Da Corriere della Sera del 06/12/2004

Ciampi a Pechino: «Qui dobbiamo seminare»

Il presidente visita la Città Proibita. Il nostro Paese parteciperà al restauro della Grande Muraglia

di Roberto Zuccolini

PECHINO - L'economia, il commercio, gli affari? Contano e come. Anzi sembrano la legge fondamentale in questa Cina, che pure al tempo stesso è comunista. «Ma guardate - avverte il Presidente - che anche l'incontro che avremo qui con gli italianisti sarà molto importante». Anzi, aggiunge, «bisogna fare venire più studenti cinesi in Italia, la nostra lingua deve essere più diffusa in questo grande Paese». Forse Carlo Azeglio Ciampi è rimasto particolarmente colpito dalle migliaia di giovani cinesi iscritti alle università francesi e tedesche e dagli appena 600 presenti invece nel nostro Paese: un divario che va colmato. Ma è, più in generale, una convinzione forte del Capo dello Stato, che mettendo da parte politica ed economia sceglie di dedicare la sua seconda giornata pechinese alla cultura: «È più solida di tante altre cose». Come dire: se non c'è un legame e una conoscenza reciproca tutto il resto diventa difficile.

A tarda sera spiega quindi perché ha passato il suo tempo a visitare mostre, ad assistere a concerti e a girare per la Città Proibita. Per il Presidente non sono iniziative sprecate, ma un tesoro accumulato. «Se si investe nella cultura il frutto è duraturo: occorre gettare i semi e raccogliere nel tempo». E ancora: «Il segreto per fare andare avanti i progetti che stanno a cuore all'Italia è lavorare insieme: ho fatto sempre così anche quando stavo alla Banca d'Italia». Accanto a lui, nella larga hall della residenza degli Ospiti c’è il ministro per i Beni Culturali Giuliano Urbani che gli dà ragione. Ha appena firmato importanti protocolli che impegnano l'Italia a restaurare tra l'altro anche la Grande Muraglia. E in prospettiva il nostro Paese dovrebbe occuparsi non solo della Sala del Trono che sta nel padiglione della Suprema Armonia, ma di tutta la Città Proibita. Non solo: racconta che per il «Museo delle sei civiltà» in allestimento a Pechino, l'Italia è stata chiamata a coordinare la sezione che riguarda Roma antica, l'Egitto e la Mesopotamia. Si propone, con una mostra, di ripercorrere la «connessione ideale» tra Venezia e Xian, la via della seta che oggi attraversa Paesi in guerra come l'Iraq. E Ciampi ne approfitta per sottolineare quanto sia importante l'«approfondimento culturale» per costruire la pace.

Certo, contenere del tutto i problemi economici non è possibile. Anche solo per una giornata. E così, tra una mostra e un concerto, riemergono con prepotenza. Ne parla il sottosegretario agli Esteri Margherita Boniver sostenendo che tra gli imprenditori italiani negli ultimi mesi si sono un po’ sopite le preoccupazioni per la concorrenza sleale. Insieme allo stesso Urbani che racconta come sulla contraffazione dei marchi si sta puntando sulle «camere di conciliazione». Ciampi spiega che a questo punto è la Cina ad avere il problema di «raffreddare un po’ la sua crescita» per poter governare meglio gli squilibri ancora esistenti tra ricchi, una minoranza, e poveri, la grande maggioranza.

Tutti argomenti, che insieme a tanti altri, verranno trattati oggi durante gli incontri più politici di questa visita ufficiale, quelli con il presidente Hu Jintao e con il primo ministro Wen Jiabao. Sono già arrivati per l'occasione il ministro degli Esteri Gianfranco Fini, il ministro dell'Ambiente Matteoli e quello delle Attività Produttive Marzano.

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