevede, in tre anni, una spesa di 540 milioni di euro in tre anni nei settori dei beni culturali e dell’ambiente ma con «proprio decreto» e previo «indirizzo parlamentare» senza alcun coinvolgimento dei dicasteri interessati. La famosa «legge mancia», come la definì il «Corriere della Sera». Già si parla di finanziamenti per il museo del Corallo a Torre del Greco o per il recupero delle Terme a Termini Imerese. Il tutto mentre a luglio sono arrivati tagli per 18.5 milioni di euro per il Fondo unico dello spettacolo, 24 milioni per l’acquisto di beni e servizi, 81 milioni per le spese di investimento. I 55 milioni ottenuti col 3% delle grandi opere sono diventati sostitutivi e non aggiuntivi.

Cosa ne pensa, ministro Urbani? Colpa di Siniscalco?
«Non è questo il punto. Si tratta di un andazzo che va avanti dal 1992. Ora siamo di fronte a un infortunio, mi auguro involontario. Do per scontato che venga rimediato. Siamo di fronte a un esproprio delle competenze di due ministeri»

Però c’è di mezzo un indirizzo parlamentare...
«Massima fiducia per il Parlamento. Ma non credo sia in grado di stabilire le necessarie priorità sulle spese culturali. Rischiamo di non realizzare il Museo della Shoah a Ferrara o il Museo dell’arte del XXI secolo a Roma, siamo l’unica nazione europea a non averlo. Invece arrivano finanziamenti a casacci. Il trionfo delle rendite di posizione.... Io protesto perché non condivido il metodo, non lo accetto. E’ sbagliato»

Cosa si aspetta ora da Siniscalco?
«Mi aspetto che capisca lo svarione e provveda urgentemente. Quegli interventi a pioggia sono incomprensibili proprio perché, nel quadro dei tagli, diventano un metodo sicuro per buttare i soldi. E’ la vittoria assoluta del caso. Altro che rigore. Proprio nel momento in cui si penalizza un settore di punta come i beni culturali. Si rischia di distruggere le basi di uno sviluppo sicuro: la promozione dell’Italia, di tutta l’Italia, nel resto del mondo».

I tagli valgono per tutti, lei lo sa.
«Lo so. Ma dobbiamo smetterla con la logica della livella. Altrimenti si sabota l’intero progetto del presidente Berlusconi. Compito di noi ministri è supportarlo indicando sprechi ma suggerendo aree di sviluppo. Non è stata toccata la sanità. Invece tutti sanno che proprio lì, grazie agli anni del centro sinistra, si annidano le spese inutili: è la grande mucca da mungere. Hanno tagliato invece i fondi per i beni culturali. Io dico: è questo l’unico settore suscettibile di una grande crescita, capace di veicolare il marchio Italia e aprire nuovi mercati. Lo abbiamo fatto in Russia, con i mille scambi. In Cina, con i restauri alla Città Proibita e alla Grande Muraglia. Ora toccherà all’India, con la musica, il cinema e i restauri».

La Cina è diventata un tema ricorrente, sembra.
«Accidenti se è ricorrente. La mole di turismo culturale che può produrre non è un’opinione. E’ un fatto che si calcola nell’ordine delle decine di milioni di persone. E nel resto del mondo è lo stesso. Ma non possiamo poi offrire musei poco aperti, teatro dell’opera in dismissione e via dicendo».

Lei polemizza spesso con le scelte economiche di questo governo. Le sue polemiche con Tremonti erano ricorrenti.
«Sì, poi siamo andati avanti aspettando Godot, la ripresa, e abbiamo continuato con la livella. Ma Godot, si sa, non arriverà. A marzo dovremo rivedere in Europa il patto di stabilità e sviluppo, visto che lo sviluppo non c’è. I tagli generalizzati diventano una autentica forma di autolesionismo per il Paese. Possibile che non siamo in grado di esprimere un’idea concreta di lotta all’evasione, al sommerso?

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