Da Corriere della Sera del 05/12/2004

Frattura su ruolo del presidente e riforma elettorale. Decisione rinviata. Gli uomini di Yanukovich cercano di riorganizzarsi

Kiev, gli arancioni litigano in Parlamento

Scontro tra Yushchenko e gli alleati. In piazza si sposano «i figli della rivoluzione». Polemica Usa-Russia

di Fabrizio Dragosei

KIEV - La Maidan, la grande piazza dove sono concentrati da 13 giorni i sostenitori di Yushchenko, vive di vita propria, mentre nei corridoi del potere il leader degli arancioni si impantana nei meandri della politica. Le bandiere sventolano e migliaia di voci accompagnano chi appare sul palco. Struggenti melodie tradizionali e ritmi rock. Slogan politici e canti di vittoria. Nella tendopoli che occupa la via centrale della capitale si festeggia (rigorosamente senza alcol), si sopporta il freddo assieme, ci si innamora.

In Parlamento la coalizione di Yushchenko ha visto apparire ieri le prime gravissime crepe dopo il successo di venerdì, quando la Corte suprema ha invalidato il ballottaggio truccato del 21 novembre e ha fissato un nuovo voto per il 26 dicembre. Ieri bisognava approvare le modifiche alla legge elettorale per impedire la possibilità di far votare gli elettori fuori dal proprio seggio, uno strumento utilizzato massicciamente dagli uomini del primo ministro Viktor Yanukovich. Ma la coalizione che sostiene Yushchenko si è frantumata e non ha votato le modifiche.

Tutto è stato rinviato di dieci giorni dando alla controparte una grossa occasione per riorganizzarsi. Adesso si attendono di nuovo i mediatori internazionali che però non arriveranno prima di lunedì. E la vicenda ucraina approfondisce il solco tra la Russia di Putin e l'Occidente. Il presidente russo aveva denunciato «una dittatura sugli affari del mondo avvolta in belle frasi pseudo democratiche». Da Washington è arrivata una risposta diplomatica: «Il mondo deve lavorare insieme in uno spirito di cooperazione, senza creare poli».

La Rada, il Parlamento ucraino, si è riunito mentre fuori migliaia di dimostranti facevano sentire la loro voce. I deputati di Yushchenko, quelli di Yulia Timoshenko e quelli del socialista Oleksandr Moroz sono entrati senza accordo preventivo. Yushchenko voleva solo far passare le riforme necessarie per le elezioni. I socialisti invece volevano approvare modifiche alla costituzione per ridimensionare subito i poteri del presidente e aumentare quelli del Parlamento. Queste modifiche sono ora appoggiate anche dai comunisti e dagli uomini dell'attuale presidente Kuchma e di Yanukovich. E' chiaro che con simile modifiche Yushchenko sarebbe un presidente dimezzato. Anziché discutere la vicenda in privato, l'opposizione ha inscenato un battibecco in aula, con grande, evidente soddisfazione degli altri.

Così Yushchenko e Timoshenko hanno fatto mancare i voti per le modifiche costituzionali e gli altri non hanno appoggiato le riforme elettorali. Un clamoroso autogol dell'opposizione. E' possibile che ora si tenti di ricucire lo strappo per anticipare una nuova seduta parlamentare.

Intanto il capo degli arancioni conta sempre sulla sua piazza che deve mantenere alta la pressione politica. E La Maidan risponde con entusiasmo. Il capo della tendopoli adesso celebra i primi «matrimoni di guerra» tra ragazzi che si sono conosciuti e innamorati in mezzo agli arancioni. Ghalya e Maksim hanno preso la decisione in tre giorni. Taras Loginov, il capo, li ha dichiarati ufficialmente «marito e moglie» e li ha fatti firmare su un foglio arancione. Poi, quando sarà tutto finito, andranno in municipio per regolarizzare il tutto. Anche per Ghalina e Taras il colpo di fulmine è recentissimo. Lui fa il dentista e lei l'infermiera.

Non si sono accontentati del rito sbrigativo della tendopoli. Sono andati in chiesa per il tradizionale matrimonio ortodosso.

Dall'altra parte del Paese, nel Donbass, non c'è niente da celebrare. Quelli che hanno votato Yanukovich in buona fede si sentono defraudati. «Yushchenko, quando era primo ministro, ci aveva ridotto alla fame» ha detto in tv una donna di Donetsk. Negli ultimi anni, invece, il governo ha continuato a mandare avanti tutte le miniere che operano in perdita. A Kharkov i delegati del Sud Est hanno chiesto al presidente di impugnare davanti alla Corte costituzionale la decisione di rifare il ballottaggio. E, se gli arancioni non si calmeranno, i cosacchi di Lugansk minacciano di passare a vie di fatto «con l'aiuto dei fratelli russi».

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