Da Corriere della Sera del 04/12/2004

Ucraina, la Corte ordina il nuovo ballottaggio

Kiev in festa. Yushchenko: «È la nostra vittoria». Si vota il 26 dicembre. Putin deluso, soddisfatti Usa e Ue

di Fabrizio Dragosei

KIEV - «Gloria all'Ucraina, questa è la vostra vittoria!» Viktor Yushchenko sale sul palco di fronte ai suoi arancioni e la piazza dell'Indipendenza esplode in un unico coro. «Yu-shche-nko! Yu-shche-nko!».

Era una parola che voleva dire solamente «piazza», ma ormai Maidan (con la maiuscola) è un archetipo per tutti gli ucraini. È «la» piazza dove è stata vinta la battaglia che sta spazzando via i retaggi della società postsovietica. La marea arancione ondeggia e si gonfia a vista d'occhio mentre tutti scendono verso la Maidan . Arrivano i ragazzi delle tende, quelli che da 12 giorni vivono accampati nella strada centrale di Kiev oramai irriconoscibile tra fuochi, cucine da campo e infermerie mobili.

La Corte Suprema ha deciso, il Paese deve nuovamente pronunciarsi tra Yushchenko e il premier Viktor Yanukovich. E lo deve fare il 26 dicembre. Ma il leader dell'opposizione ancora non si fida. Canta vittoria ma invita tutti a rimanere nelle strade. Non esclude un colpo di coda disperato del presidente Leonid Kuchma e del suo delfino. Se le strade fossero abbandonate, dicono i suoi, potrebbero anche bloccare tutto inventandosi una qualche incostituzionalità della decisione. E non è un caso, sottolineano, che il primo accenno all'incostituzionalità sia venuto da Mosca, dove ne ha parlato Vladimir Pekhtin, uno degli uomini di Putin.

La tenda dei ragazzi di Kharkov, una delle roccaforti del premier, è proprio al centro dell'accampamento. Dima e Aleksej si abbracciano, ma subito dopo si fanno seri. «La partita è ancora tutta da giocare perché adesso loro si faranno ancora più cattivi», dice Dima con convinzione. «Tenteranno di tutto laggiù da noi. Ma questa volta la gente non starà a guardare».

Questi dodici giorni hanno cambiato l'Ucraina. Chi aveva paura dei capi, chi non alzava la testa per non perdere il posto, adesso fa sentire la sua voce, non è disposto a subire angherie. I giornalisti della tv hanno fatto saltare tutti gli schemi. Ieri sera Yushchenko nella Maidan veniva trasmesso in diretta dal canale Inter, il più filorusso del Paese. Questa volta sarà impossibile organizzare i brogli del 21 novembre.

«Da questo momento il nostro Paese è uno Stato democratico - tuona Yushchenko dal palco mentre la figlioletta Viktoria gli si stringe addosso -. Gli ucraini non si lasciano trattare come pecore». La folla esplode contro il presidente, l'anima nera della corruzione di questi ultimi dieci anni e dei brogli di queste elezioni.

«Hanbà!, Hanbà!», gridano. «Via! Via!». La piazza è stata un evento senza precedenti. «Sono nate amicizie, abbiamo vissuto assieme questa esperienza», dice ancora il leader dell'opposizione. Poi, con un sorriso, guarda ai tanti giovani: «Sono sicuro che tra nove mesi avremo i figli della Maidan ». Gli arancioni intonano l'inno nazionale, un appello all'unità del Paese: «Siamo tutti figli della stirpe cosacca!».

La sentenza della Corte Suprema è inequivocabile. Il secondo turno delle elezioni è stato annullato perché viziato dai brogli denunciati dall'opposizione: doppi voti, nessun accesso ai mass media per Yushchenko, rappresentanti di lista esclusi dai seggi. I due sfidanti devono nuovamente confrontarsi.

Soddisfazione degli Stati Uniti, dell'Unione Europea e della maggior parte dei mediatori internazionali, che torneranno in Ucraina già oggi. Deluso il presidente russo che dall'India tuona: «Ci sono forze che vogliono arrivare a un mondo unipolare».

La battaglia politica non è ancora chiusa. Yushchenko vuole un governo di garanzia fino alle elezioni. Gli uomini di Yanukovich dicono che la Corte è andata oltre le sue prerogative. E studiano strategie da ultima spiaggia. La più probabile è che il premier si ritiri dal nuovo confronto dopo il 16 dicembre. A quel punto, secondo i suoi legali, Yushchenko correrebbe da solo, ma per essere eletto dovrebbe avere più del 50% dei suffragi. Un risultato che comunque gli arancioni sono convinti di poter raggiungere.

Ieri notte a Kiev la tensione era palpabile, dopo l'euforia della serata. Canale 5, la tv degli arancioni, ha denunciato un movimento di truppe: spetsnaz (truppe speciali) di Donetsk vicino al palazzo presidenziale. Poi il deputato Chervonenko ha calmato le acque in diretta: «Il comandante mi ha giurato sui suoi figli che è un avvicendamento già previsto. Danno il cambio a quelli di Kharkov».

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